Non farò l’elenco di tutte queste letture e dell’ampia letteratura sull’argomento. Sarebbe troppo lungo e oneroso e certamente fuori luogo. Oltretutto non ne sarei capace. Perciò mi limiterò a brevi considerazioni di ordine pratico. Ho considerato per lungo tempo il pensiero razionale una conquista dell’era moderna e della maturità individuale e il pensiero magico un retaggio del passato dell’umanità e dell’infanzia di tutti noi. Da ragazzo ho frequentato spesso mondi immaginari, penso di avere avuto una vera attitudine a viaggiare oltre lo specchio di Alice e a leggere la realtà con lenti trasfiguranti. Probabilmente stavo cercando un senso per le mie giornate e un modo per placare la mia fame di futuro. Con gli anni ho progressivamente perso questa attitudine, forse perché a una certa età si smette di credere nelle favole o semplicemente perché ci si stanca di aspettare che si realizzino. Ho visto, inoltre, molta gente perdersi in paradisi immaginari e smarrire definitivamente la strada della realtà, per debolezza, per mancanza di coraggio, per eccesso di coraggio e di responsabilità, o semplicemente per la tristezza che si riverberava dallo sguardo sul reale. Poi, negli anni più recenti, ho maturato la convinzione che un pensiero razionale privo di una dimensione magica si ridurrebbe a una mera lettura statica dell’esistente, privandoci della possibilità di cogliere la forza trasformativa del tempo e di vedere tutto ciò che pur essendo “invisibile agli occhi” mette in moto ogni giorno le nostre gambe e le nostre giornate. Il reale non è un dato acquisito, esiste solo come flusso e quindi trasfigura in un costante mutamento. Per quanto riguarda la ricerca di senso, ciascuno inventa una propria strada per la sconfitta. “Viviamo in una posizione assurda, con un’eternità prima di noi e un’eternità dopo di noi, in un universo inconcepibilmente vasto nel quale siamo del tutto insignificanti. L’ego è decisamente nulla. Eppure dobbiamo vivere e cercare un senso nel mondo. Dare un senso alle cose.” (Jonathan. Franzen). In ogni caso, anche fuori dalle considerazioni cosmiche, visto come siamo messi, tra crisi economiche ricorrenti, guerre, pandemie, cercare strade nuove in mondi paralleli e immaginari, è molto più di una necessità, a volte è una strategia di sopravvivenza.
LA FUGA
Il rapporto Censis 2022 certifica l’insorgere nel ventre della nostra nazione di “un’onda di irrazionalità”, uno strato crescente di popolazione che si è rifugiato in un universo parallelo dove la realtà oggettiva non esiste e le proprie opinioni per quanto prive di fondamento, rappresentano l’unica e inconfutabile verità. Per il 5,9% degli italiani il Covid semplicemente non esiste. Per il 10,9% il vaccino è inutile e inefficace. Per il 31,4% è un farmaco sperimentale e le persone che si vaccinano fanno da cavie. Per il 12,7% la scienza produce più danni che benefici. La disponibilità a credere a dispetto della ragione è in costante crescita nelle aree più disparate: il 19,9% degli italiani considera il 5G uno strumento molto sofisticato per controllare le menti delle persone, il 5,8% è sicuro che la Terra sia piatta e il 10%, cioè circa sei milioni di persone, è convinto che l’uomo non sia mai sbarcato sulla Luna. Numeri ancora più consistenti e preoccupanti riguardano il rapporto con le persone immigrate. Le teorie razziste e cospirazioniste del «gran rimpiazzamento» che in America sono sostenute dai cosiddetti “suprematisti bianchi”, che seminano odio e