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Io non demordo

12 Dicembre 2019
Certamente studiare per me non è stato facile se penso alle difficoltà incontrate nell’accedere al materiale didattico in formato digitale, con tale formato anche chi non vede può leggere un libro dal proprio computer attraverso una sintesi vocale, ovvero una voce sintetica che legge ciò che compare sullo schermo.

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Io non demordo

12 Dicembre 2019
Certamente studiare per me non è stato facile se penso alle difficoltà incontrate nell’accedere al materiale didattico in formato digitale, con tale formato anche chi non vede può leggere un libro dal proprio computer attraverso una sintesi vocale, ovvero una voce sintetica che legge ciò che compare sullo schermo.

Purtroppo, non essendovi manuali universitari digitali, ho dovuto digitalizzarli personalmente con uno scanner: si tratta di un processo lungo che per un libro può richiedere anche dei giorni e questo tempo viene sottratto alle ore da dedicare allo studio stesso. Anche il passaggio dal videoingranditore, ausilio che utilizzavo in passato per leggere i testi cartacei, alla sintesi vocale ha comportato un certo impegno in quanto studiare con una sintesi vocale non è la stessa cosa che leggere un libro, si tratta di una voce sintetica, non umana, e questo va a pregiudicare di tanto l’apprendimento. A questo ci si abitua ma, per poter permettere a una persona non vedente di accedere ai contenuti dei testi occorrerebbe che i libri venissero digitalizzati ab origine. Una volta laureato ho iniziato a cercare lavoro, ho inviato molti curriculum, non ho avuto ancora feedback ma sono consapevole del fatto che viviamo un momento storico in cui la carenza di lavoro ha coinvolto tutti. Io però non demordo e a volte impiego anche delle ore per inviare un curriculum, azione questa che richiederebbe cinque minuti. Mi capita di frequente di incontrare problemi di accessibilità anche sui siti delle aziende e della pubblica amministrazione. Sarebbe tutto molto più agevole se i tanto semplici quanto fondamentali standard di accessibilità dei siti web venissero davvero rispettati da tutti. Per essere più specifico, una persona che non vede utilizza degli screen reader, dei lettori di schermo, che per funzionare hanno bisogno di protocolli e standard realizzati al momento della costruzione del sito ma che, molto spesso, non vengono previsti. Esistono, infatti, standard internazionali e una normativa nazionale sull’accessibilità dei siti internet a favore dei soggetti diversamente abili.[1] Questi standard consentono di  accedere ai contenuti anche con tecnologie assistive al posto dei tradizionali mouse e tastiera; ma l’utilizzo di questi strumenti di supporto è precluso nel caso in cui nella progettazione del sito non si sia tenuto conto dell’aspetto dell’accessibilità. Nella presentazione delle domande di partecipazione ai concorsi sono vari i documenti e i certificati richiesti e alcuni, per me, sono stati difficili da reperire. A volte si rischia di rinunciare a causa della burocrazia. Tuttavia, esistono delle agevolazioni per le categorie protette, ad esempio la legge 68/99, che ha come finalità la promozione dell’inserimento e dell’integrazione lavorativa delle persone disabili e che prevede l’esonero dalle prove preselettive e questo è indubbiamente un vantaggio. Se per andare al lavoro avessi bisogno di spostarmi, per mantenere la mia autonomia, potrei farlo prendendo i mezzi pubblici. Trovo che viaggiare in treno sia più agevole; esiste, tra l’altro, un servizio di assistenza di Trenitalia che ti aiuta durante il viaggio. Ho incontrato, invece, molte difficoltà nel prendere l’autobus, occorre che l’autista vedendoti col bastone bianco si fermi né più dietro né più avanti rispetto alla tua posizione per agevolarti nella salita, che ti dia informazioni sulla destinazione e il percorso (perché sugli autobus non ci sono sintesi vocali), che si assicuri che tu sia seduto prima di partire visto che essendo non vedente ho problemi di equilibrio, e ciò non sempre accade. Il percorso che ti porta a essere indipendente non è facile ed è anche molto soggettivo. Io ricordo la prima volta che uscii da solo, dopo poco tornai a casa perché i rumori della strada e delle macchine mi spaventavano. Quella sera per me fu una sconfitta anche se lo avevo messo in conto. È stata un po’ come una sfida, il giorno dopo ci ho riprovato ed è andata meglio. Da quel giorno è iniziata un’avventura che mi ha portato ad acquisire sempre più dimestichezza nell’orientamento e nella mobilità con il bastone bianco. Sicuramente non avrei