Ritengo limitata l’idea che l’identità di genere sia qualcosa che debba essere relazionata al sesso. Mi piace pensare che l’uomo, ad esempio, è fatto innanzitutto di sentimenti, così come la donna e ogni essere vivente ha certamente delle caratteristiche peculiari. Sono convinto del fatto che ogni persona è unica, e originale, e che non esistono concetti a riguardo stereotipati e predefiniti. Quando ci troviamo di fronte al concetto di diverso, solo se riusciamo ad attuare quel rispetto, frutto di civiltà ricercata, possiamo evitare il conflitto; possiamo evitare di bloccarci solo e soltanto se riusciamo a guardare più in fondo e a non rimanere in superficie. Sebbene facciamo fatica a liberarci da quelle sovrastrutture che molte volte troppo pesantemente ci condizionano, ritengo fondamentale una cosa: bisogna operare tutti, per far sì che l’identità di genere si possa esprimere sempre e sempre possa essere difesa. Certo, senza violenze, senza differenze, senza priorità, l’identità appartiene a ciascuna persona o cosa e perciò da essa non può essere scissa e bisogna sempre tenere a mente che sempre, la bellezza, che è propria di ciascuna identità, anche se sommersa, viene sempre a galla. E così intesa e desiderata sarebbe, a mio parere, parte integrante di quel “Il Mondo che vorrei” per il quale Papa Francesco sta operando, apportando garbatamente una vera rivoluzione culturale.
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Orione è da sempre una rivista impegnata sul tema delle diversità, con l’obiettivo di fare cultura per scardinare convinzioni, stereotipi e pregiudizi, e insieme creare e percorrere una strada che porti all’inclusione di ogni persona.