paure a piene mani, sostenendo che a causa della più alta natalità dei neri e degli immigrati nel giro di pochi anni le identità culturali e religiose nazionali saranno travolte dalla sostituzione etnica, in Italia hanno contagiato il 39,9 % della popolazione. Siamo di fronte a numeri rilevanti e preoccupanti. Per il Censis questi comportamenti rappresentano la “spia di qualcosa di più profondo: le aspettative soggettive tradite provocano la fuga nel pensiero magico. Siamo nel ciclo dei rendimenti decrescenti degli investimenti sociali”. L’irrazionale che oggi si manifesta nella nostra società non è semplicemente una distorsione legata alla pandemia, ma ha radici socio-economiche profonde, seguendo una parabola che va dal rancore al sovranismo psichico, e che ora evolve diventando il gran rifiuto del discorso razionale, cioè degli strumenti con cui in passato abbiamo costruito il progresso e il nostro benessere: la scienza, la medicina, i farmaci, le innovazioni tecnologiche. Ciò dipende dal fatto che siamo entrati nel ciclo dei rendimenti decrescenti degli investimenti sociali. Questo determina un circolo vizioso: bassa crescita economica, quindi ridotti ritorni in termini di gettito fiscale, conseguentemente l’innesco della spirale del debito pubblico, una diffusa insoddisfazione sociale e la ricusazione del paradigma razionale”. Se la realtà oggettiva delude le tue aspettative e la ragionevolezza non ti lascia intravedere un futuro accettabile, pur avendolo promesso, la fuga verso mondi immaginari diventa un’opzione sostenibile. Questa deriva della ragione può essere riassorbita in pochi anni se ritorna il giusto equilibrio tra equità e sviluppo o può condurre, in assenza di tale equilibrio, in tempi altrettanto rapidi verso preoccupanti derive autoritarie. La storia del secolo scorso ci ha regalato più di un periodo dove il “peggio” ha preso il posto del “meno peggio” e larghe maggioranze si sono infatuate di autentici farabutti e criminali. Mi è capitato questa estate di imbattermi in una discussione da spiaggia animata da un no vax negazionista che, con mia somma meraviglia, riscuoteva più consensi che dissensi tra il numeroso uditorio in tenuta balneare. Consensi che sono sensibilmente cresciuti quando la discussione è virata sui temi dell’immigrazione e dell’identità religiosa minacciata dall’integralismo islamico. Le argomentazioni del no vax erano piene di affermazioni prive di fondamento ma costruite come se lo fossero. Il filosofo inglese John I. Austin le chiama “enunciati performativi” (Come fare le cose con le parole, Marietti Editore — 2019), cioè enunciati che sembrano descrivere o asserire qualcosa e che, non solo non descrivono ma non constatano alcunché. Eppure pronunciate con tono assertivo e magari condite di numeri privi di fonte accreditata, producono un effetto immediato in coloro che ascoltano e che magari (consciamente o inconsciamente) vogliono sentirsele dire. Avrei voluto confutare con il ragionamento e le evidenze statistiche le affermazioni prive di fondamento che stavo ascoltando, ma mi resi conto che ogni argomentazione o ogni verità scientifica sarebbe stata declassata a mera opinione a confronto. Se condisci una bugia di una mezza verità e la proponi a un uditorio che vuole credere che sia vera, l’epilogo è scontato. In quella discussione da spiaggia mi sono reso conto della china pericolosa sulla quale ci stiamo incamminando, che riceve conferme sempre più inquietanti ogni giorno che passa.
