Scivolare dal sogno all’incubo e avere la forza di macinare a ritroso il percorso che riporta alla tranquillità. Ritrovarsi in un mare di angoscia e, nonostante ciò, riuscire ancora a nuotare alimentandosi di ansie e paure. Una società che, nel corso dei secoli, ha mutato caratteri, usi, atteggiamenti, in cui la roboante velocità economica ha sopravanzato la tranquillità della ricerca interiore, ha visto aumentare il bisogno di limitarsi, estraniarsi, divincolarsi dall’oppressione quotidiana. La necessità, a volte, di trovare un tiepido nascondiglio personale, porta a confrontarsi con se stessi, con i propri bisogni, con i sogni perduti, con le paure più nascoste.
I GRANDI ESEMPI DELLA LETTERATURA
Edgar Allan Poe è stato uno dei primi, nella società del diciannovesimo secolo in costante evoluzione, stravolta dalla rivoluzione industriale, a cercare di ritornare alle origini, al proprio essere, non avendo la benché minima paura di abbracciare le proprie ansie, fino a farsi divorare dal terrore. Nato a Boston il 19 gennaio 1809, visse tutta la sua esistenza in bilico tra la realtà e la fantasia, tra sogno ed effimero appagamento quotidiano, a metà strada tra la ricerca di un’affermazione a livello letterario e una stabilità interiore che riuscì soltanto ad accarezzare. Poe ha insegnato come riuscire ad attraversare il proprio percorso vitale a stretto contatto con i fantasmi della propria esistenza, a farsi carico delle aspettative perdute e riuscire a creare e ricreare l’orrore partendo dalla propria sensibilità interiore. Basta poco per cadere dal sogno nell’incubo. Lasciarsi atterrire da una realtà che sembra più pesante di quello che ognuno di noi avrebbe ipotizzato all’origine. Trovare il giusto mezzo tra un mondo immaginato, sognato, lontano, utopistico, accomodante e un’esistenza dura, angosciante e debilitante, è l’equilibrio che aspira a raggiungere l’essere umano della civiltà contemporanea. I personaggi di Poe, fulminati dal terrore, riescono, il più delle volte, a intravedere un barlume di speranza e una tiepida tranquillità anche in una situazione terrificante e trascendentale, un sollievo effimero generato, paradossalmente, dalla rassegnazione di essere divorati da un vortice inarrestabile: «Può sembrare strano, ma ora che eravamo in mezzo al gorgo, mi sentivo più calmo di quando ci stavamo avvicinando ad esso. Avendo compreso che ormai non avevamo più alcuna speranza, mi ero liberato di gran parte del terrore che si era impadronito di me prima. Penso che fosse la disperazione a distendere i miei nervi».[2] In queste righe, tratte dal racconto del terrore Una discesa nel Maelstrom, l’essere inghiottiti nel Maelstrom,[3] e riuscire a emergere, bagnati dalle paure e da un’ansia positiva, porta l’uomo a immaginare, viaggiare, sia materialmente che spiritualmente, con una voglia di vivere rinfrancata, rigenerata, come il “salto di Leucade” di Saffo, rientrando in contatto con la rinnovata, ma discontinua, forza vitale ipotizzata e annotata da Leopardi:
Io ero oltremodo annoiato dalla vita, sull’orlo della vasca del mio giardino, e guardando l’acqua e curvandomici sopra con un certo fremito pensava: s’io mi gittassi qui dentro, immediatamente venuto a galla mi arrampicherei sopra quest’orlo, e sforzatomi di uscir fuori, dopo aver temuto assai di perdere questa vita, ritornato illeso, proverei qualche istante di contento per essermi salvato e di affetto pregevole. La tradizione intorno al salto di Leucade poteva aver per fondamento un’osservazione simile a questa. [4]
NON AVER PAURA DEGLI INCUBI
Resistenza e resilienza forgiano l’essere umano. Spingono il singolo a rovesciare per l’ennesima volta quella contraddizione: dal sogno all’incubo per poi ritornare in una realtà meno onirica ma più consapevole. Immergersi nell’incubo per poi risollevarsi. Poe aveva imparato a convivere con i suoi incubi, alimentandosi costantemente delle tragedie che avevano segnato la sua esistenza, in simbiosi con il terrore che lo divorava. Trovando un equilibrio ha avuto la possibilità di lasciare un segno nella letteratura, creando uno e più generi letterari, dai racconti dell’incubo ai Delitti della Rue Morgue. Il capostipite, probabilmente, del genere poliziesco e dei libri gialli che, ancora oggi, appassionano milioni di lettori in tutto il mondo. La capacità di adattamento alle scosse che riserva la realtà, le cicatrici interiori che crescono nel nostro humus caratteriale, possono fungere da stimolo per migliorare e migliorarsi. Non aver paura degli incubi, così da poterli vivere, assaporare, ascoltare e analizzare. I grandi autori, dalla più remota antichità ai giorni nostri, hanno tramandato questa lezione. Così come una persona si risveglia di soprassalto, intimidita da un incubo o elettrizzata da un sogno, allo stesso modo, il risveglio esistenziale dovrebbe far capolino per indirizzare il protagonista di tutti i giorni su una nuova strada. Difficile cristallizzare un incubo in un sogno, anche se labile o fugace. Riuscire a capire che la caduta in un abisso, come lasciava intendere Poe, possa rappresentare l’inizio di una nuova indagine interiore per poter percorrere la strada che porta dalla fine dell’incubo all’inizio del sogno.
NOTE
[1] Edgar Allan Poe: Berenice in Tutti i racconti del mistero dell’incubo e del terrore — traduzione di Daniela Palladini e Isabella Donfrancesco — Newton Compton Editori — 2016
[2] Edgar Allan Poe: Una discesa nel Maelstrom in Tutti i racconti del mistero dell’incubo e del terrore — traduzione di Daniela Palladini e Isabella Donfrancesco — Newton Compton Editori — 2016
[3] Il Maelstrom è un famigerato vortice che si genera nei mari del Nord; nell’immaginario collettivo agisce con una forza tale da poter inghiottire anche imbarcazioni di grandi dimensioni.
[4] Giacomo Leopardi: Lo Zibaldone in Giuseppe Petronio: Civiltà nelle lettere — Palumbo editore — 1978