Oggi viviamo in un’epoca di continue metamorfosi. Così pensata e scritta, la qualcosa sembrerebbe positiva: si cambia per migliorare, accrescere le proprie esperienze, allargare la mente, mirando a orizzonti più sofisticati, per superare i contesti socioculturali nei quali viviamo. Non è sempre così. Molte volte si seguono mode, solo perché i più lo fanno e perché bisogna essere uguali, uniformandosi il più possibile spersonalizzandosi e perdendo il proprio carattere, la personale identità. Poi in particolare, quando le nostre cose non vanno bene, i nostri progetti vacillano e fanno cilecca, siamo pronti immediatamente ad additare colpe dei nostri insuccessi ad altri, il nostro umore diventa negativo e pessimo, ci chiudiamo in noi stessi, diventiamo egoisti, condizionando così la relazione con il prossimo. La cosa assume aspetti tragici quando, volendo essere a tutti i costi supereroi, per superare la fragilità, si svende la propria vita, fino ad assumere, a tutte le età, sostanze stupefacenti, che si rivelano illusorie e molto nocive alla salute. Nella ricerca confusa di un cambiamento, può accadere che ci si senta diversi e non si accettano naturali imperfezioni diventando schiavi e allo stesso tempo vittime della propria fisicità; queste sono per me le metamorfosi che, cercate spasmodicamente, danneggiano a discapito di una bellezza vera che rimane tale, anche se magari offuscata dalla nebbia del tempo che passa. Nel momento storico in cui ci troviamo a patire una sofferenza globale, fatta di prevaricazioni, violenze, guerre, avverto e sento più che mai l’esigenza di una metamorfosi e un mutamento profondo di tutti. C’è sempre la possibilità di trovare motivi di speranza per colmare quella mancanza di senso che opprime la contemporaneità.
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Nella mitologia classica, la metamorfosi è il linguaggio degli dei.