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Parlare di formazione nella scuola oggi ha ancora senso?

6 Maggio 2019
La formazione docente è sempre stato un tema molto discusso, ricorrente in ogni riforma scolastica che si è succeduta con i vari governi ed una costante presente in tutte le agende politiche italiane e non solo.

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Parlare di formazione nella scuola oggi ha ancora senso?

6 Maggio 2019
La formazione docente è sempre stato un tema molto discusso, ricorrente in ogni riforma scolastica che si è succeduta con i vari governi ed una costante presente in tutte le agende politiche italiane e non solo.

Inserita in un quadro legislativo ampio ed articolato, parlarne in poche righe non è cosa semplice poiché essa si inserisce in uno scenario molto complesso e ricco per la pluralità dei soggetti coinvolti, pubblici e privati e per le possibilità di scelta/orientamento date alle scuole e ai singoli docenti. Fin dal 1957, il D.P.R. n.3 – lo Statuto degli Impiegati, prevedeva già il diritto per il lavoratore “all’aggiornamento e al perfezionamento”. Uno strumento utile, capace di favorire e promuovere i processi di innovazione per il personale delle pubbliche amministrazioni. Successivamente negli anni si è delineata una nuova tipologia di aggiornamento: dal tipo centralizzato, con l’indicazione da parte dell’amministrazione centrale degli obiettivi prioritari, si è passati a un diritto/dovere con la predisposizione di un piano, deliberato dalle singole scuole, di attività di aggiornamento e di scelte tematiche rispondenti a motivati bisogni formativi specifici del proprio contesto. L’insegnante diventa protagonista di un significativo processo innovativo, nel rispetto dell’autonomia; mentre le scuole sono considerate “laboratori di sviluppo professionale” (direttiva n.210 del 3/9/99), “comunità di apprendimento” con una ben precisa dimensione della professionalità e il diretto riconoscimento dei percorsi di crescita culturale e professionale dei singoli docenti. Formarsi non significa solo aggiungere nuove informazioni alle proprie competenze, ma analizzare, confrontarsi, mettere in discussione e collaborare con colleghi per imparare, per conoscere e per applicare nuove metodologie. Ma qualcosa sta di nuovo cambiando.Il recente Decreto Legge n. 104 del 12/09/13 (art. 16), con un finanziamento di circa 10 milioni di euro, segna una ulteriore svolta alle attività di formazione degli insegnanti; un ritorno all’obbligatorietà dell’aggiornamento con particolare priorità di intervento alle aree a forte rischio, ai territori con livelli apprendimento sotto la media nazionale, ai processi di digitalizzazione, di innovazione tecnologica e ai percorsi di alternanza scuola-lavoro. Perché questo improvviso ritorno all’obbligo, perché questa necessità, perché modificare un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro con una legge? E’ inutile nasconderlo, il punto cruciale sta nella convinzione che il personale docente partecipa ai processi di cambiamento, quelli reali. I ragazzi cambiano, la nostra società cambia ed è sempre più complessa, le aspettative nei confronti della scuola cambiano. I saperi, l’evoluzione, la ricerca si evolvono. Bisogna stare al passo coi tempi, affinare la propria professionalità con una formazione continua, un lifelong learning. Il Rapporto Mondiale sulla Disabilità (OMS, 2011) ha sottolineato che “una adeguata formazione dei docenti è cruciale se si vuol renderli sicuri e competenti ad insegnare” e che “bisogna puntare su comportamenti e valori e non solo su conoscenze e competenze accademiche”. Non basta spiegare ed interrogare. Occorre attivare funzioni di sostegno personalizzato, di orientamento, di tutoring, per dare a tutti il piacere della ricerca, dell’innovazione, del conoscere, della voglia di imparare. Osservare, conoscere, capire, stimolare, motivare tutti gli alunni. Anche quelli con i Bisogni Educativi Speciali. Per questo c’è bisogno di un impegno in prima persona per costruire un percorso professionale in evoluzione, non si può solo pensare di adeguarsi o magari prepararsi la lezione. Occorre pensare ad una nuova figura professionale, una guida, un tutor ideale o anche un team di docenti/colleghi con cui condividere il sapere, le conoscenze e le proprie esperienze professionali per dar vita ad una community di best practices che però tenga presente di obiettivi ben definiti, come ad esempio:
• aiutare ad affrontare lo svantaggio educativo sulla scia dell’ET 2020 Obiettivo 3: “Promuovere l’equità, la coesione sociale e la cittadinanza attiva”;
