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In copertina, illustrazione di Bruna Pallante: omaggio a Martin Luther King. Dettaglio

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Polvere di stelle

10 Aprile 2020
Se misuriamo la nostra vita con il metro dei millenni e alzando gli occhi al cielo immaginiamo la distanza che ci separa dalle stelle, riusciamo meglio a percepire come il battito d’ali di una vita è solo un attimo di luce nel buio dell’eternità.
In copertina, illustrazione di Bruna Pallante: omaggio a Martin Luther King. Dettaglio

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Polvere di stelle

10 Aprile 2020
Se misuriamo la nostra vita con il metro dei millenni e alzando gli occhi al cielo immaginiamo la distanza che ci separa dalle stelle, riusciamo meglio a percepire come il battito d’ali di una vita è solo un attimo di luce nel buio dell’eternità.

Poco più o poco meno dello spazio di un sogno, tanto breve quanto effimero. E quindi è proprio vero che siamo tutti della stessa materia di cui sono fatti i sogni. Estraiamo il passato dal buio dell’oblio attraverso i ricordi, lo abitiamo spesso nei nostri sogni o nei nostri incubi e scrutiamo il futuro, che non abiteremo, materializzandolo nel nostro immaginario che spesso si manifesta nei nostri sogni sotto forma di visioni. Quando il sogno si manifesta nella forma delle aspettative collettive per il cambiamento futuro, assume forme messianiche o millenarie e le sembianze del mito. Nell’antichità il sogno era il linguaggio attraverso il quale gli dei o i demoni o gli eroi del mito comunicavano con gli uomini. Era il modo in cui il soprannaturale si presentava agli occhi dei mortali. Poi il soprannaturale ha perso di prossimità, si è spogliato del sacro ed è diventato presente ordinario. Il bagno di realtà ha oscurato il sogno e ha eliminato lo stupore infantile. Siamo diventati tutti giovani adulti, a qualsiasi età. L’interpretazione oggettiva dei sogni, tipiche delle società arcaiche ha progressivamente lasciato spazio all’interpretazione soggettiva del sogno, tipica della società contemporanea. Oggi ognuno sogna da solo proiettando nel presente, e solo nel presente, la sua vanità e i suoi desideri, il passato è sempre meno abitato e il futuro sempre meno immaginato. I sogni si sono impoveriti, hanno perso le grandi aspirazioni di un tempo, hanno smarrito la porta verso l’immaginario collettivo. Ciononostante, chi più chi meno, abbiamo tutti ospitato nei nostri sogni una qualche sembianza di sogno collettivo. Abbiamo sognato e immaginato mondi migliori, abbiamo camminato e lottato per cause che abbiamo ritenute giuste, mossi da visioni condivise. Ancora oggi in tante parti del mondo ci sono persone che rischiano o sacrificano la loro vita in nome di un sogno più grande. Tanti ancora, di fronte alla sconfitta dei propri sogni collettivi, si sono rifugiati nei cosiddetti “paradisi immaginari” o nelle filosofie orientali o nei propri microcosmi immaginari. Tantissimi hanno visto i propri sogni collettivi trasformarsi in incubi dai quali sono stati travolti. Forse ha ragione il buon Bertold Brecht quando dice: «…A noi stirpe svagata, furono sede case immaginate indistruttibili, (così costruimmo i lunghi edifici dell’isola di Manhattan e le antenne sottili che animano l’Atlantico), di queste città resterà solo chi le traversa ora, il vento!». Di sicuro viviamo tempi di sogni piccoli che si materializzano e spariscono in uno smartphone. I mondi immaginari e le isole del sogno sono state occupate dai mondi digitali. Ci siamo tutti rifugiati nei nostri microcosmi e ci si sono ristretti i sogni. Basterà per resistere all’oblio? Forse sì, forse no, forse ritorneremo a sognare alla grande, in tanti e a confrontarci con le stelle. Chissà. Anch’io ho avuto grandi sogni, poi con l’età e le delusioni ho sognato di meno. Ma continuo a sognare e ad abitare mondi. Faccio anche tanti sogni piccoli, ordinari, quotidiani, operai, so che li faccio ma ricordo poco. A volte faccio sogni faticosi dei quali non ricordo quasi niente ma che mi lasciano spossato quando apro gli occhi. Presumo siano incubi. Forse originati da una delle tante questioni di giornata che non è scivolata via con la luce del giorno e che viceversa si è dilatata fino a occupare il sogno e a trasformarlo in un incubo. In genere sono incidenti relazionali: strascichi di liti, incomprensioni, ingratitudini, slealtà, cattiverie gratuite. Gestire le relazioni è sempre una cosa molto difficile. Mia moglie mi riferisce di strani farfugliamenti nel sonno che in qualche caso diventano urla. Dalle sensazioni che avverto nel risveglio, in alcuni casi sono grida di rabbia in altri di paura. Di tanto in tanto faccio anche sogni