raggiunto questo livello di autonomia se non avessi frequentato il Corso di Orientamento e Mobilità, che mi sento di consigliare fortemente a chi vive la mia stessa situazione. Dopo aver fatto il corso di Orientamento e Mobilità ho iniziato un esercizio quotidiano e ora viaggio in compagnia della mia ragazza, anche lei non vedente, e il mese scorso siamo stati in viaggio a Londra. Si sta affermando sempre più un’immagine della persona con disabilità non più relegata ai margini della società, ricordo la storia di Pamela Cazzaniga che viaggia per il mondo con la sua sedia a rotelle e ne racconta le avventure in un blog così come Alessandro Bordini che per me è un grande ispiratore perché ha dimostrato che una persona che non vede può fare praticamente tutto. Tuttavia è ancora abbastanza radicato il pensiero che vede noi disabili come persone che hanno bisogno dell’aiuto costante di qualcuno per andare avanti. Un grande supporto rispetto all’autonomia viene dato dalle tecnologie: se collego il bluetooth al mio telefono posso pesare la pasta quando cucino; se uso il navigatore pedonale posso orientarmi quando sono in città che non conosco; se apro le mie applicazioni con la sintesi vocale del mio IPhone posso conoscere gli orari e la destinazione dei treni o di altri mezzi di trasporto e quando tutto ciò non basta chiedo alle persone, perché anche chiedere è autonomia. È importante che in questo processo io possa far affidamento sulle mie forze, essere indipendente significa essere libero e oggi, nonostante i limiti che vivo nel quotidiano, posso definirmi una persona autonoma. Mi sposto da solo utilizzando il bastone bianco, riesco a cucinare e ad avere un’organizzazione della mia giornata senza dover chiedere sempre qualcosa a qualcuno. Sono tante le barriere che incontro ogni giorno per strada e che mi rendono un percorso poco agevole come: strade piene di buche, macchine e biciclette parcheggiate sui marciapiedi, già stretti di per sé, sacchetti della spazzatura poggiati per terra. Cerco di prenderla con filosofia e anche un po’ con ironia, come se fosse una sorta di gioco, ma non sempre riesco ad essere così paziente. Gli ostacoli che si incontrano sulla strada rendono il percorso molto impegnativo e quando la sera torno a casa sono stanco mentalmente più che fisicamente. Capisco perché non tutti riescono ad avere questo tipo di autonomia, quando esco di casa ho bisogno di prepararmi mentalmente e ogni volta è un’esperienza nuova. Anche se imparo un tragitto a memoria e le strade sono sempre le stesse, tutto ciò che incontro sulla strada cambia continuamente e cambiano, di conseguenza, la prospettiva, l’orientamento e la percezione dello spazio intorno a me. È fondamentale anche la meta che mi prefiggo di raggiungere rispetto al percorso che voglio realizzare per cui se devo andare in un bar cerco di sentire il tintinnio delle tazzine o l’odore del caffè, mi aiuto con l’udito, con l’olfatto e tutti i sensi vicarianti. Se ciò non basta, chiedo alle persone, a volte se ne trovano di molto gentili e si creano delle vere e proprie staffette per aiutarmi. Queste esperienze mi aiutano ad essere più positivo e a socializzare e mi danno la possibilità di conoscere tante persone speciali. Una volta una ragazza mi ha detto che si sentiva un po’ triste ma che incontrandomi aveva avuto un’inversione di umore e questo le aveva cambiato la giornata, mi ha trasmesso un grande entusiasmo mentre me lo comunicava e mi sono sentito carico di un’energia positiva. Qualcuno pensa che io sia speciale per quello che faccio ma non ritengo di fare cose straordinarie, cerco di fare le cose che fanno tutti, solo… In maniera diversa e a modo mio.

[1] Legge 4/2004, c.d. Legge Stanca, “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici” e successivo Decreto del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie dell’8 luglio 2005 “Requisiti tecnici e diversi livelli per l’accessibilità agli strumenti informatici”.

per citare questo articolo

Giuseppe Del Sorbo:

Io non demordo,

n. 18 - Lavoro,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Era il 1970 quando, sullo sfondo delle note di Working class hero di John Lennon, usciva la legge n. 300/1970, conosciuta anche come Statuto dei lavoratori, recante «Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale dei luoghi di lavoro e norme sul collocamento».

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Quello che vorrei comunicare non è una teoria sul lavoro ma una riflessione, prima di tutto, sulla mia esperienza di lavoro in rapporto con quello che io sono. Infatti la prima premessa del lavoro è proprio la presenza di uno che dica: «io».