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A beautiful Mind, Rotary Napoli

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A Beautiful Mind

4 Maggio 2022
Francesco è bello. Ha gli occhi nero pece dal taglio un po’ allungato e i capelli, di un biondo ramato, che gli cadono appena sopra le spalle terminando qua e là con qualche ricciolo morbido.
A beautiful Mind, Rotary Napoli

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A Beautiful Mind

4 Maggio 2022
Francesco è bello. Ha gli occhi nero pece dal taglio un po’ allungato e i capelli, di un biondo ramato, che gli cadono appena sopra le spalle terminando qua e là con qualche ricciolo morbido.

Il portamento è elegante, i movimenti fluidi quasi come se, spostandosi nello spazio, oscillando danzasse. Solo ogni tanto, questi si trasformano in un guizzo nervoso: un piccolissimo scatto, quasi impercettibile. La bellezza di Francesco non è solo estetica: quando parla è capace di descrivere in poche battute il suo mondo. Cosa fa nella vita – un posto da tecnico informatico in una piccola azienda campana – e come trascorre il tempo libero, tra una partita a calcetto con gli amici e le serate in famiglia. Lo conosco in una insolitamente calda mattina di febbraio. Dopo una breve conversazione mi propone un gioco: «Chiudi gli occhi», dice, «e prova a svuotare la testa di tutte le idee, i problemi, i pensieri: non esistono più figli, lavoro, casa. Nulla». Accetto, anche se sono perplessa. Mi concentro ma non riesco. La mente continua a fluttuare tra una cosa e l’altra, in un vortice impazzito di ricordi lontani che si mescolano alle incombenze di tutti i giorni: percepisco parole, sento canzoni, arrivo perfino a distinguere chiaramente alcune voci. Riapro gli occhi, compiaciuta per la memoria ancora nitida ma frustrata per non aver saputo portare a termine il compito assegnatomi da Francesco. Glielo dico e lui mi sorride. Mi spiega che ciò che mi è successo è normale. Il cervello è una sorta di “magazzino” sensoriale, un deposito che contiene tutte le informazioni acquisite dall’ambiente attraverso gli organi di senso, con scaffali di portata diversa: alcuni hanno capacità limitata e durata breve, altri una capienza illimitata ed è da qui che partono le informazioni che poi saranno manipolate e usate per l’esecuzione di un compito. Grazie a questa duttilità dell’organismo riusciamo a “fare cose” e a dare un senso alla vita quotidiana. Francesco, tuttavia, mi racconta che, a un certo punto della sua esistenza, la sua mente sembrava aver smesso di rispondere agli stimoli: «La memoria faticava a funzionare, a volte mi bloccavo mentre stavo parlando e non riuscivo a capire perché né cosa stessi per dire; facevo una gran fatica a concentrarmi, a ricordare, a comprendere quello che mi veniva detto». Forse è colpa dello stress, pensa inizialmente. Solo che, una sera, mentre sta raggiungendo a piedi alcuni amici, sente di essere seguito: «Non penso che possa essere un ladro, la prima cosa che immagino è che ci sia un sicario della camorra che vuole ammazzarmi. Pazzesco, vero?». Ride, adesso, mentre mi descrive quegli attimi, ma sottolinea di aver provato, all’epoca, un vero e proprio terrore; un’angoscia talmente forte da averlo spinto ad attraversare la strada di corsa, con il rischio di finire sotto una macchina. Quell’idea non lo abbandona per settimane: qualcuno gli vuole male. A nulla servono le rassicurazioni dei genitori, di sua sorella. Ha paura, smette di uscire di casa, si incupisce e, parallelamente, inizia ad avvertire anche forti sensi di colpa, “irreali” rispetto a fatti accaduti molti anni prima. La mamma è la prima a capire che qualcosa, nel figlio, non va. Lo vede “strano” e lo accompagna ovunque, in un crescendo rossiniano di visite mediche e specialistiche sempre più approfondite, diagnosi approssimative e medicinali che, invece di farlo stare meglio, gli procurano dolori