Legami stretti tra i vari sensi li possiamo rintracciare anche ad esempio nella letteratura con Baudelaire, che descrive nelle sue liriche le associazioni tra colori, suoni e profumi. Il poeta francese definisce le sensazioni olfattive (profumi e odori) vaghe ma tangibili, e, attraverso la sua poesia, apre un mondo che va oltre le apparenze, un mondo che necessita di profondità di animo e di intelletto per essere compreso nella sua bellezza. Sono proprio queste strette connessioni che amplificano le caratteristiche della realtà che ci circonda. Un film di Sergio Leone, per esempio, senza la sensazionale colonna sonora di Morricone che lo accompagna, perderebbe gran parte della sua potenza evocativa. Il nostro mondo e il nostro sistema di conoscenza risentono in maniera significativa del fenomeno delle sinestesie: lo stimolo che arriva a un senso fa scattare l’attivazione di una seconda modalità sensoriale, senza che questa lo abbia ricevuto direttamente. Il profumo di un fiore riesce ad amplificare anche la bellezza visiva dello stesso e ci permette di far riaffiorare ricordi, agendo anche sul nostro umore.
Se, però, pensiamo a chi è privo della vista, nasce spontanea una domanda e cioè come possono le persone cieche fare tali collegamenti dato che lo stimolo non raggiunge le aree collegate al sistema visivo? La risposta risiede nel linguaggio: le persone cieche organizzano le informazioni relative ai colori in aree del cervello collegate al linguaggio, associando, ad esempio, al colore giallo tutti gli oggetti dei quali si è fatta esperienza che sono di quel colore il limone, il sole. Anche l’arte, che ha come mezzo elettivo il canale visivo, diventa fruibile dalle persone che utilizzano il colore solo nel suo aspetto concettuale. Può sembrare strano che si parli di colore in relazione a persone cieche; infatti, si è sempre pensato che proprio il colore rappresentasse il più grande limite per chi è privo della vista, ma ci si può ricredere subito, se si pensa che, associandolo a una texture o a un suono oppure a un odore, anche un cieco possa parlare e acquisire il concetto di colore. Certo, se noi rimaniamo incastrati nei nostri schemi e canoni del mondo visivo, non riusciremo a cogliere tale esperienza da altri punti di vista. Questo straordinario risultato è reso possibile grazie alla tecnica delle sinestesie, cioè dell’associazione di ciascun colore a una tessera tattile con diverse texture (rosso-liscio o blu-ruvido), a un richiamo verbale e tattile di elementi naturali (verde-erba), a un’emozione (rosso-affetto) o a un gesto (rosso-abbraccio) a sensazioni olfattive (giallo-limone). Insomma, in assenza della vista, tutti gli altri sensi permettono alle persone cieche di scegliere il proprio colore e di caratterizzare un’opera d’arte fruita o prodotta attraverso canoni, che riguardano un mondo più complesso, più profondo e sicuramente visibile a pochi di noi.
Bisogna fare propria l’idea che l’immagine non è solo quella prodotta dal senso della vista, ma è un’attività del cervello e del nostro intelletto che deriva da un intreccio di stimoli a più livelli. Parlando del colore non possiamo non ricordare Yves Klein, noto per le sue tele monocromatiche blu e per essersi concentrato nelle sue opere sul concetto di immaterialità e di vuoto. Ma anche il grande artista a un certo punto sente l’esigenza di introdurre un elemento tattile nelle sue tele blu, facendo comparire delle spugne colorate. Le spugne testimoniano l’avanzamento dal bidimensionale alla terza dimensione; secondo lo stesso Klein queste rappresentano il veicolo perfetto per i suoi interrogativi relativi alla possibilità di materializzare l’immateriale. Questo concetto diviene prezioso se vogliamo declinare il colore; ciò può avvenire solo utilizzando aspetti legati al linguaggio e alle associazioni con gli altri sensi.
BIBLIOGRAFIA
Yves Klein: Verso l’immateriale dell’arte — O barra O — 2012
Charles Baudelaire: I fiori del male — Feltrinelli — 2014
Rudolf Arnheim: Il pensiero visivo — Einaudi — 1974