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Frammenti di un discorso amoroso - Barthes. Copertina del libro. Edizioni Einaudi

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Frammenti di un discorso amoroso

3 Agosto 2020
Il libro
Frammenti di un discorso amoroso - Barthes. Copertina del libro. Edizioni Einaudi

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Frammenti di un discorso amoroso

3 Agosto 2020
Il libro

Dare voce alla marginalità è un’ottima occasione per crescere, sia che lo si faccia nell’operatività del lavoro che nella riflessività del pensiero, obbliga a percorrere strade poco battute e, spesso, libera energie. Per questo numero ho scelto un argomento che a prima vista può apparire tutt’altro che marginale: l’Amore. Se ne parla dappertutto e fin troppo, pare: nei film, nei romanzi, negli approfondimenti più o meno veri e in ogni salsa dei programmi televisivi, si parla d’amore nelle canzoni, perché, come dice Brunori Sas, «alla fine, dai, di che altro vuoi parlare?». Ma non si parla mai di passione e non si parla del soggetto amoroso. L’Amore soffre di svalutazione, afferma Roland Barthes, che con Frammenti di un discorso amoroso, dà voce all’innamorato, discorso parlato da migliaia di individui in estrema solitudine. Il discorso amoroso è un discorso marginale perché, dice Barthes nelle diverse interviste che seguono la pubblicazione, «non è neppure nella moda dei marginali. Un libro sul discorso amoroso è molto più kitsch, per esempio, di un libro sui drogati». Non c’è nessun grande linguaggio secondo l’autore, che si fa carico del sentimento amoroso. Nonostante egli stesso utilizzi descrizioni della psicanalisi, da Freud a Lacan, ritiene che il sentimento amoroso venga sempre svalutato. Anche la psicanalisi spinge il soggetto amoroso verso una normalità che è quella dell’amore, della coppia, in qualche modo reintegrando verso la consuetudine il sentimento amoroso. «L’Amore-passione non è ben visto, lo si considera come una malattia da cui bisogna guarire, non gli si attribuisce, come una volta, un potere di arricchimento». I dolori del giovane Werther, archetipo dell’amore-passione, diventa lo spirito guida delle nostre pagine, ci riporta gli aspetti della sofferenza, dell’esclusione di orizzonti altri, la «sensazione di assenza, di riduzione di realtà, provata dal soggetto amoroso nei confronti del mondo». Il mondo a volte appare irreale, altre addirittura scompare. Il soggetto amoroso di Roland Barthes è sostanzialmente un sovversivo, perché non si riconcilia con la società infilandosi in una storia d’amore, l’innamorato del nostro discorso, si svela nelle figure che l’autore mette in scena. Le figure rappresentano gli elementi della struttura del discorso amoroso, i frammenti che vengono descritti come un’immagine in cui ci si può riconoscere. L’Attesa , per esempio, è un tumulto d’angoscia suscitato dall’attesa dell’essere amato in seguito a piccolissimi ritardi (appuntamenti, telefonate ,lettere, ritorni). «C’è una scenografia dell’attesa che l’innamorato organizza, simula, come se stesse recitando. L’attesa, per esempio di una telefonata, è di notevoli proporzioni, è solenne, è fatta di tanti divieti che il soggetto fa a se stesso fino alla vergogna: si proibisce di uscire dalla stanza, di andare al gabinetto, addirittura di telefonare per non tenere occupato l’apparecchio. L’angoscia dell’attesa esige che io me ne stia seduto in una poltrona con il telefono a portata di mano senza far niente. Continuando così nella descrizione del momento, arricchita della descrizione della psicanalisi: «l’essere che io aspetto non è reale. Come il seno materno per il poppante…» entriamo dentro l’attesa evocando le nostre attese, quelle da innamorati e quelle della vita quotidiana: degli sportelli in banca, delle file ai supermercati di questi giorni che smuovono la nostra aggressività dal momento che rivelano la nostra condizione di sudditanza: «fare aspettare prerogativa costante di qualsiasi potere». Le nostre figure sono in ordine sparso, anzi in ordine alfabetico, perché non c’è un prima e un dopo in questi segni letti con la meticolosità e la profondità di un semiologo (innamorato?): l’ abbraccio, l’abito, l’angoscia, l’ascesi, capire, il colloquio (propensione del soggetto amoroso a intrattenere a lungo con un’emozione contenuta l’essere amato a proposito del suo amore… La dichiarazione non vanta sulla confessione dell’amore ma sulla forma, commentata all’infinito della relazione amorosa), le colpe, il cuore (che cosa farà l’altro del mio desiderio), i demoni, la dipendenza (il vassallaggio amoroso), l’esilio, la festa (un’esultanza, non uno sfogo. Godo la cena, la conversazione, la tenerezza, un’arte di vivere al di sopra dell’abisso). La magia, perché «nella vita del soggetto amoroso, non importa a quale cultura egli appartenga, non mancano le consultazioni magiche, i piccoli riti segreti e le azioni votive». Le foglie che tremano sull’albero daranno la risposta del destino: se cade lui mi amerà se non cade… «In realtà faccio sempre la stessa domanda: sarò amato? …da ogni persona a cui mi rivolgo per conoscere la sorte mi aspetto che mi dica: la persona che ami ti ama e te lo dirà stasera». Per spezzare in qualche modo la solitudine del soggetto amoroso, vi suggerisco di soffermarvi sull’Identificazione. «Il soggetto si identifica dolorosamente con qualsiasi persona che nella struttura amorosa occupi la sua stessa posizione». Come dire che una lunga catena di equivalenze lega tutti gli innamorati del mondo.

IL LIBRO 
TITOLOFrammenti di un discorso amoroso
EDITOREEinaudi
ANNO2014 Ultima edizione. Prima edizione: 1974
PREMIPremio per la miglior regia al Festival di Cannes, 1995

per citare questo articolo

Francesca Porrari:

Frammenti di un discorso amoroso,

n. 20 - Periferie,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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