fisici e insonnia. Solo dopo mesi Francesco incontra la sua malattia: la schizofrenia. Francesco sa bene che la parola schizofrenico, nell’immaginario collettivo, rappresenta un sinonimo di “pazzo” ed egli stesso, in un primo momento, pensa di esserlo. Poi si documenta, studia, si affida alle cure del medico che lo ha in carico ma si impegna anche in prima persona per capire come può gestire la sua patologia. Oggi, con l’utilizzo di farmaci antipsicotici di seconda generazione e una adeguata terapia psicologica riabilitativa che comprende supporti cognitivi per contenere l’impatto di eventuali deliri residui e tecniche di miglioramento delle abilità sociali, conduce una vita pressoché identica alla maggior parte delle persone. Francesco, e tanti altri come lui, sono i protagonisti del progetto A Beautiful Mind che il Rotary Club Napoli Castel dell’Ovo sta portando avanti in collaborazione con l’associazione Itaca, una Onlus che – dal 2014 in Campania ma già dal ’99 a livello nazionale – si occupa della prevenzione e del supporto del disagio psichico. Il nome trae spunto dall’indimenticabile film diretto da Ron Howard nel 2001, dedicato alla vita del matematico e premio Nobel John Forbes Nash jr. e ha come obiettivo dimostrare che sia possibile convivere con una malattia mentale anche grave e avere una vita qualitativamente buona, così come è stato per Nash. Il programma è articolato lungo tre direttrici: una campagna informativa/divulgativa sull’esigenza di ripensare l’approccio alla salute mentale, realizzata attraverso convegni, trasmissioni televisive, un apposito questionario somministrato ai soci e il finanziamento della colonna sonora del cortometraggio prodotto da Itaca per il Giffoni Film Festival; il potenziamento del centro di ascolto di Itaca, che sarà pubblicizzato anche su Videometrò News Network; corsi di formazione per ragazzi colpiti da disagio psichico, sia di lingua inglese che relativi a gestione software e amministrativi. «Nessuno può pensare di ritenersi escluso ‘a priori’ da un problema mentale, che, al contrario, può capitare a chiunque, in qualsiasi momento della vita», puntualizza l’avvocato Fulvio De Angelis, Presidente del Rotary Club Napoli Castel dell’Ovo, ideatore dell’iniziativa. «Le persone coinvolte in problematiche del genere sono spesso dotate di una grande bellezza interiore, ma evidentemente sono più fragili e percepiscono le emozioni in una maniera che talvolta può essere per loro devastante. E allora credo che  una società possa ritenersi “ civile” soltanto quando avrà dimostrato effettivamente di saper accettare la diversità, partendo da una consapevolezza: il Mondo sarà più bello nella misura in cui sarà più inclusivo. Tuttavia per realizzare concretamente l’inclusione dobbiamo assicurare la tutela dei diritti, e fra questi, gli obiettivi più importanti da conseguire sono il diritto allo studio e all’inserimento lavorativo, quest’ultimo, in particolare, attraverso una modifica della legge 68/99, poiché allo stato – purtroppo – dato lo stigma che ancora esiste nei confronti dei disabili psichici, solo l’1,5% degli stessi viene assunto».

per citare questo articolo

Ornella D’Anna:

A Beautiful Mind,

n. 25 - Bellezze,

maggio-agosto 2022

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Per chi progetta cose, dall’architetto che progetta case a chi, come me, progetta la comunicazione, il concetto di bellezza è indissolubilmente legato a quello di funzione d’uso: se una cosa funziona e raggiunge l’obiettivo per cui è stata pensata, allora è bella.

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Ho capito che avevo scelto la persona perfetta per parlare di Bellezza come ideale estetico, quando Mauro Situra, dopo pochi secondi dal nostro incontro, mi ha detto «Le etichette le mettiamo sulle bottiglie di vino, quando parliamo di bellezza parliamo di libertà, di interpretazione, di amore e di personalità».