Con il passare del tempo, questa idea è cambiata: ma è solo con i benedettini che si arriva a una trasformazione vera e propria: con il motto ora et labora per la prima volta il lavoro viene avvicinato ad un’attività dell’anima ed è proprio questo affiancarlo alla preghiera che comincia a renderlo importante. Per fortuna, il progresso non si ferma e pur non riuscendo a impedire periodi bui, penso agli schiavi d’America, e a epoche criminali da non dimenticare mai; penso ad Auschwitz, si arriva ai tempi moderni, che restituiscono piena dignità al lavoro e che suggellano lo stesso come fondante per l’autonomia della persona e della democrazia. Ne scaturisce infatti la concezione che il lavoro deve essere patrimonio di tutte le persone e, in una società civile, tutte le persone hanno pari dignità e tutti devono lavorare secondo le proprie attitudini. Oggi purtroppo la mancanza di lavoro rappresenta una piaga sociale molto profonda, piaga che si incancrenisce in alcuni ambienti — quando si parla di lavoro di persone più deboli. Fortunatamente a questi ambienti se ne contrappongono altri, nei quali c’è pieno e reale rispetto per la persona, dove non esistono barriere di nessun tipo, né mentali né fisiche. Tutto ciò sta avvenendo anche grazie ai giovani, che sono meno condizionati rispetto al passato e più liberi di agire e di autodeterminarsi. Con il rispetto, senso di responsabilità, l’adoperarsi per l’affermazione dei propri diritti e doveri, creando lavoro, si restituirà dignità, non solo ai tanti extracomunitari, dipendenti dalle mafie, costretti a lavorare nei sottoscala, ma a tutti.
|
Era il 1970 quando, sullo sfondo delle note di Working class hero di John Lennon, usciva la legge n. 300/1970, conosciuta anche come Statuto dei lavoratori, recante «Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale dei luoghi di lavoro e norme sul collocamento».