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La lumaca e la pantera

6 Maggio 2019
Il tempo. Si dice che lo scorrere del tempo sia soggettivo. Direi piuttosto la sensazione dello scorrere del tempo è soggettiva. Il tempo scorre a prescindere da noi.

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La lumaca e la pantera

6 Maggio 2019
Il tempo. Si dice che lo scorrere del tempo sia soggettivo. Direi piuttosto la sensazione dello scorrere del tempo è soggettiva. Il tempo scorre a prescindere da noi.

Sempre uguale per tutti. Cambia la percezione. Come vola il tempo! o Il tempo sembra non passare mai!. Sono tipiche espressioni della nostra percezione dello scorrere del tempo. Dipende da ciò che facciamo. Dal nostro umore. Da molti fattori che alterano questa percezione. Mi viene da pensare a come ho vissuto io questo scorrere del tempo. Può una condizione fisica di disabilità alterare questa percezione del tempo? La prima cosa che mi viene in mente è l’attesa. Attendere sembra sia una costante nella vita di un disabile: attendere che qualcuno ti vesta, che ti venga dato il cibo, che ti portino in bagno, che ti aiutino a uscire fuori di casa. Da bambini molte di queste attese ci sono per tutti. Una persona con disabilità però rimane per questi aspetti sempre bambino. Mi vestivano e spogliavano da piccolo, ed è ancora così da adulto. Stesso vale per il cibo, per il bagno, per uscire. Alcuni aspetti sono migliorati, tipo il potersi spostare in casa o fuori da solo. Questo grazie a carrozzine manuali ed elettriche. Mezzi che in adolescenza non avevo. Allora l’attesa per un’uscita era eterna. Il tempo nella mia stanza sembrava camminare con il freno a mano tirato. Per aiutarmi a farlo passare più in fretta avevo un’alleata: la musica. La musica non è che fa scorrere il tempo più veloce ma te lo dilata, diventa quasi impercettibile. Mi sono sentito a volte come un vaso di fiori. Strana analogia? Un vaso di fiori lo metti in un posto e lì rimane. Si sposta solo se lo sposti tu. Questo spesso è per molti momenti del suo tempo ciò che accade a chi ha una grave disabilità. Il tempo è spesso unito alla speranza. La speranza che il passare del tempo porti a soluzioni per migliorare la tua vita. “Non vedo l’ora venga domani e dopodomani e dopodomani ancora…”. Dormire. Dormire aiuta a spazzare via il tempo di una giornata che odi. O dormire per arrivare presto al domani, un domani in cui hai un qualcosa che attendi con gioia. Come la mia prima carrozzina elettrica. La mia prima autonomia. Il mio primo respiro di libertà. Il tempo lento nell’attesa, il tempo troppo veloce della mia prima uscita fuori casa in modo indipendente. Il tempo quando ti accade una tragedia. Quel giorno in cui ti accade qualcosa che non dimenticherai mai. Quel momento è come se il tempo viene bloccato da un masso caduto da una montagna. Come se il tempo fosse un fiume che all’improvviso non può più scorrere, fluire. Rimane lì. Anche nei giorni successivi alla tragedia. Ristagna. Rilascia cattivi odori, gli odori della sofferenza. Il tempo però non lo puoi fermare per molto. Prima o poi riesce a spostare quel masso che ostruiva il suo percorso e riprende a scorrere. Riprendi a vivere. Come prima. Anche se il “come prima” non esiste. Non è mai come prima. Il tempo non ha la retromarcia. Ha un’unica direzione. C’è il tempo nel fare l’amore. Un’altra percezione diversa del tempo. L’attesa prima di sapere che stai per fare l’amore. Ogni secondo un brivido. Ricordo con meno piacere tutto il tempo trascorso nel sognare quel momento. Quel tempo che per chi è fuori dai canoni comuni, non voglio dire dalla normalità perché per me la normalità è solo un’abitudine. Ciò di cui ti abitui diventa normalità. Non si è abituati a pensare la sessualità nella diversità, ecco che diventa anormalità. Ci ho messo del tempo anche io stesso a immaginarmi possibile in questo contesto. Tutto quel tempo di inadeguatezza che ti carichi sulle spalle è difficile da scrollare di dosso. Questo si che rende il tempo lento come l’ultima delle lumache. Ma anche una lumaca ha la sua velocità, non si sente lenta per quel che è. Forse, anzi, sicuramente, si può prendere questo esempio: non puoi paragonare la velocità, il tempo con qualcosa che non ti appartiene. E’ così che ho cambiato il mio modo di vedermi. Non potevo farmi da specchio a ciò che è comune. Non mi riconoscevo e mi sentivo inferiore. In realtà non c’è una scala di valori, una classifica. Alla lumaca non frega nulla di essere più veloce di una pantera. Non le servirebbe. Si tiene la sua grazia, la seduzione dei suoi movimenti lenti e in quelli diventa terribilmente attraente, erotica. Ecco. Il mio cambiamento nel tempo è stato questo: trovare il mio contesto, quello in cui sono unico. Riporto, per spiegarmi, sempre questa analogia con la pittura: Il mio corpo è come un Picasso: non è facile da comprendere, da capire, da amare, ma rimane un Picasso. Chi lo comprende, chi lo ama, lo ama perché è unico, come lo è un Picasso. Da quando ho compreso questo, il mio tempo scorre senza pesare. Adesso però ho un altro problema con il tempo: vorrei non finisse mai. Ma questa è un’altra storia.

per citare questo articolo

Max Ulivieri:

La lumaca e la pantera,

n. 4 - Il tempo,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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La questione dell’utilizzo delle nuove tecnologie nella didattica non è nuova. Domande come: quando mio figlio potrà iniziare ad usare il PC? È il tempo di usare la barra braille? Quando potrà usare la posta elettronica? Sono solo alcune delle domande che spesso genitori e insegnanti ci pongono quando i ragazzi con difficoltà visiva iniziano il loro percorso scolastico.