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Nel dipinto di Felice Casolari: Gli scolari – 1927-1928 è rappresentato un gruppo di scolari in una classe. Si intravedono un mappamondo, una lavagna e un libro di geometria.

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La magia del fare scuola

8 Maggio 2023
In letteratura, il pensiero magico costituisce una prerogativa della mente dei bambini che, almeno fino ai sette o otto anni, riescono a sostituire i processi logici, a loro ancora sconosciuti, con meccanismi e riflessioni che si allontanano profondamente dai ragionamenti degli adulti.
Nel dipinto di Felice Casolari: Gli scolari – 1927-1928 è rappresentato un gruppo di scolari in una classe. Si intravedono un mappamondo, una lavagna e un libro di geometria.

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La magia del fare scuola

8 Maggio 2023
In letteratura, il pensiero magico costituisce una prerogativa della mente dei bambini che, almeno fino ai sette o otto anni, riescono a sostituire i processi logici, a loro ancora sconosciuti, con meccanismi e riflessioni che si allontanano profondamente dai ragionamenti degli adulti.

In tale prospettiva, per i bambini, il ‘pensiero magico’ diviene spiegazione di eventi che non sono comprensibili o non sono conosciuti nonché una modalità per attribuire a tutti gli esseri viventi e gli oggetti inanimati i propri pensieri ed emozioni. Il ‘pensiero magico’ si configura, ancora, come strumento per controllare la realtà, attraverso meccanismi che richiamano gli accadimenti delle fiabe o come rituale per propiziare gli eventi, per esorcizzare le paure o l’ansia, per dare un senso alla realtà, spesso ignota o incomprensibile ai bambini. Se nella mente dei bambini il pensiero magico sembra dunque prendere il posto dei processi logici, costituendosi così come processo mentale alternativo o complementare alla razionalità, negli adulti il pensiero magico, laddove non si avvicini a configurazioni considerate patologiche, sembra svolgere una funzione scaramantica o consolatoria o attribuisce alla routine e alle attività consuetudinarie un pizzico di fascino e di mistero. In tale prospettiva, il pensiero magico sembra potersi configurare come una particolare abilità, che ognuno porta e conserva in sé stesso, in maniera significativa quando è bambino, in maniera più lieve e attenuata da adulto, un potere che attribuisce ad ognuno di noi la facoltà di dare un senso diverso e migliore agli eventi che viviamo. Ed è proprio riflettendo sul pensiero magico e sulla scuola attraverso la mia esperienza di docente e di dirigente scolastico, che è emersa la posizione strategica che ciascuno di noi, operatori della scuola, riveste in qualità di osservatore privilegiato del mondo dei bambini, degli adolescenti e dei ragazzi, fortunati avanposti della cultura e della società, col compito di contribuire all’educazione e di impartire l’istruzione e la formazione dei nostri giovani. Nella scuola, in realtà, dall’infanzia, alla primaria alla secondaria di 1 e di 2 grado, il pensiero magico sembra essere connaturato alla scuola stessa, nell’accompagnare i processi di insegnamento/apprendimento e, senza mai sfociare negli aspetti “patologici”, consente, di restituire alle prassi educative e didattiche un tocco di fantasia e di poesia. Pur riservando grande cura e attenzione all’insegnamento del metodo scientifico e dei processi logici, caldamente raccomandate dall’Unione Europea e nelle indicazioni del Ministero, nell’esperienza quotidiana, i percorsi di apprendimento sono attraversati trasversalmente dal pensiero magico, in tutti gli ordini: dall’infanzia, dove la/il maestra/o utilizza i racconti e i meccanismi delle fiabe, quale vero e proprio strumento educativo che facilita il bambino nella conoscenza di sé e degli altri e contribuisce alla sua crescita emotiva; alla scuola primaria, nella quale le fiabe rappresentano un vero e proprio “ambiente educativo e di apprendimento” laddove consentono da un lato di appropriarsi del pensiero astratto, attraverso l’approccio ai concetti di “bene” o “male”, di prepararsi alle difficoltà insite nei percorsi di vita (quali, ad esempio, la perdita di persone care o la necessità di affrontare un percorso irto di insidie ed ostacoli per conseguire i propri obiettivi); di conoscere, infine, le principali strutture narrative. Ed infine, nelle scuole secondarie di 1 e 2 grado, il docente si trasforma in “affabulatore”, affascinante oratore, quasi un pifferaio magico, che, con la forza delle parole e il vigore dell’eloquenza, riesce a trascinare ragazzi e ragazze lungo i sentieri dell’interesse e della curiosità.