OLTRE LO SPECCHIO DI ALICE
“Blindato dalla sua invisibilità, Garabombo penetrò nelle tenute. Solo un uomo di vetro poteva eludere i sorvegliatissimi portoni di Chinche, di Uchumarca e di Pacoyan. (Manuel Scorza:, Storia di Garabombo l’invisibile — Feltrinelli — 1973) Manuel Scorza, trasforma un campesino in un fantasma, che diventa invisibile quando decide di lottare contro l’ingiustizia. Forse non è affatto invisibile ma i suoi amici e compaesani lo credono tale e tanto basta per trasformarlo in un simbolo e in un eroe. Tutti ci credono e credendoci trovano a loro volta la forza di cui hanno bisogno per ribellarsi alla schiavitù e alla povertà. Il pensiero magico può anche non essere una fuga ma uno strumento per reagire alla realtà o per cercare una diversa chiave di lettura di ciò che ci circonda. A volte è solo un artifizio della ragione per valicare i limiti che essa ci impone, per lanciare il cuore oltre l’ostacolo, per recuperare il coraggio che il raziocinio ci nega. Si pensi alla protesta delle donne iraniane che reagiscono alla violenza omicida della cosiddetta “polizia morale” tagliandosi ciocche di capelli, o ai fogli bianchi che sventolano i giovani cinesi scesi in piazza per protestare contro il dispotismo del regime comunista. Atti che evocano uno spostamento del terreno di scontro verso territori dove i rapporti di forze possono invertirsi. A volte, funzionano, anche solo per tenere in vita una speranza. Da ragazzo ho letto tanta letteratura del dissenso che arrivava in Occidente attraverso percorsi clandestini. Senza i tanti samizdat che come messaggi nella bottiglia ci hanno raggiunto dal mondo oltre-cortina, forse non avrei mai compreso la follia delle dittature, di ogni colore. In anni più maturi ho fatto i conti del tempo intercorso da quando molte di quelle opere erano state prodotte e la caduta del muro di Berlino, che aveva messo temporaneamente fine alle dittature comuniste dell’est. Dal 1918 al 1989 erano trascorsi settanta lunghissimi anni e poi ancora sono proseguiti con la Russia di Putin, la Bielorussia di Lukashenko, ecce altro. In altri casi erano trascorsi quaranta, cinquant’anni o forse più. E quanto tempo è già trascorso dai fatti di Tien An Men in Cina? O dalla rivoluzione Komeinista in Iran? O dallo scoppio della guerra civile in Siria? Tempi lunghissimi e incompatibili con i tempi di una vita. E quanto tempo trascorrerà per ritrovare un brandello di normalità in Ucraina? In America latina Latina la lunga storia di dittature feroci combinata a microcosmi culturali ricchi di sincretismi religiosi e credenze popolari, quanto hanno inciso sulla nascita della grandissima letteratura del cosiddetto “realismo magico”, di cui Manuel Scorza è stato un capostipite e Cortazar, Borges, G. Marquez e tutti gli altri, ecc. illustri esponenti? Come vivono le loro vite in questo lasso di tempo le persone che si trovano a vivere dentro questi contesti? Come si fa a trovare un senso alla propria esistenza utilizzando solo il pensiero razionale? E la ricerca di un riparo, per quanto precario e improbabile, nel pensiero magico, può essere considerata una comprensibile ricerca di un percorso alternativo alla follia delle dittature e della guerra, nel quale sono stati condotti dal pensiero razionale? Ognuno di noi, anche in contesti di vita meno drammatici ed estremi, si è trovato a misurare il rapporto tra il proprio tempo biologico e i tempi storici e a valutare la sostenibilità delle proprie aspettative di vita e il tempo necessario per realizzarle. O anche a elaborare sconfitte e fallimenti rispetto ad aspettative mancate o promesse tradite. Anche in questo caso virare verso universi alternativi e mondi immaginari può rappresentare una ritirata strategica o la scelta di un diverso percorso di sopravvivenza o semplicemente di una nuova strategia di resistenza. C’è un altro modo oltre la dimensione fantastica per coniugare il tempo storico al tempo biologico? Alice attraversò lo specchio inseguendo una farfalla e si impadronì della macchina del tempo (Cronosfera). Nel suo mondo reale non avrebbe avuto nessuna chance.