• contribuire ad affrontare le questioni della povertà.Le Conclusioni del Consiglio europeo sono proprio in questo senso: combattere la povertà e l’esclusione sociale;
• combattere l’abbandono scolastico: una problematica che vede necessarie l’applicazione di misure che consentano una maggiore cooperazione con le famiglie e le comunità locali;
• uno stretto coordinamento tra l’istruzione e la formazione e gli altri attori presenti sui territori, una formazione prescolastica dell’infanzia, dei curricoli, un sostegno individuale anche per gli alunni/gruppi più svantaggiati;
• pensare di migliorare l’istruzione e le competenze chiave con raggiungimento degli obiettivi di crescita intelligente, sostenibile e solidale dotando i futuri cittadini delle abilità e delle competenze necessarie alla società per promuovere coesione sociale e inclusione;
• abbattere tutte le barriere vissute dagli studenti in particolare quelli con disabilità per offrire maggiore spinta al cambiamento e all’innovazione. Con questa visione chiara degli obiettivi la community diventa contesto culturale operativo, luogo per imparare ad apprendere, in cui impegnarsi in didattiche basate sulla ricerca/azione, sull’integrazione, sull’inclusione, sull’innovazione; per sperimentare e costruire un curricolo adatto ad ogni esigenza, ad ogni stile di apprendimento, ad ogni diversa esigenza scolastica ed educativa, alla realizzazione di sistemi scolastici più inclusivi. Se si vuole preparare adeguatamente i docenti a questo tipo di comunità per soddisfare le diverse esigenze degli studenti in aula non si può pensare esclusivamente ai finanziamenti e alla formazione obbligatoria. Le principali preoccupazioni restano e sono sempre più evidenziate anche dalla politica europea che indica chiaramente alcune necessità e priorità. In primis sviluppare processi di selezione e reclutamento più efficaci: andrebbero esplorati i metodi e i criteri per migliorare il reclutamento dei candidati alla professione docente; migliorare le . competenze didattiche con l’inserimento nei programmi di formazione iniziale circa i temi dell’inclusione e della diversità; valutare la diversità dei discenti come una risorsa e un bene per l’istruzione; sostenere tutti i discenti. Questo significa che andrebbe pensata una riforma più ampia, sistemica, per sostenere il cambiamento Questo richiede impegno, forte leadership da parte dei responsabili politici e delle parti interessate in materia di istruzione. Alla luce di queste riflessioni possiamo concludere che è vero che molti progressi sono stati fatti anche sul piano dell’integrazione/inclusione scolastica. Tuttavia, restano aperte una serie di problematiche e questioni politiche fondamentali che richiedono ancora tanto lavoro e tanta disponibilità da parte dei responsabili politici. Ci auguriamo che ciò avvenga presto. Però possiamo sicuramente affermare che i benefici di una adeguata ed efficace formazione sono ben evidenti; si possono sicuramente avere ottimi risultati con un uso più mirato sia delle risorse umane disponibili che finanziarie destinate alle scuole, come dalla crescita del sistema di istruzione e formazione e dalla giustizia sociale alla corretta inclusione e alla coesione della stessa Comunità Europea. La realizzazione quindi di un innovativo ed inclusivo sistema scolastico non può prescindere dal fatto che i docenti debbano essere in possesso delle giuste competenze necessarie a soddisfare le diverse esigenze di tutti gli alunni e di una società sempre più esigente. E’ pur vero che per attuare tutti gli obiettivi appena citati ci occorrono tempi lunghi, ma realizzarli ci permetteranno di guardare lontano ad un futuro sicuramente migliore, di offrire un speranza ai nostri figli. Ci auguriamo che il lavoro politico italiano ed europeo sia sempre sensibile e attento a tale problematica e che possa fornire non solo idee ma anche ispirazione e programmi concreti non solo per la costruzione di un percorso di istruzione e formazione di qualità per tutti con docenti veri e propri professionisti alla “guida” ma anche per un Europa sempre più unita e pronta a rispondere in maniera concreta alle tante esigenze di suoi diversi popoli. E’ per tutte queste motivazioni che ha ancora senso parlare di formazione docente oggi.

per citare questo articolo

Cinzia Lucia Guida:

Parlare di formazione nella scuola oggi ha ancora senso?,

n. 2 - Formazione,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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