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Orpello grafico (dettaglio di copertina)

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Ricordi di una scuola che fu

19 Gennaio 2026
La nostalgia può essere definita come un profondo e struggente desiderio di tornare a vivere situazioni ed epoche ormai passate, a incontrare nuovamente persone che sono lontane o non ci sono più, a rivedere paesaggi e luoghi ormai cancellati dai cambiamenti che investono il territorio.
Orpello grafico (dettaglio di copertina)

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Ricordi di una scuola che fu

19 Gennaio 2026
La nostalgia può essere definita come un profondo e struggente desiderio di tornare a vivere situazioni ed epoche ormai passate, a incontrare nuovamente persone che sono lontane o non ci sono più, a rivedere paesaggi e luoghi ormai cancellati dai cambiamenti che investono il territorio.

Non vi è dubbio che il legame tra nostalgia e scuola è forte e investe tante connotazioni di questo sentimento dai tratti ambivalenti: doloroso rimpianto ma anche dolce, tenera memoria. Dal ricordo delle nottate di studio, delle malefatte combinate alle spalle dei docenti e dei collaboratori scolastici, alla memoria del valore dei docenti e dei loro insegnamenti, alla rievocazione sensoriale di spazi e oggetti, al rammarico per la scuola che fu, tante le declinazioni della nostalgia che aleggia nelle aule e nei corridoi scolastici. La prima importante declinazione della nostalgia, a scuola, è sicuramente rappresentata dalle materie di studio, nella fattispecie quelle letterarie e artistiche: l’opera dei grandi che approfondiamo e sulla quale costruiamo le nostre competenze spesso trova materia fertile proprio nella nostalgia, un sentimento che incarna i grandi valori trattati nella letteratura italiana e straniera e nella poesia e che restituisce spessore ad opere e personaggi: lo scorrere del tempo e l’importanza del passato, la memoria, l’identità.

Nell’Odissea, il tema centrale del viaggio di Ulisse è il profondo desiderio di tornare a casa nonostante il continuo bisogno di esplorare e l’ardente voglia di avventura. Nei Promessi sposi di Alessandro Manzoni, toccante è la pagina dell’Addio ai monti, nel quale Lucia rivolge lo sguardo verso la città natia ed esprime la malinconia per un paesaggio che teme di non rivedere più, mentre Leopardi in A Silvia porta alla memoria gli anni in cui la giovinezza animava sogni e speranze, attese che poi si sono rivelate illusorie. Anche nello studio delle opere d’arte, la nostalgia affiora di frequente: nei gruppi marmorei di Antonio Canova, l’eredità della cultura classica e il desiderio di raggiungere la bellezza assoluta lo portano a rievocare il ricco patrimonio dell’arte antica, che tuttavia l’artista rinnova e attualizza attraverso una maggiore espressività dei personaggi. Per Magritte, Memoria è un ricordo doloroso reso concreto da una testa di statua femminile sanguinante; la Nostalgia dell’ambiente domestico, momentaneamente negato, è invece rappresentata da un uomo vestito in nero e con ali ripiegate, che guarda, di spalle, il paesaggio lungo il fiume da un ponte; in tante altre opere emerge, inoltre, la nostalgia per la sua infanzia e il suo paese natale attraverso uno dei simboli che costellano la sua opera: Il campanello.

Una testa marmorea di donna, come una statua, presenta una ferita da cui esce del sangue, rappresentando un ricordo traumatico riaperto, qualcosa che sembrava sepolto ma torna prepotente. Sullo sfondo cielo azzurro con nuvole.
La Memoria di Magritte, 1948

La nostalgia sottende anche la memoria del tempo in cui vivevamo la scuola prima da alunni e poi da studenti: il ricordo della maestra, severa ma buona, il profumo di borotalco che emanava quando si chinava sul banco per aiutarci, l’odore dei pastelli a cera con i quali veniva decorato il quaderno delle poesie dove scrivevamo, sotto dettatura, i versi da imparare a memoria di Gozzano, Rodari, Pascoli, Leopardi e di altri poeti; il sapore della merenda conservata in cartella: pane, burro e zucchero o biscotti con la marmellata. E ancora: il grembiule nero della scuola media unica e obbligatoria degli anni ’60, appena istituita, la vita in una classe tutta femminile, con la professoressa di lettere, intransigente, che ci faceva leggere Hemingway e Steinbeck. Il primo giorno di liceo classico (quest’anno, con i miei compagni di classe festeggiamo il cinquantesimo anniversario), i pomeriggi di studio sui testi di latino e greco, la scoperta delle rappresentanze democratiche, le assemblee, le visite guidate. Nondimeno, la nostalgia è uno stato emozionale molto complesso che riflette la mancanza di luoghi, persone, situazioni, consente di rivivere sentimenti e suggestioni, ma può rappresentare anche una modalità insidiosa di sottrarsi al presente e all’impegno che questo richiede per governare le situazioni. La scuola di una volta, la scuola conservatrice, nella quale si studia come ai “vecchi tempi” è una illusione che non trova riscontro in quella che è la missione che questa persegue. La scuola rappresenta, infatti, un’istituzione deputata all’educazione e all’istruzione dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze; costituisce, inoltre, il primo luogo della socializzazione, dopo la famiglia, con particolare attenzione alle relazioni sociali e al rapporto tra pari. La scuola è il luogo nel quale possiamo imparare a essere autonomi e responsabili, a rispettare gli altri, ad accogliere le diversità e a confrontarci con i pari e con gli adulti, a esercitare il pensiero critico, a riconoscere le proprie attitudini e vocazioni e a sostenere il desiderio di imparare e conoscere con un metodo di studio adeguato. Principale finalità è fornire a tutti strumenti e capacità utili ad affrontare il futuro di ciascuno, sia esso accademico o professionale, attraverso un’organizzazione educativa e didattica che metta l’alunno al centro del processo di apprendimento e gli consenta di sviluppare competenze di base e competenze trasversali, le cosiddette “soft skills”.In estrema sintesi, la scuola è l’istituzione che ha il compito e la responsabilità di formare i cittadini e i professionisti di domani, capaci di agire efficacemente nel proprio tempo e nel contesto della società attuale. Rimpiangere forme e modalità educative e didattiche corrispondenti a tempi non più attuali significa rendere inefficace l’azione educativa e formativa della scuola, tradendo il fondamentale ruolo istituzionale che questa svolge per il rilancio sociale ed economico del nostro paese.

per citare questo articolo

Maria Grazia Silverii:

Ricordi di una scuola che fu,

n. 36 - Nostalgia,

gennaio-aprile 2026

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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