Da allora, tante cose sono state fatte, ma è importante che le politiche non dimentichino e operino in modo tale da rafforzare quei canoni che devono garantire giustizia e benessere per tutti. Ci sono oggi più di cento organizzazioni europee che supportano la disabilità anche se di contro ci sono ancora tanti parlamentari che non sanno niente di disabilità. Ma ci siamo mai chiesti qual è la linea di confine tra “normalità e disabilità”? Quando non viene insegnata l’apertura, l’incontro, il confronto naturale, la giusta relazione con il prossimo, l’accoglienza, l’accettazione
del proprio limite, quello del limite altrui, quando tutto questo non accade, ecco che si crea una linea di confine, di demarcazione che produce solo muri, barriere, isolamento. Sono stati fatti grandi progressi: scienza e tecnica sono arrivate a risultati una volta inimmaginabili. Per l’uomo moderno è tempo di responsabilità, di consapevolezza, troppe emergenze caratterizzano il nostro mondo, bisogna lavorare sulle capacità di ascoltare l’altro in profondità… bisogna rimboccarsi le maniche e fare… per tutti… Solo così, la linea di confine, credo puramente immaginaria, scomparirà del tutto. Come sintetizza Felice Tagliaferri:
Non esistono disabili e abili, tutti hanno le loro disabilità, tutti possono trovare le loro abilità.
IL TRATTATO DI AMSTERDAM
Il Trattato di Amsterdam, firmato il 2 ottobre 1997 come risultato dei lavori svolti dalla Conferenza intergovernativa (CIG), porta avanti le riforme introdotte dal Trattato sull’Unione Europea e rafforza ciascuno dei tre “pilastri” sui quali l’Unione poggia la propria azione. Esso ha quattro obiettivi che riguardano l’occupazione e i diritti dei cittadini come punto focale dell’Unione: l’eliminazione degli ultimi ostacoli alla libera circolazione e il rafforzamento della sicurezza; il ruolo della Ue sulla scena mondiale; il rafforzamento dell’architettura istituzionale dell’Unione. L’effetto più diretto del Trattato è di confermare le caratteristiche del processo di integrazione e di dimostrare la solidità del processo scelto dall’Unione europea. Caratteristiche salienti sono: il principio secondo il quale l’economia viene prima della politica; il principio della flessibilità; il principio della velocità variabile; il principio di integrazione tra attori nazionali e centrali, stabilendo un giusto equilibrio e ripartizione delle competenze e decisioni; il principio secondo il quale devono essere assicurati benefici per tutti, ovvero garantire che ciascun Paese avesse interesse a promuovere l’integrazione. (Raffaele Cimmino)