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Orione n 19 - Non ti pago

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Non ti pago

10 Aprile 2020
Non c’è niente di meglio delle commedie di Eduardo per rappresentare la famiglia. Da Natale in casa Cupiello a Le voci di dentro, le relazioni, le alleanze, gli intrecci familiari vengono svelati, messi in evidenza con ineguagliabile bellezza, tanto che intere frasi, lunghi pezzi di dialogo sono diventati, lo sappiamo, patrimonio comune non solo in ambienti partenopei.
Orione n 19 - Non ti pago

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Non ti pago

10 Aprile 2020
Non c’è niente di meglio delle commedie di Eduardo per rappresentare la famiglia. Da Natale in casa Cupiello a Le voci di dentro, le relazioni, le alleanze, gli intrecci familiari vengono svelati, messi in evidenza con ineguagliabile bellezza, tanto che intere frasi, lunghi pezzi di dialogo sono diventati, lo sappiamo, patrimonio comune non solo in ambienti partenopei.

Si presentano con tutti i sentimenti, i personaggi di Eduardo, le loro debolezze, le credenze, i sensi di colpa, nutriti dal loro essere napoletani, figli di una città che sotto di sé custodisce altri strati profondi di antiche città. A chi appartengono i sogni è il grattacapo che anima la commedia Non ti pago, scritta da Eduardo nel 1940 che mette in scena una catena di litigi, cattiverie, avvocati pronti a passare dall’altra parte, parroci incapaci di mettere pace. Può sembrare ovvio decretare che il proprietario del sogno è colui che sogna, ma non è proprio così se appare in sogno a una persona il padre di un altro e questo padre addirittura gli dà i numeri vincenti da giocare al lotto. Se poi il proprietario del banco lotto che dovrebbe pagare la vincita è il figlio del morto che ha parlato, facciamo fatica anche noi a pensare che il proprietario legittimo del sogno sia la persona che ha sognato. Inevitabile fermare il gioco e stabilire, prima di ogni cosa, l’appartenenza della vincita che resta comunque una conseguenza dell’appartenenza del sogno. Il vero nodo, infatti, è l’appartenenza — che non coincide con la proprietà, non è qualcosa che si può comprare o di cui ci si può disfare, ma una sorta di stato di natura: si eredita. A Napoli e in buona parte del Sud, è rappresentata dai legami familiari (A chi appartieni? Chiedono gli anziani ai ragazzi per sapere chi sono) e dalle regole di comportamento che ne conseguono. Un padre non può dare i numeri vincenti a una persona che non sia suo figlio e questo codice etico non si può mettere in dubbio neanche questa volta, dal momento che il figlio ha cambiato abitazione e dunque il morto — non pare ovvio anche a voi? — per sbaglio è andato in sogno a un altro. Tutto sembrerebbe scontato se non fosse che chi ha diritto alla vincita è un padre dispotico, che non ci fa per niente simpatizzare con lui: è invidioso del giovane che sa interpretare i sogni e vince spesso, litiga continuamente con moglie e figlia, impreca contro il destino e, alla fine, costretto a restituire il biglietto vincente al giovane proprietario, gli lancia una serie di maledizioni che, purtroppo puntualmente si avverano. Al giovane, malridotto dagli incidenti che puntualmente si verificano, per sottolineare, forse, che oltre al proprietario del banco lotto ci sarà qualcosa o qualcuno più in alto che si dà da fare per sostenere l’ attribuzione della vincita al figlio legittimo del morto, non resta che restituire il biglietto a quello che diventerà suo suocero. Di fatti, miracoli della famiglia, il matrimonio tra la figlia del dispotico proprietario e il giovane che non avrebbe avuto un legittimo diritto alla vincita, pone fine ai litigi e finalmente la vincita diventa regalo di nozze.

LINK UTILI

per citare questo articolo

Francesca Porrari:

Non ti pago,

n. 19 - Il sogno,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Ho più volte provato a scrivere e riscrivere questo editoriale per il numero sul sogno e ogni volta ho ricominciato daccapo: quando abbiamo progettato questo numero di Orione eravamo ben lontani dalla pandemia da Covid-19 e la vita scorreva — anzi correva — come al solito.