Lavoro, relazioni, amicizie, tutta la nostra attività sociale comporta una spesa in termini di tempo, nuova moneta di quest’era digitale, fatta di tecnologia e ritmi frenetici. Tutto oramai si misura col tempo, centellinando spazio dopo spazio, minuto dopo minuto, in un mondo che azzera le distanze, riuscendo a far vendere con pochi click intere forme di pecorino sardo nientemeno che a Sidney, in Australia. Abbiamo aerei che ci portano da Napoli a Milano e da Milano a Parigi in tre ore scarse, mentre le velocità su strada ferrata, ritardi permettendo, aumentano sempre di più. E come se non bastasse, con Google Earth è possibile viaggiare in ogni zona del mondo, dalla più grande piazza del mondo al più stretto vicolo, semplicemente con un click. Tempi che si abbattono quindi e che permettono di aprirsi maggiormente alle meraviglie del globo o alla semplice interazione. Questo almeno se non sei una persona disabile. In questo mondo fatto di bit e di robot, si potrebbe provare a sedersi su una carrozzina e spostarsi in città, per vedere in quanto tempo una persona disabile riuscirebbe ad espletare le mansioni che tutti gli altri riescono, con fatica tra l’altro, a compiere in 24 ore. Il risultato potrebbe sconvolgere totalmente il concetto del proprio tempo, facendo cessare immediatamente ogni forma di lamentela. Sì, perché per un disabile il tempo è una questione quasi di fortuna, a Salerno come in molti altri comuni d’Italia. Fortuna nel trovare l’esercizio commerciale, il mezzo pubblico adatto, lo scalino o il marciapiede adeguato e soprattutto l’ufficio amministrativo dotato di strutture architettoniche che permettano l’interazione con il disabile. Un miraggio fino a qualche anno fa. Nonostante la legge 104 del 1992 che disciplina le materie inerenti l’accessibilità e l’abbattimento delle barriere architettoniche, affrontare una giornata tipo per una persona disabile resta una cosa non facile. Immaginiamo una giornata tipo in carrozzina. La prima cosa da evitare, ovviamente, è il vivere in appartamenti senza ascensore, fattore non propriamente scontato considerando magari alcune abitazioni dei centri storici cittadini, intoccabili da un punto di vista di ristrutturazioni, sia per la questione storica sia per i costi elevati. La cronaca più volte ha riportato casi in cui cittadini, acquisito lo status di disabile a seguito di incidenti o malattie, sono stati costretti all’isolamento più totale, rendendo, in questo caso, l’abbondanza di tempo una vera e propria condanna. Una prigione, nella quale solo la tecnologia digitale con internet e il web possono venire in soccorso per non far letteralmente impazzire chi vive la condizione di recluso. Nel caso si riuscisse a uscire di casa, meglio ancora dal condominio, la prima difficoltà, forse anche la più grande, è quella del trasporto pubblico. Considerando che di questi tempi il trasporto pubblico in sé non è molto efficiente, si potrebbe tranquillamente fare un giro in città per testare l’inadeguatezza non solo dell’accessibilità ma anche della preparazione al caso particolare. Sulle lunghe tratte dei bus poi entra in gioco il fattore affollamento. Basti provare a prendere un bus nell’ora di punta, magari da Salerno a Battipaglia e ci si rende conto di cosa si parla. Leggermente migliore è la situazione per chi viaggia in treno, con un sistema di metropolitane leggere e treni che nella maggior parte dei casi hanno adottato un sistema di rampe e scale mobili adeguate. Anche lì ci vuole fortuna, ma meglio di nulla. Storie di ordinaria amministrazione, storie come quella di Maria, giovane donna di Salerno, da anni sulla carrozzina, che questo scenario appena descritto lo vive quotidianamente. «All’inizio ho combattuto molto contro l’idea di rimanere in carrozzina – racconta Maria – Una volta abituatami all’idea, ho dovuto iniziare a combattere contro tutto quello che prima facevo normalmente e che ora non potevo più fare. Dal salire in auto, al dovermi informare, prima d’andare in un luogo preciso, se ci fossero ascensori o altri tipi d’impedimenti. Mi è capitato di andare più volte, i primi periodi, in ambienti dove non c’erano ascensori, magari fuori uso, e dover tornare a casa dopo un percorso ad ostacoli senza aver raggiungo l’obiettivo. Oggi la situazione è molto diversa. C’è più sensibilità, anche da parte delle amministrazioni comunali, ma i problemi rimangono». Perdite di tempo, accumuli di rabbia e d’impotenza. Tutte cose che anche chi vive le istituzioni come il consigliere regionale Anna Petrone, componente della commissione Salute a Palazzo Santa Lucia e disabile, conosce bene: Dalla legge 104 del 1992 molto è cambiato in termini d’accessibilità , spiega il consigliere. Già il fatto che ci sia una legge che tuteli la disabilità in tutte le sue forme è un fattore di sensibilizzazione verso cittadinanza ed amministrazione che sicuramente aiuta e facilità il nostro lavoro. Si punta a un pieno riconoscimento di tutte quelle norme che possano in futuro far sorgere città, a livello urbanistico ed architettonico, in perfetta sintonia con le esigenze di chi vive la diversità. Di passi da fare ce ne sono ancora tanti come ad esempio il combattere la scarsa cultura di quella che è la progettualità. La qualità della vita sicuramente è migliore, ma potrebbe esserlo molto di più. Tutto si può facilitare. Prendere i mezzi di trasporto è ancora molto difficoltoso mentre l’architettura condominiale è ancora tutta da rifare. Si attende una legge definitiva, ancora da attivare, che permetta i finanziamenti per lavori pubblici e privati negli edifici, o quanto meno dei rimborsi su alcune tipologie di lavoro. Sperando che, almeno in questo caso, si tratti davvero e solo di una questione di tempo…
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Secondo Aristotele il tempo si pone come qualcosa che è distinguibile in parti e quindi divisibile: presente, passato e futuro.