LA MAGIA DELL’ALGORITMO
In questi ultimi vent’anni del nuovo secolo, appena trascorsi a passo di carica, abbiamo assistito a trasformazioni epocali che hanno di colpo ingiallito le foto del secolo scorso, consegnandoci a un mondo più leggero fatto di bit e chips, diventato troppo veloce per i nostri sensi, sempre più stretto, più inquinato e più instabile. Chi governa questo mondo e la sua catena del valore non appartiene più al regno del tangibile e del visibile ma alberga in uno spazio incorporeo e in un tempo impercettibile, dove i nostri pensieri, la nostra immaginazione, le nostre decisioni sono filtrati dall’infinitamente piccolo che governa ogni cosa di ogni dimensione, peso e colore. C’è una magia in tutto questo; bianca o nera è ancora da decifrare. Ma che si tratti di un pensiero magico non c’è alcun dubbio. Quando dialoghiamo con Siri o con Cortana, quando ce ne andiamo a spasso nel Metaverso, quando ci fermiamo a chiacchierare con un androide o anche molto più semplicemente quando scattiamo una foto e subito dopo la inviamo a mille Km di distanza, per una persona nata a metà del secolo scorso si tratta di una palese magia. Generazioni di scrittori di fantascienza hanno immaginato e scritto di questa magia, ma molti di loro mai avrebbero pensato che diventasse realtà In tempi tanto rapidi. Nel caso di Internet e del web, che io sappia, nessuno scrittore fantasy o di fantascienza ne aveva mai immaginato l’esistenza. In questo caso la realtà ha superato la fantasia. Ma è fuor di dubbio che il pensiero magico ha svolto una funzione di precursore dei processi di transizione digitale aprendo la strada all’affermazione di nuovi paradigmi della conoscenza e al superamento dei vecchi paradigmi. Per uscire dagli schemi correnti bisogna mettere in discussione i paradigmi imperanti. L’incipit di questo difficile percorso è sempre un esercizio di immaginazione di qualcosa che ancora non esiste se non nella fantasia di chi la pensa. La scintilla di magia è sempre all’origine del fuoco che brucia i vecchi schemi e aiuta la nascita del nuovo. Oggi stiamo tutti correndo a mille ma dobbiamo stare molto attenti a preservare la finalità e il senso della corsa. La magia in questo caso non è la velocità ma le persone. Se il mondo dovesse finire all’improvviso tutti i saperi accumulati e catalogati non servirebbero più a niente. E senza il pensiero non ci sarebbe più alcuna magia. M’inganneranno forse la vecchiezza e il timore, ma sospetto che la specie umana – l’unica – stia per estinguersi, e la Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta. (Jorge Luis Borges: La Biblioteca di Babele, in Finzioni — Mondadori — 1981).
LA GENTILEZZA E LA POESIA
Julio Cortazar , eccelso scrittore argentino, nato nel 1914 e morto nel 1984, disegna una sua rappresentazione dell’umano attraverso la descrizione di tre genìe di esseri: i cronopios, i fama e le speranze. Un’operazione di assoluta fantasia che ci restituisce con un pizzico di magia la nostra immagine allo specchio. «I cronopios e i famas incarnano con movenze di balletto due opposte e complementari possibilità dell’essere. (Esiste una terza specie, nettamente subalterna, le esperanzas, dalla disarmante stupidità). […] I famas sono quelli che imbalsamano e etichettano i ricordi, che bevono la virtù a cucchiaiate con il risultato di riconoscersi l’un l’altro carichi di vizi, che se hanno la tosse abbattono un eucalipto invece di acquistare le pastiglie Valda. I cronopios che se si lavano i denti alla finestra, spremono tutto il tubetto per veder volare al vento festoni di dentifricio rosa, se sono dirigenti della radio argentina fanno tradurre tutte le trasmissioni in rumeno…». (Italo Calvino) Mi piace chiudere questo scritto con un pacato invito alla gentilezza e alla poesia, alla solidarietà e all’empatia, tratto da questo libro leggendario di Julio Cortazar. Tutte magie di cui il nostro pensiero ha assoluto bisogno in ogni tempo e in ogni luogo.
Che le tartarughe siano grandi ammiratrici della velocità è cosa del tutto naturale. Le speranze lo sanno, e se ne infischiano. I fama lo sanno e ne ridono. I cronopios lo sanno e ogni volta che incontrano una tartaruga tirano fuori i gessetti colorati e sulla curva lavagna della tartaruga disegnano una rondine. (Julio Cortazar: Storie di cronopios e di famas — Einaudi — 1971)