Dal punto di osservazione privilegiato della scuola, tante le storie che restituiscono le fantasiose elucubrazioni dei bambini, la poesia delle loro invenzioni. Tra queste, in un atelier della scuola dell’infanzia, emergeva per intelligenza e per vivacità, Tommaso (nome di fantasia), figlio unico di quasi cinque anni di una coppia di genitori “attempati”, che dopo tanti anni avevano coronato, con la nascita del bimbo il loro sogno ma che erano ancora coinvolti in complicati percorsi di cura perché speravano di poter dare una compagnia al piccolo. Dopo una mattinata di attività, nello spazio del gioco che precede il pranzo, Tommaso, rifiutando la compagnia degli altri bambini, si dedicò alle costruzioni, producendo, dopo aver lavorato con lena, con slancio creativo e con tanta meditazione, un “bimbo” fatto di mattoncini, alto quasi quanto lui e molto colorato. Alla curiosità della maestra, che lo interrogava su cosa fosse quel bellissimo oggetto, Tommaso rispose: «Maestra, ma come, non lo vedi? È mio fratello ‘costruzionista’!» Il piccolo Tommaso, rielaborando le ansie e il dolore dei genitori, novello “Geppetto”, aveva dato una soluzione “magica” a quella realtà, per lo più percepita attraverso la sua sensibilità. Nondimeno, il contributo più intenso e sincero alla definizione del pensiero magico nella scuola viene dai nostri bambini e ragazzi “speciali”, la presenza dei quali nelle nostre classi consente di coltivare il prezioso seme dell’inclusione, attraverso esperienze e buone pratiche che insegnano agli alunni la bellezza dell’essere tutti diversi ma uguali, ognuno con la propria particolarità che lo rende unico e irripetibile. Ed è in questa prospettiva che, sotto la guida di straordinari insegnanti, la classe inclusiva valorizza l’apporto di tutti gli alunni, attraverso i propri percorsi e rituali ‘magici’, che restituiscono a ciascuno l’importanza della propria presenza e del proprio ruolo, la forza della collaborazione e della solidarietà e sostengono tutti nell’affrontare le difficoltà. Nella prospettiva del pensiero magico, i supporti medici necessari ai nostri bambini speciali divengono pozioni ma magico è anche il rituale dell’appello, fatto dal bambino speciale, o anche della distribuzione delle merende, durante l’intervallo. E magica è l’atmosfera che si crea durante la lettura di un racconto, letto o sceneggiato mentre si è tutti seduti su un tappeto, per terra, o, ancora, mentre si dipinge insieme, dando ciascuno la propria lettura di un quadro di Matisse o di Picasso. Sono questi i momenti nei quali viene fuori con forza la vera magia del fare scuola, del credere tutti insieme, docenti alunni, assistenti amministrativi e collaboratori scolastici e, perché no, dirigenti in una prospettiva comune fatta di piccoli e grandi passi, lungo un percorso, saldamente ancorato alla realtà ma contemporaneamente calato in una magica dimensione dorata.

per citare questo articolo

Maria Grazia Silverii:

La magia del fare scuola,

n. 28 - Pensiero magico,

maggio-agosto 2023

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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