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Per la copertina Orione n. 22 "Genere", Illustrazione di Bruna Pallante, omaggio a Freddy Mercury

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Verso una società plurale

1 Aprile 2021
Per molto tempo, la questione sessuale è stata intesa in modo molto semplice, agli individui, distinti in maschi e femmine a partire dal corpo biologico alla nascita, erano assegnate caratteristiche ideali, mansioni e possibilità di espressione sociale ben definite e inderogabili.
Per la copertina Orione n. 22 "Genere", Illustrazione di Bruna Pallante, omaggio a Freddy Mercury

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Verso una società plurale

1 Aprile 2021
Per molto tempo, la questione sessuale è stata intesa in modo molto semplice, agli individui, distinti in maschi e femmine a partire dal corpo biologico alla nascita, erano assegnate caratteristiche ideali, mansioni e possibilità di espressione sociale ben definite e inderogabili.

La società si è organizzata in modo rigidamente dicotomico per rispondere ai massimi principi di efficienza in un contesto storico in cui, la durezza della vita e le scarse conoscenze non consentivano eccezioni. L’individuo era chiamato ad allinearsi alle esigenze collettive. Risultava in tal modo più semplice organizzare una società in cui i ruoli erano ben definiti, l’ortodossia (orthos = angolo retto) è opposta al desiderio soggettivo, definito appunto anche “inclinazione”. Oggi, le cose sono profondamente cambiate e il sesso biologico alla nascita non è più ritenuto in grado di determinare caratteristiche, ruoli e desideri di una persona. Per questo, intorno alla metà del secolo scorso, si inizia a parlare di genere.

COSA INTENDIAMO CON GENERE?

Con il termine genere si indica sia la percezione che ciascuno ha di sé in quanto maschio o femmina (cioè l’identità di genere) ma anche il sistema socialmente costruito intorno a quelle stesse identità, come il modo di vestire, di comportarsi, i desideri, le passioni ed ogni altra forma di espressione sociale (il ruolo di genere). Il concetto di genere nato dalla più profonda conoscenza della natura umana ha consentito quindi, di distinguere tra il sesso biologico alla nascita e la percezione di sé in termini sessuali. L’identità di genere si struttura molto presto nel corso dello sviluppo umano e i bambini, già all’età di due anni, hanno un’idea precisa del proprio genere di appartenenza e specifiche preferenze per giochi e attività. Inoltre, si mostrano molto determinati a che ci si rivolga loro in modo congruente al loro sesso percepito. Questo, piuttosto semplice quando l’identità di genere coincide con il sesso biologico, risulta per molte persone più difficile da accogliere quando i bambini si identificano con il genere opposto a quello del sesso biologico alla nascita. Infatti, sebbene nella maggior parte dei casi l’identità di genere coincide con il sesso biologico, a volte questa coincidenza non si realizza. Tale condizione non è una patologia fisica o psicologica ed è definita disforia di genere proprio per sottolineare come l’eventuale disagio nasca dalla difficoltà di esprimersi in modo coerente con il proprio genere percepito, in presenza di un corpo fisico e sociale non congruente. In prossimità della pubertà, alcuni bambini con disforia di genere sentono coincidere la propria identità con il corpo biologico, per altri invece, permane la non coincidenza e in questi casi è molto probabile che la condizione resti stabile nel corso di tutta la vita. Infine, sempre più spesso troviamo  persone che si descrivono come non coincidenti con nessuno di due generi, ovvero rifiutano di identificarsi a partire da tali costrutti sociali. Le componenti che abbiamo citato: sesso biologico, identità di genere e ruolo di genere, rappresentano insieme all’orientamento sessuale, le quattro unità costituenti l’identità sessuale. Queste quattro componenti sono indipendenti l’una dall’altra e attraverso le loro combinazioni possiamo descrivere le diverse identità sessuali.

