Non vi è dubbio che il legame tra nostalgia e scuola è forte e investe tante connotazioni di questo sentimento dai tratti ambivalenti: doloroso rimpianto ma anche dolce, tenera memoria. Dal ricordo delle nottate di studio, delle malefatte combinate alle spalle dei docenti e dei collaboratori scolastici, alla memoria del valore dei docenti e dei loro insegnamenti, alla rievocazione sensoriale di spazi e oggetti, al rammarico per la scuola che fu, tante le declinazioni della nostalgia che aleggia nelle aule e nei corridoi scolastici. La prima importante declinazione della nostalgia, a scuola, è sicuramente rappresentata dalle materie di studio, nella fattispecie quelle letterarie e artistiche: l’opera dei grandi che approfondiamo e sulla quale costruiamo le nostre competenze spesso trova materia fertile proprio nella nostalgia, un sentimento che incarna i grandi valori trattati nella letteratura italiana e straniera e nella poesia e che restituisce spessore ad opere e personaggi: lo scorrere del tempo e l’importanza del passato, la memoria, l’identità.
Nell’Odissea, il tema centrale del viaggio di Ulisse è il profondo desiderio di tornare a casa nonostante il continuo bisogno di esplorare e l’ardente voglia di avventura. Nei Promessi sposi di Alessandro Manzoni, toccante è la pagina dell’Addio ai monti, nel quale Lucia rivolge lo sguardo verso la città natia ed esprime la malinconia per un paesaggio che teme di non rivedere più, mentre Leopardi in A Silvia porta alla memoria gli anni in cui la giovinezza animava sogni e speranze, attese che poi si sono rivelate illusorie. Anche nello studio delle opere d’arte, la nostalgia affiora di frequente: nei gruppi marmorei di Antonio Canova, l’eredità della cultura classica e il desiderio di raggiungere la bellezza assoluta lo portano a rievocare il ricco patrimonio dell’arte antica, che tuttavia l’artista rinnova e attualizza attraverso una maggiore espressività dei personaggi. Per Magritte, Memoria è un ricordo doloroso reso concreto da una testa di statua femminile sanguinante; la Nostalgia dell’ambiente domestico, momentaneamente negato, è invece rappresentata da un uomo vestito in nero e con ali ripiegate, che guarda, di spalle, il paesaggio lungo il fiume da un ponte; in tante altre opere emerge, inoltre, la nostalgia per la sua infanzia e il suo paese natale attraverso uno dei simboli che costellano la sua opera: Il campanello.

La nostalgia sottende anche la memoria del tempo in cui vivevamo la scuola prima da alunni e poi da studenti: il ricordo della maestra, severa ma buona, il profumo di borotalco che emanava quando si chinava sul banco per aiutarci, l’odore dei pastelli a cera con i quali veniva decorato il quaderno delle poesie dove scrivevamo, sotto dettatura, i versi da imparare a memoria di Gozzano, Rodari, Pascoli, Leopardi e di altri poeti; il sapore della merenda conservata in cartella: pane, burro e zucchero o biscotti con la marmellata. E ancora: il grembiule nero della scuola media unica e obbligatoria degli anni ’60, appena istituita, la vita in una classe tutta femminile, con la professoressa di lettere, intransigente, che ci faceva leggere Hemingway e Steinbeck. Il primo giorno di liceo classico (quest’anno, con i miei compagni di classe festeggiamo il cinquantesimo anniversario), i pomeriggi di studio sui testi di latino e greco, la scoperta delle rappresentanze democratiche, le assemblee, le visite guidate. Nondimeno, la nostalgia è uno stato emozionale molto complesso che riflette la mancanza di luoghi, persone, situazioni, consente di rivivere sentimenti e suggestioni, ma può rappresentare anche una modalità insidiosa di sottrarsi al presente e all’impegno che questo richiede per governare le situazioni. La scuola di una volta, la scuola conservatrice, nella quale si studia come ai “vecchi tempi” è una illusione che non trova riscontro in quella che è la missione che questa persegue. La scuola rappresenta, infatti, un’istituzione deputata all’educazione e all’istruzione dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze; costituisce, inoltre, il primo luogo della socializzazione, dopo la famiglia, con particolare attenzione alle relazioni sociali e al rapporto tra pari. La scuola è il luogo nel quale possiamo imparare a essere autonomi e responsabili, a rispettare gli altri, ad accogliere le diversità e a confrontarci con i pari e con gli adulti, a esercitare il pensiero critico, a riconoscere le proprie attitudini e vocazioni e a sostenere il desiderio di imparare e conoscere con un metodo di studio adeguato. Principale finalità è fornire a tutti strumenti e capacità utili ad affrontare il futuro di ciascuno, sia esso accademico o professionale, attraverso un’organizzazione educativa e didattica che metta l’alunno al centro del processo di apprendimento e gli consenta di sviluppare competenze di base e competenze trasversali, le cosiddette “soft skills”.In estrema sintesi, la scuola è l’istituzione che ha il compito e la responsabilità di formare i cittadini e i professionisti di domani, capaci di agire efficacemente nel proprio tempo e nel contesto della società attuale. Rimpiangere forme e modalità educative e didattiche corrispondenti a tempi non più attuali significa rendere inefficace l’azione educativa e formativa della scuola, tradendo il fondamentale ruolo istituzionale che questa svolge per il rilancio sociale ed economico del nostro paese.