altre volte sarò io a condurcelo sostenendo le sue braccine, o accompagnandolo per mano e mostrandogli la strada, altre ancora arriverà da solo: in tutti i casi io so bene di avere davanti a me l’uomo o la donna, in potenza, che vivono dentro quei piccoli cuori e che saranno gli adulti di domani, e per questo ho per loro un religioso rispetto. La pianta si cura fin dal suo germoglio. Il lavoro che facciamo insieme comincia nell’istante in cui io e lui/lei ci sediamo l’una di fronte all’altro per la prima volta, al tavolino delle attività e cominciamo a entrare in relazione, a conoscerci, a studiarci, ad aprirci pian piano a vicenda, ad instaurare un rapporto basato sull’empatia e sulla fiducia. Come ogni relazione che sia pregna di significato, ci vuole del tempo affinché si consolidi, e occorre passare attraverso una serie di prove, ostacoli, cadute, ma anche molti sorrisi, condivisione del tempo e delle emozioni insieme, per poi diventare unica, diversa da caso a caso, preziosa! Educare trae la sua etimologia dal verbo latino ex-ducere, che significa condurre fuori, ovvero far venire fuori: credo molto profondamente nel fatto che io sia, in qualità di educatrice, solo un mezzo attraverso il quale il bambino possa esprimere se stesso, e porre in essere ciò che lo rende unico, originale e diverso da tutti quanti gli altri. Educare è un bellissimo viaggio di scoperta interiore ed esteriore, fatto in due, in cui educatore e bambino portano alla luce, pian pianino, il mondo in fieri presente all’interno del piccolo uomo e della piccola donna, e collaborano affinché possa manifestarsi completamente. Io posso semplicemente fornire degli strumenti, delle tecniche per facilitare l’apprendimento, la conoscenza, le peculiarità di chi ho di fronte, aiutandolo a svilupparle al meglio.
Il bambino è come un viaggiatore che osserva le cose nuove e cerca di capire il linguaggio sconosciuto di chi lo circonda. Noi adulti siamo ciceroni di questi viaggiatori che fanno il loro ingresso nella vita umana…
Citando l’amatissima Maria Montessori nel mio ‘kit’ di educatrice non possono mancare tre principi chiave, fondamentali: l’ascolto, le regole e la gioia. Una relazione tra adulto e bambino, per essere sana e produttiva, deve basarsi sull’empatia, sulla disponibilità, sul rispetto che permettano al piccolo di percepire la presenza attenta dell’adulto nei suoi con- fronti, le regole, indispensabili per far sì che il bambino impari ad avere un controllo delle proprie pulsioni, che altrimenti lo porterebbero a pretendere tutto e subito, e la gioia perché laddove si lavora con entusiasmo e col sorriso, si impara meglio e a lungo. L’azione educativa, così, fornisce al bambino gli strumenti necessari per “navigare” sicuro e autonomo nel mare della Vita, con la giusta solidità per affrontare qualunque tempesta. Con ciascuno si può e si deve lavorare per raggiungere il massimo dell’autonomia, delle capacità e della consapevolezza di sé, che per ognuno di noi sono diversi, il punto fondamentale è trovare la strada! Molto spesso, però, non si trovano indicazioni lungo il percorso, a volte c’è molta foschia, tira un vento forte e non si sa più da quale parte andare… Cosa fare in quei momenti in cui sia io che il mio piccolo compagno di viaggio ci sentiamo sperduti, lontani e non riusciamo a ritrovare il filo che ci riconduca sul giusto cammino? In quei casi attiviamo il più prezioso degli strumenti, che ciascun viaggiatore su questa terra ha avuto in dotazione: il cuore! Quando l’educatore usa il suo cuore come bussola, sa con certezza che il messaggio arriverà dall’altra parte forte e chiaro, senza alcuna interferenza, e non importa se si parlano lingue diverse, se si usano sensi diversi per esprimersi, o se ciò che ci differenzia sono i canali comunicativi… L’educatore e il bambino sapranno sempre ritrovarsi e riprendere insieme la strada intrapresa. Il percorso educativo resta, per me, un cammino di evoluzione per entrambi: con il bambino e attraverso di lui, io continuo a crescere, a esplorare aspetti di me che ancora non conosco, ed è bellissimo che vengano fuori in un clima di gioco, di scoperta e di apprendimento ludico.