erotici, quasi sempre monogami. Quasi sempre, non sempre. Ma nei casi in cui non sogno mia moglie raramente ricordo l’altra. Sono un sognatore educato, poco trasgressivo. Di tanto in tanto sogno persone che non ci sono più con le quali mi rivedo in contesti reali svaniti nel nulla. Ma non sono meri ricordi. Piuttosto impasti proteiformi di reale e immaginario. Nel sogno si parlano strane lingue, le parole diventano immagini e le immagini a volte trascolorano e si deformano. Cerco spesso di scappare senza riuscirci, di parlare senza parole, di urlare senza rumore. Altre volte vedo cose che nella realtà non vedo pur avendole sotto gli occhi. Non ricordo sogni omicidi né sogni premonitori. Non ho mai interpretato i sogni con l’intento di tradurli in numeri utili per una giocata. Non mi è mai capitato nei miei dialoghi onirici con l’aldilà di ottenere indicazioni da giocare al lotto. Il varco attraverso cui dal reale si scivola nel sogno può essere  prodotto da una infinità di cose: una parola in disuso, un odore o un sapore, una musica o una canzone, un rumore, un timore, un luogo rivisto per caso, magari una piazza, una strada, una casa o un portone, o nulla di tutto questo. Qualche volta utilizzo frammenti di sogni per rendere più comprensibile un ragionamento o un’esternazione. A volte il tentativo risulta efficace e a volte no. Non sempre è facile raccontare la sensazione che ti lascia un sogno. In ogni caso il racconto è comunque una interpretazione. E le interpretazioni risentono fortemente della cultura di colui o di coloro che le effettuano. I sogni sono sicuramente un veicolo o un ponte tra il mondo visibile e quello invisibile, perché interiore. Ma il mondo interiore non è meno reale di quello reale. Non a caso il sogno ha rappresentato da sempre uno straordinario veicolo per la produzione artistica, un veicolo per l’altrove, per il mondo sconfinato in cui è immerso il nostro io interiore, in cui si originano le motivazione che ci fanno muovere le gambe, l’invisibile agli altri che apre all’imprevedibile e orienta tante scelte apparentemente irrazionali o incomprensibili, se giudicate con la categoria della razionalità. Nessuna esperienza umana è così spontaneamente trasformativa come il sogno. Il sogno è lo strumento per proiettare l’io oltre le costrizioni sociali, nell’immaginario puro e anche una manifestazione del disagio esistente nello spazio sociale. I contenuti onirici spesso orientano, dirigono, suggeriscono le scelte operative della persona. Il sogno non abita l’aldilà ma solo l’altrove. L’aldilà è un trasloco definitivo, il sogno è un viaggio “bagaglio a mano”, si va e si ritorna, costantemente. Nel viaggio dal sogno alla veglia e viceversa portiamo lacerti di significati o intuizioni, enigmi o sensazioni, colloqui inverosimili e visite a universi desiderati e provvisori. Mia nonna di ritorno dal cimitero, dialogava in sogno con i defunti ai quali tentava di estorcere un terno secco purtroppo mai ottenuto. Ma lei ci ha creduto fino alla fine anche se a tutt’oggi, in tutti i nostri furtivi incontri onirici, nulla ha regalato anche a me. Passando la linea dell’aldilà forse si diventa poco generosi o forse si scopre il senso delle cose e lo si vorrebbe comunicare agli altri senza riuscirci. Chissà. Alle nostre latitudini purtroppo l’aspettativa è rimasta intatta, anzi si è dilatata a dismisura, se è vero che in tutto l’anno scorso gli italiani hanno consumato circa 107 miliardi di euro in gioco d’azzardo (l’equivalente della spesa sanitaria), conquistando il primo posto tra i paesi UE per giocate effettuate con una spesa media per giocatore pari a circa 1/3 dello stipendio medio (Fonte: Monopoli di Stato). Siamo diventati un popolo di individui che non sognano più cambiamenti collettivi ma pensano di risolvere i problemi collettivi con soluzioni individuali. Sognano da soli e fanno piccoli sogni: una vincita al Superenalotto o anche solo un ambo secco o forse un terno al Bingo o mille euro al Gratta e Vinci, magari solo quanto basta per una crociera per due, tutti intruppati in mezzo al mare, tutti soli ma insieme. Tutti alla rincorsa della disuguaglianza perché se non si è disuguali non c’è soddisfazione. Poi dopo la crociera tutti di nuovo a tentare la giocata. Magari si continua a sognare, ma sempre più lontani dalle stelle.

per citare questo articolo

Porfidio Monda:

Polvere di stelle,

n. 19 - Il sogno,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Ho più volte provato a scrivere e riscrivere questo editoriale per il numero sul sogno e ogni volta ho ricominciato daccapo: quando abbiamo progettato questo numero di Orione eravamo ben lontani dalla pandemia da Covid-19 e la vita scorreva — anzi correva — come al solito.