È qualcosa di soggettivo ma anche oggettivo (se pensiamo alla bellezza di un paesaggio, di un tramonto, allo sbocciare di un fiore, a una vita che nasce, alla carezza di una madre, al sorriso di un anziano). È un’emozione, uno stato interiore che inevitabilmente si riflette sull’esterno. Nel corso dei secoli ogni società ha avuto un modello estetico che ha ispirato pittori e scultori che hanno lasciato ai posteri delle meraviglie di straordinaria bellezza. Secondo Goethe, la bellezza è negli occhi di chi guarda: questo significa qualcosa di diverso per ciascun individuo. Lo sguardo rimanda alla soggettività del giudizio estetico. Ciò che una persona trova bello, un’altra forse no. Modigliani alla sua amata e musa ispiratrice Jeanne Hébuterne diceva: «Quando conoscerò la tua anima dipingerò i tuoi occhi». Gli occhi sono il punto di accesso dell’anima e lo sguardo sul mondo esterno ci dà il senso della nostra interiorità. La bellezza, però, non è solo un concetto legato al lato estetico ma va esteso a tutto ciò che ci circonda che essa sia o meno visibile agli occhi. La bellezza sta nelle piccole cose, nel meravigliarsi ogni volta, nel soffermarsi a riflettere su ciò che siamo e ciò che vogliamo essere. È difficile guardarsi dentro e fare un viaggio nel nostro IO più profondo e capire che ognuno di noi è speciale e bello perché è unico. Nell’immaginario collettivo la bellezza è strettamente legata alla perfezione, all’integro, a quello che non è difettoso. I social inondano la nostra quotidianità deformando il concetto di bellezza. Il soggetto è spinto a una costruzione artefatta, artificiosa se non addirittura artificiale; la bellezza in quanto costruzione è prodotto di una società che ci vuole consumatori. È qualcosa che, se non ho, posso conquistare e acquistare, attraverso la chirurgia estetica, per esempio. Ma la bellezza non può essere ridotta solo allo stereotipo a cui siamo abituati nel mondo contemporaneo, dove esiste un modello perfetto a cui la maggior parte cerca di aspirare. L’uomo sempre più spesso la maltratta, è sempre alla ricerca della bellezza assoluta e nel ricercarla cerca di dare un giusto senso ed un nesso notevolmente positivo ai tanti frammenti della propria esistenza. La bellezza è un’esperienza capace di estendere il potenziale degli individui da un punto di vista emozionale, cognitivo e comportamentale. Dare il proprio contributo alla ricerca del bello e allo sviluppo del cammino umano è parte dell’impegno di tutti gli uomini che devono sempre e ovunque sentirsi protagonisti di quella creatività collettiva finalizzata al completo raggiungimento del progresso umano. La differenza sostanziale fra la bellezza delle cose che sta nel giudizio soggettivo dell’osservatore e la bellezza in sé che molti definiscono una pura illusione, si può esprimere in due semplici parole, ossia simmetria e armonia: la simmetria infatti è la qualità fisica principale della bellezza delle cose e dei corpi, mentre l’armonia è ordine assoluto, qualità spirituale che, ponendo tutto quanto nella giusta e perfetta relazione, riesce ad avvicinarci sensibilmente al Grande architetto dell’Universo. Il valore della bellezza risiede nel benessere che da essa possiamo trarre. Se stiamo bene, siamo in grado di fare stare bene anche chi ci circonda. Un respiro alla volta, un sorriso alla volta. Tiziano Terzani scrisse una frase sulla bellezza molto bella: «Solo se riusciremo a vedere l’universo come un tutt’uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo.» La vera bellezza è nella diversità di ognuno di noi. Anche nel mondo della disabilità è presente il concetto di bellezza ma la maggior parte delle persone con disabilità deve navigare in un mondo che non è fatto per loro, affrontare ostacoli su base quotidiana e anche le cose più frivole e divertenti della vita — come ad esempio la moda — possono diventare difficili da fruire e da apprezzare. In una condizione oggettivamente difficile e faticosa sembra impossibile trovare bellezza. È assurdo, non c’è niente di bello, non è una situazione desiderabile, è quello che nessuno vorrebbe per sé figurarsi per i propri cari. Eppure se pensiamo che in tutto c’è e si può trovare bellezza allora bisogna cambiare il punto di vista, cambiare lo sguardo e guardare la diversità in modo nuovo. Aprire gli occhi, allargare lo sguardo è andare oltre, e proprio lì dove è difficile vedere bellezza la si potrà scorgere. Il più delle volte quello che non piace è quello che non si conosce. Per questo diventa necessario educare ed educarsi alla bellezza. Un’educazione che non ha i connotati negativi di un processo coercitivo ma che nella sua accezione terminologica (educere) fa riferimento al tirare fuori da sé, in primo luogo, la capacità di assumere il punto di vista dell’altro. Se riusciamo a vedere il bello il mondo si trasforma perché lo sguardo che assumiamo sulla realtà che ci circonda si riversa su di essa trasformandola. Lo sguardo sulle cose può e deve avere una valenza creatrice e generatrice. E per educarsi è necessario mettersi in connessione. Sperimentare cambiamenti, esperienze che non rientrano in quello che conosciamo già, realtà che non siamo abituati a vedere, in parte o totalmente diverse dalla nostra vita, dalla nostra quotidianità. Quale sarebbe la reazione se in una vetrina il nostro sguardo si fermasse su un manichino che non ha un arto o se in passerella vedessimo sfilare una modella con sindrome di Down o in sedia a rotelle? Il cambiamento, la diversità può essere anche più bello di ciò a cui siamo normalmente abituati. Ma perché la bellezza comprenda e si arricchisca della diversità di ciascuno occorre un atto di coraggio sia da chi la propone sia da chi la osserva. E questo non deve essere un fatto sporadico, che fa “scalpore” e genera stupore. Modelli altri, diversi, vanno proposti ripetutamente perché siano accettati e generino consapevolezza. La bellezza si mostrerà così nella sua essenza che è l’autenticità.
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Per chi progetta cose, dall’architetto che progetta case a chi, come me, progetta la comunicazione, il concetto di bellezza è indissolubilmente legato a quello di funzione d’uso: se una cosa funziona e raggiunge l’obiettivo per cui è stata pensata, allora è bella.