Il dialogo precoce che la mamma in attesa stabilisce con il proprio figlio/a, consente di immaginarlo corrispondente ai propri desideri e soddisfacente nel suo modo di relazionarsi. L’evento della nascita mette a confronto il bambino immaginato con il bambino reale, fa sperimentare il piacere di una nuova intensa relazione affettiva e le fatiche che caratterizzano l’accudimento di un neonato, avviando un processo fisiologico di adattamento tra il bambino ideale e quello reale. Questo é, in linea sintetica e teorica, il percorso che i genitori devono affrontare per raggiungere una sintonia di relazione con il proprio figlio/a in cui, l’avvio della conoscenza reciproca, assume un valore fondamentale : si affina la capacità di riconoscere i bisogni del bambino individuando nel pianto sottili differenze, si stabiliscono ritmi di sonno e veglia e di alimentazione che costituiscono l’archetipo della comunicazione . La nascita di un bambino con problemi rende questo processo più faticoso, l’inizio della relazione é spesso condizionato da urgenze diagnostiche o terapeutiche che canalizzano tutte le energie e attivano paure per il futuro, che appare incerto e poco immaginabile : come sarà, cosa potrà fare, troverà una sua strada nel sociale? I segnali che il bambino/a da, sono spesso interpretati in modo non libero ma sempre mediato dalle sue difficoltà: il genitore si relaziona con un bambino su cui proietta le proprie sofferenze, in cui ricerca i segnali della sua diversità, perdendo il contatto con la sua specifica identità. Spesso anche il rapporto di coppia si affatica e le differenze con cui viene affrontato il problema, rischiano di creare un muro di incomunicabilità: i papà, in linea di massima, mettono in atto modalità razionali, si attivano sul piano sanitario e tendono a minimizzare o negare le difficoltà, posticipando il processo di elaborazione, le mamme tendono a stabilire con il bambino una relazione simbiotica che si protrae oltre il tempo fisiologico e che non consente richieste di aiuto o deleghe sugli accudimenti: “solo io posso capire i suoi bisogni e prevenire i rischi”. Queste considerazioni rendono evidente l’importanza che assume il sostengo e l’accompagnamento dei genitori da parte di persone preparate, che facilitino il superamento delle difficoltà iniziali. La fase della rabbia e della tristezza, che caratterizza inizialmente il processo di elaborazione, viene man mano sostituita dalla consapevolezza e dall’accettazione del limite: passaggio necessario per mettere a fuoco le potenzialità di un rapporto affettivo e di un percorso evolutivo che può essere carico di piaceri e soddisfazioni, evitando la caduta depressiva dei genitori e del bambino.Nello specifico dei problemi visivi, le difficoltà sono attribuibili all’impossibilità ad usare il contatto di sguardo come elemento di relazione: con i bambini piccoli, quando la parola non é ancora principale strumento di comunicazione, lo sguardo sembra essere il canale privilegiato e, se precluso, i genitori sono chiamati ad affinare altre modalità . E’ ormai noto che il tatto, l’olfatto ed il gusto possono costituire strumenti soddisfacenti di conoscenza del mondo e di sperimentazione di relazioni profonde, ma bisogna facilitare la loro attivazione, accompagnando il bambino a riconoscere il tocco della mamma, il tono della sua voce, il profumo della pappa che arriva, in modo da avviare il processo di crescita che, superando il limite, trova altre modalità di espressione. L’affrontare in solitudine queste fatiche rende spesso il percorso ancora più angoscioso, la possibilità di avere qualcuno che, in modo competente e accogliente, informa,orienta e rida fiducia, consente di velocizzare il processo di elaborazione e creare i presupposti per uno sviluppo del bambino/a armonico, nonostante le difficoltà. Anche la condivisione dei problemi con altri genitori, chiamati alle stesse fatiche, infrange il muro dell’isolamento, mettendo i presupposti per un’integrazione sociale che, prima del bambino, deve essere della sua famiglia. Avere punti di riferimento certi a cui dare fiducia, siano essi istituzionali o personali, significa credere in un futuro possibile in cui il proprio percorso esistenziale può riacquistare un senso e non implodere sotto il peso delle difficoltà.
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In questi ultimi anni, la formazione professionale si è sviluppata notevolmente. La formazione professionale ha per obiettivo principale quello di formare una persona attraverso percorsi di qualificazione,