LE DIFFERENZE TRA MASCOLINITÀ E FEMMINILITÀ SONO NATURALI E IMMODIFICABILI OPPURE SI TRATTA DI COSTRUZIONI SOCIALI?

Quando diciamo “naturale” il rischio di incomprensioni è altissimo, perché a questa parola vengono attribuiti significati molto diversi tra loro e spesso quantomeno fantasiosi. In medicina “naturale” significa sano, tipico, ed è inteso come contrario di “patologico”. Invece, in ambienti con caratteristiche ideologiche dogmatiche, la natura è intesa come origine perfetta, buona norma ed esempio da seguire. Su questo sarebbe importante riflettere su cosa ci sia in natura, e se sia umano, prenderla ad esempio. Quando si chiede a un antropologo quali siano le prime forme di comportamento ritenuto umano, spesso vengono citati i segni del fatto che alcune persone si siano prese cura di altre ferite o malate (ossa fratturate e ricomposte, scheletri di soggetti anziani con artriti invalidanti). In tal senso, l’homo sapiens si è evoluto proprio distinguendosi dallo “stato di natura” in cui i più deboli sono lasciati al proprio destino. Quindi, possiamo dire che certamente in noi esiste una componente “animale” legata allo stato di natura, tuttavia, sarebbe molto discutibile affermare che noi dovremmo coincidere con essa. Siamo altro. A tal proposito è proprio perché come animali abbiamo perso la risposta rigida agli istinti, che abbiamo avuto bisogno di leggi, di riti e di miti in grado di guidare questa nostra vertiginosa libertà. Da queste leggi, riti e miti, ovviamente la sessualità è stata controllata più di ogni altra cosa, producendo i modelli di cui abbiamo accennato.

SIAMO ALLORA LIBERI?

Sebbene questi concetti di valorizzazione dell’individualità e dell’autodeterminazione siano sempre più diffusi e attuati, possiamo vedere come i tradizionali “copioni sessuali” (sexual script) siano ancora presenti nel tessuto sociale. Infatti, le persone che divergono da queste “linee guida” vengono immediatamente segnalate e sanzionate con isolamento e attacchi di varia natura e intensità. Vengono negate loro il valore, l’identità generale e sessuale: «Quella è un maschiaccio… quello è una femminuccia» e anche l’orientamento sessuale viene dedotto in base all’aderenza a tali norme, indicando gli orientamenti non eterosessuali come se fossero dei difetti o quantomeno non ideali. Comprendere le ragioni per le quali alcune persone si dichiarano contrarie alle modalità di vita e di espressione di altre è difficile. Tuttavia, è utile riflettere su come per molte di esse, avere delle regole da seguire possa essere rassicurante. Per questo, quando si trovano davanti la complessità del mondo possono sentirsi minacciate e reagire in modo aggressivo. Purtroppo, il prodotto di queste reazioni è molto dannoso per le persone che ne sono investite e non può essere quindi accettato. La mobilitazione culturale non basta. Anzi, a volte riconsegna una fotografia poco affidabile della società. Lo vediamo molto bene quando i sondaggi non prevedono il successo dei leader populisti unanimemente condannati dai media. La fetta intollerante della società si esprime meno pubblicamente, ma esiste, è nutrita, e le minoranze lo sanno benissimo. Oltre la paura c’è la possibilità di una società libera, plurale e ricca.

per citare questo articolo

Marco Silvaggi:

Verso una società plurale,

n. 22 - Genere,

gennaio-aprile 2021

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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Orione è da sempre una rivista impegnata sul tema delle diversità, con l’obiettivo di fare cultura per scardinare convinzioni, stereotipi e pregiudizi, e insieme creare e percorrere una strada che porti all’inclusione di ogni persona.

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Chiunque stia leggendo questo articolo si sarà ritrovato inevitabilmente, volente o nolente, ad ascoltare, attentamente o distrattamente, interpretazioni o conclusioni sul mito dell’androgino, il racconto riguardante le metà che Aristofane espone a tutti i commensali durante simposio di Platone.