Come se nell’aria ci fosse un desiderio di sentimento nostalgico, molti artisti usano oramai questi effetti. Per alcuni è divenuta una firma, per altri un bisogno che riguarda quel determinato scatto o progetto fotografico. Potremmo considerare questa tendenza una semplice moda, ma forse c’è qualcosa di più profondo. Ad esempio un voler riflettere sulla necessità di rallentare i ritmi troppo veloci dando uno sguardo a ciò che è stato senza bisogno di tornare troppo indietro nel tempo.
Nel XIX secolo per prolungare la vita delle fotografie, venne ideato il cosiddetto viraggio seppia, un trattamento chimico che preservava le stampe dalla degradazione dovuta al tempo e agli agenti atmosferici. Questo procedimento regalava alle immagini tonalità calde facendole somigliare a foto vecchie con un tocco di antichità e una maggior profondità. Nel XX secolo le foto erano ancora in bianco e nero e quel colore brunastro conferiva una nota nostalgica, tutt’oggi molto apprezzata. Però, mentre agli inizi la tecnica consisteva nel trattare le stampe usando l’inchiostro contenuto nelle sacche di una seppia, di calamari o di polpi, oggi il viraggio seppia, con l’arrivo della fotografia digitale, si ottiene attraverso l’utilizzo di software di ritocco o settando la macchina fotografica stessa. La colorazione ottenuta, ovvero l’effetto seppia (un colore tra il marrone e il giallo) migliorava, e lo fa tuttora, il contrasto e la profondità dell’immagine. Prendiamo ad esempio un ritratto: utilizzando l’effetto seppia le espressioni del volto diventano molto più intime. Oppure nel caso di un paesaggio questo avrà una nota maggiormente nostalgica e suggestiva. Si leggeranno meglio i dettagli evitando anche la distrazione a cui una foto a colori porta.
Detto ciò, le fotografie color seppia, risultando più evocative e nostalgiche di quelle a colori o in bianco e nero, possono diventare un buono strumento di analisi personale anche durante percorsi di psicoterapia e di arteterapia. Risultano utilissime per indagare rapporti e dinamiche familiari. Una foto ha per ogni persona un significato profondo poiché in essa è descritto un percorso di crescita personale e sociale, in essa sono impressi ricordi di gioia o di dolore. Davanti a una foto si può provare intensa commozione o secco rifiuto. È come se a un certo punto il tempo si fermasse, mescolando i momenti e creando un dialogo tra loro. Ovviamente le foto in oggetto non devono per forza essere solo color seppia, anzi il confronto tra foto a colori e foto seppia, scandisce in modo più preciso il tempo ed i ricordi ad esso legati. Provando un sentimento di nostalgia si presenta anche l’occasione di fare bilanci e in questo senso, sarebbe utile dedicare del tempo alla nostalgia… Imparare a coccolarla e renderla amica. Rivedere in momenti diversi le foto che tanto ci hanno emozionato, ci aiuta a mettere della distanza emotiva senza correre il rischio di trovarsi intrappolati nel rimpianto.
Quanti di noi, aprendo la scatola un po’ polverosa delle foto rimaste in cantina, sono stati colti da emozioni di varia intensità? Si può provare il desiderio di raccontarle, di rivederle e di osservarle con uno sguardo diverso. Guardando la stessa foto in momenti separati anche da anni, ci si accorge di cose nuove, piccoli particolari sfuggiti precedentemente. Certi sguardi, alcune posture, elementi sconosciuti o dimenticati di un paesaggio ci parlano e possono aiutarci a comprendere meglio il nostro presente. La nostalgia, in tutte le sue sfumature, riporta a luoghi ed emozioni passate che possono diventare in alcuni casi una trappola emotiva, ma anche nuove possibilità di vivere, un modo di conoscersi meglio e affrontare il presente e il futuro con una consapevolezza maggiore. Succede anche che il rimpianto si trasformi in un forte senso di identità utile a mantenere nel tempo legami piacevoli con luoghi e persone del passato.