In questo tempo datoci, tu ed io, caro bimbo, dovremmo soddisfare una serie di richieste (implicite ed esplicite) fatta dai tuoi genitori, dai tuoi insegnanti, dai tuoi terapisti e dalla mia organizzazione. Un bravo educatore, nel tempo datogli, dovrebbe proporti delle attività, somministrarti schede, registrare risposte per valutarti, osservarti, monitorarti. Un bravo educatore, però, sa che il tempo a disposizione non sarà sufficiente per fare tutto ciò e a questo punto sei tu a venirmi in aiuto. Infatti, sei tu a dettare i tempi, ad indicarmi la strada: io devo solo pormi in ascolto. Il nostro dialogo è fatto di poche parole, molti silenzi, ma tanta interazione. Da come ti muovi, da come sorridi mi fai capire quanto io riesca ad avvicinarti e, a volte quando, pur sforzandomi, non riesca a raggiungerti. Tu non vedi, non senti, non parli, ma in alcuni momenti mostri il tuo disagio verso la situazione che stiamo vivendo e allora cosa facciamo? Ci prendiamo del tempo! Il famoso time-out, scusami per il tecnicismo, deformazione professionale. In quel tempo non definito riflettiamo su quello che ci ha allontanato: richiesta alta? Modalità sbagliata? Scarsa motivazione? Ma la cosa importante è che quando io mi riavvicino e ti tendo la mano, tu mi sorridi perché entrambi abbiamo bisogno di incontrarci per dare un senso al tempo che stiamo vivendo. Che dici? Ora usciamo e diciamo a chi ci sta aspettando di prendersi del tempo per vedersi, per ascoltarsi, per parlarsi o anche solo… per farlo trascorrere. Nel caso ci sia bisogno del tuo aiuto, ci sei vero?
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Secondo Aristotele il tempo si pone come qualcosa che è distinguibile in parti e quindi divisibile: presente, passato e futuro.