Lo spazio che fa da sfondo è un riferimento che ci consente di percepire l’immagine dell’insieme. Lo spazio delimitato, che diviene poi centro e periferia, ha la funzione di mantenere l’integrità del soggetto. L’essere umano nel suo percorso di individuazione e processo evolutivo, opera una distinzione ed una separazione dall’altro, grazie alla percezione dei propri confini. La periferia nel corpo si identifica con i confini corporei [1]che entrano in contatto e consentono di confrontarsi con l‘altro da sé, con la diversità. Lo spazio è in primis corporeo: attraverso il corpo si concepisce qual è il centro e quale la periferia, quali sono le direzioni, le dimensioni e l’ordine dello spazio; è il corpo da cui nascono e si dipartono le relazioni spaziali. I confini corporei definiscono il rapporto tra la persona (centro) e l’ambiente (periferia). Essi sono alla base dell’organizzazione psicofisiologica che può assumere nella postura la forma di rigidità, di stabilità o di indeterminatezza caratterizzanti la relazione. Il primo spazio individuale è definito dall’organo pelle, che è il veicolo del contatto e ne costituisce la parte periferica. Il con-tatto pelle-pelle origina il processo di delimitazione psichica. Per questo si può considerare la pelle come rappresentazione dell’Io. Il concetto di Io-Pelle [2] di Didier Anzieu (1923-1999) rappresenta una struttura psichica dove si sviluppano i confini dell’Io che delimitano il Sé dal non Sé e che consente all’individuo di percepirsi come essere distinto e delimitato. Lo spazio personale, l’Io-Pelle, evolve lungo l’arco della nostra vita: all’origine della vita il feto, nell’utero, vive un senso di fusionalità diffusa, non percependo i limiti tra interno ed esterno. Dalla nascita in poi le percezioni che provengono dall’organo pelle lasciano profonde tracce mnestiche, capaci di condizionare le relazioni future. Il ritmo del cuore, della respirazione e la melodia della voce della madre, il calore delle braccia che accolgono, il suo seno che nutre, sono indelebilmente “incisi sulla pelle”. La ricerca del corpo dell’altro e, successivamente, il graduale passaggio che porta alla distinzione tra la propria pelle psichica da quella materna, porta alla nascita del senso di identità. Solo conoscendo i propri confini, diventa possibile una relazione intersoggettiva, che permette di vedere l’Altro come soggetto e riconoscersi come soggetto. Essi divengono i presupposti sostanziali della capacità rappresentativa, immaginativa rimanendo impressi nella memoria corporea e procedurale. L’Io-pelle diventa veicolo di conoscenza: la visione del mondo nasce dal dare forme, limiti e differenze alle cose che ci circondano, e nell’avvicinarsi a ciò che prima era Periferia. Il confronto con la diversità, con ciò che è vissuto alla periferia del proprio corpo diventa la ricerca di uno spazio comune di relazione che si arricchisce con l’esperienza e lo sviluppo. Il grado di intimità della relazione condiziona cioè la vicinanza o la lontananza preferita fra le persone. Lo spazio è anche influenzato dalla diversità di genere: le persone di sesso maschile se interagiscono con persone del proprio sesso manifestano spesso l’esigenza di uno spazio personale più ampio rispetto alla distanza interposta con le persone dell’altro sesso, che è ridotta anche rispetto a quella mantenuta tra persone di sesso femminile. Si identifica inoltre la distanza fisica dall’altro e i propri spazi in relazione al grado di introversione/estroversione del soggetto nelle relazioni. Lo spazio occupato ha dunque una valenza simbolica: se una persona si pone alla periferia o viceversa al centro di un gruppo è leggibile la sua posizione psicodinamica rispetto al gruppo. Se la tecnologia travalica gli spazi tra centro e periferia tra persone lontane fisicamente attraverso la vista e l’udito, in presenza, il contatto fisico, il cui organo è la pelle, riveste di intimità la relazione. La periferia del corpo è il confine del nostro spazio interpersonale che può essere toccato dall’altro. L’organo pelle avvicina in tal modo la periferia al centro. Ciò ci induce a riflettere su quanto sta accadendo in relazione alla mancanza di contatto fisico definito dalla attuale pandemia che delimita un nuovo spazio relazionale. Al di là della paura dell’infezione, il desiderio di occupare gli spazi vuoti della fase 1 o viceversa il timore di entrarci, o ancora il desiderio di travalicare i confini nella fase 2, può influenzare la percezione dello spazio e dei confini causando un senso di confusione e angoscia. La periferia, in tal modo, si può identificare con l’uscio della propria casa o dei luoghi abituali e si avvicina pericolosamente al sé. Mentre si allontana la possibilità del contenimento affettivo mediato dalla pelle.
PER APPROFONDIRE
[1] M. Ernestina Fabrizio: Il test dei confini corporei — Edizioni Universitarie Romane — 2014
[2] Didier Anzieu: L’Io-Pelle — Edizioni Raffaello Cortina — 2017
[3] Edward T. Hall: La dimensione nascosta — Bompiani