Poi succederà altre volte. Con libri come Poesia e magia di Anita Seppilli (Einaudi, 1971) o Sud e magia di Ernesto de Martino (la seconda edizione è di Feltrinelli, 1989). In questi casi, come si evince dai titoli, siamo di fronte a delle coppie concettuali in cui la magia svolge un ruolo autonomo e, nello stesso tempo, caratterizzante la parola poetica o un mondo sociale. L’Enciclopedia Einaudi dedica un lemma specifico alla magia con la quale fa coincidere tale forma di pensiero. Dopo aver sottolineato la difficoltà di giungere a una sua definizione precisa e univoca, Marc Augé, autore della voce, sottolinea che l’antropologia ha studiato questo modo di pensare in un certo numero di società «chiedendosi più particolarmente se il pensiero magico costituisca una tappa dell’evoluzione del pensiero umano, o non piuttosto una dimensione universale di questo pensiero». In una ricerca di Osvaldo Duilio Rossi intitolata Pensiero magico e scientifico. Un’epistemologia dei saperi occidentali tra fisica, economia e antropologia (I.F.O.R. Roma, 2019-2020) si sostiene che l’associazione e la contrapposizione tra i due pensieri rappresentano “due facce della stessa medaglia”. Per confrontarli è utile recuperare la polisemia del pensiero magico perché «consente di parlare liberamente di pensiero primitivo (un rapporto impulsivo con la realtà, mediato dalle emozioni e dai valori morali, anziché dalla razionalità pura), di simbolicità (la tendenza ad associare intuitivamente oggetti e significati svincolati da un nesso causale di oggettività), di spiritualità (la cura per ciò che è o sembra andare oltre la sostanza delle cose terrene) o di misticismo (un modo di accedere al sapere tramite la pratica ascetica e tramite l’intuizione innata), di metafisica (la speculazione sulle qualità degli enti astratti che organizzerebbero la realtà), di filosofia (una ricerca intellettuale sull’essere delle cose, che dovrebbe tradursi anche in un modo d’essere dell’individuo) o di ermetismo (un modo di amministrare il sapere esotericamente e di trasmettere le conoscenze allusivamente)». Questa polisemia rappresenta una ricchezza per la ricerca epistemologica. Essa consente di comprendere meglio la dimensione della conoscenza intuitiva, di come l’individuo si appelli al codice culturale e alla struttura della società per costruire la sua “mappa del mondo”.
Nel corso della ricerca l’autore si richiama diffusamente alla teoria psicanalitica di Matte Blanco, per il quale due logiche presiedono al funzionamento della mente: quella aristotelica del pensiero cosciente (e della conoscenza scientifica) con i principi di identità, non contraddizione e causalità; e quella dell’inconscio e dell’emozione basata sul principio di simmetria e di generalizzazione. Per l’inconscio la parte può coincidere col tutto e il figlio può essere padre del padre. Autorevoli istituti di ricerca sociale sembrano aver dimenticato proprio questa polisemia: il Censis, per esempio, nel 2021, nel suo annuale Rapporto sulla società italiana, fa largo uso del pensiero magico per stigmatizzare le cosiddette pulsioni irrazionalistiche presenti nel nostro paese. La rapida scoperta dei vaccini, i sussidi e i ristori dello Stato, il Piano di rilancio dell’economia avrebbero dovuto rappresentare una vittoria della ragione. Invece, no. «Il 31,4% degli italiani oggi si dice convinto che il vaccino è un farmaco sperimentale e che quindi le persone che si vaccinano fanno da cavie, il 10,9% sostiene che il vaccino è inutile e inefficace, per il 5,9% (cioè circa 3 milioni di persone), il Covid-19 semplicemente non esiste. In definitiva, dalle vicende del periodo emergenziale il 12,7% degli italiani trae la conclusione che la scienza provoca più danni che benefici». Poi ci sono i cospirazionisti, i tecnofobi, quelli che negano lo sbarco dell’uomo sulla luna, i terrapiattisti (il 5,8% degli italiani): «Un’onda di irrazionalità, un sonno fatuo della ragione, una fuga fatale nel pensiero magico, stregonesco, sciamanico». In un saggio intitolato Il revival del pensiero magico nel dibattito pubblico. Tra neopositivismo scientista e irrazionalismo romantico apparso sulla rivista Dialettica e filosofia del dicembre 2021, Stefano G. Azzarà, pur concordando con alcune annotazioni del Censis, rileva che nel Rapporto non viene per nulla indagata la realtà di milioni di italiani che credono in perfetta buona fede al capitalismo come ordine sociale naturale, il più giusto, che c’è sempre stato e sempre ci sarà; o la realtà dei tanti che credono alla scienza mossa da puro spirito di conoscenza e non condizionata dall’industria o dei fondi di investimento; di chi pensa che sia necessario tagliare le tasse ai ricchi, privatizzare, delocalizzare, smantellare il Welfare; di chi crede che, siccome la durata media della vita aumenta, sia necessario andare in pensione più tardi. Non sono anche queste forme di pensiero magico? Per quanto diverse da quelle dei No Vax, credere che il modo di produzione capitalistico sia un sistema sociale naturale ed eterno invece che storico, è una forma di pensiero irrazionale, un atteggiamento “religioso” e fideistico.
Si tratta di «quel culto autoreferenziale del capitale di cui a suo tempo parlava Walter Benjamin e al quale anche il Censis, nel suo silenzio eloquente, sembra in qualche modo – e non a caso – devoto». Il Censis non solo non indaga queste forme di coscienza, ma denuncia come pensiero magico il fatto che secondo il 67,1% degli italiani «il potere reale è concentrato, in modo non pienamente democratico, nelle mani di un gruppo ristretto di potenti composto da politici, alti burocrati e uomini d’affari». È pure pensiero magico il fatto che il 64% degli italiani ritenga nocivo lo strapotere delle grandi multinazionali e che il 56% veda una concentrazione del potere anche a livello internazionale. Pensiero magico, infine, è per il Censis il fatto che per il 21,8% degli italiani, il modello politico nel quale viviamo, la democrazia liberale, non sia per forza il migliore possibile. Azzarà critica aspramente questa scelta metodologica sbagliata sia scientificamente che dal punto di vista epistemologico. I sociologi del Censis descrivono la realtà, ma non spiegano nulla, rimuovono completamente l’esistenza delle classi e dei loro conflitti e per loro non è possibile pensare a una trasformazione della società e/o del mondo, non è possibile dotarsi di un modello dialettico di razionalità più ampio e comprensivo di quello tecnocratico e strumentale. Se i No-Vax sono dei romantici irrazionalisti, loro sono dei positivisti, incapaci di comprendere la polisemia del pensiero magico e, soprattutto, le ragioni della crisi organica (culturale, economica, sociale e politica) che stiamo vivendo.