Viaggiare è sempre un’esperienza unica, un modo di arricchire il nostro bagaglio culturale, di conoscere mondi, usanze, realtà diverse dalle nostre ma non per questo meno affascinanti. Il viaggio è confronto con popoli diversi, un incontro con usi e costumi. Un viaggio comincia ancor prima di salire sull’aereo, sulla macchina, sulla nave o su qualsiasi altro mezzo che ci porterà a destinazione: inizia appena a occhi chiusi la fantasia comincia ad andare, prima di noi, immaginando e sentendo il vento tra i capelli, il refrigerio di un gelato in un caldo pomeriggio afoso, la maestosità di monumenti e di costruzioni dell’uomo che non possono che lasciarci a bocca aperta. E diventa concreto prima di iniziare realmente a spostarsi per raggiungere l’agognata meta, grazie ad Internet, grazie a tutti gli strumenti a nostra disposizione, che ci permettono di curiosare, conoscere, scrutare e ascoltare tutto ancor prima di giungervi fisicamente. Così un viaggio diventa un’esperienza unica anche per persone con disabilità. Le nuove tecnologie, i nuovi strumenti di realtà aumentata, che durante una passeggiata riescono a darci informazioni aggiuntive, immagini ulteriori e percorsi alternativi, se per noi rivestono un valore aggiunto, per un ipovedente rappresentano la reale fruizione del viaggio. Un’innovazione di piccole cose che cambia l’esperienza viaggio, l’utilizzo delle tecnologie che applicato in modo diverso cambia la vita di milioni di persone, donne e uomini, giovani ed anziani, persone con disabilità. Innovazioni di uso comune come i servizi di mapping on-line sono diventate una guida per persone con disabilità. Con piccole modifiche il navigatore aiuta persone in carrozzina a cercare il percorso più accessibile o a segnalare barriere architettoniche e percorsi alternativi. In tale ambito con un ulteriore miglioramento di questo servizio, in stile Google Navigator, diventa possibile spostarsi da un luogo all’altro seguendo un percorso adattato alla propria disabilità. Tanti sono gli esempi a tal proposito, Mapped, che è stato testato in Inghilterra, Nadia testato a Roma, ancora Act! (Accessibility City Tag) testato a Nettuno. E in tale ambito tanti ancora possono essere i futuri sviluppi anche grazie all’interazione con l’utente, che in base alla sua esperienza reale può segnalare ulteriori barriere e punti accessibili. Segnalazione di negozi accessibili a carrozzine o facilmente raggiungibili da ipovedenti. Segnalazione dei percorsi in un museo, in una fiera. Rating concernente l’accessibilità del negozio o dei servizi di trasporto, ad esempio, della metropolitana. In pratica, si potrebbe creare una mappa delle barriere architettoniche su suolo pubblico, quasi a costo zero e costantemente aggiornata. Viaggiare e ascoltare la descrizione dei luoghi, muoversi e chiedere al nostro tablet cosa vogliamo fare scrivendo su una tastiera Fleksy che permette di scrivere in una tastiera qwerty virtuale, con la differenza che non è necessario conoscere l’esatta posizione delle lettere. Basta avvicinarsi, sarà poi Fleksy a indovinare le parole per noi. E ancora la domotica applicata nelle strutture alberghiere, dove predisporre un sistema unico che possa comprendere tutte le funzioni di comunicazione e di autonomia di cui la persona necessita. Tante nuove tecnologia, tanta iterazione e alla base il concetto che non bisogna pensare nuovo, ma solo diverso, capire le problematiche che chi ha una disabilità affronta quotidianamente e ancor più in viaggio, per renderlo un’esperienza multisensoriale, unica e indimenticabile per tutti.
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Perché si viaggia? Per conoscere nuove culture o vedere altri mondi? O forse per conoscere meglio noi stessi?