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Il tempo del cielo

6 Maggio 2019
Il tempo dunque fu fatto insieme col cielo, affinchè, generati insieme, anche insieme si dissolvano, se mai a loro avvenga alcuna dissoluzione…e furono fatti il Sole e la Luna e altri cinque astri, che si dicono pianeti, per distinguere e guardare i numeri del tempo… (Dal Timeo di Platone).

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Il tempo del cielo

6 Maggio 2019
Il tempo dunque fu fatto insieme col cielo, affinchè, generati insieme, anche insieme si dissolvano, se mai a loro avvenga alcuna dissoluzione…e furono fatti il Sole e la Luna e altri cinque astri, che si dicono pianeti, per distinguere e guardare i numeri del tempo… (Dal Timeo di Platone).

Nell’antica Grecia, culla della nostra cultura, tempo e spazio sono centrali nella vita degli esseri viventi. Quella particolare forma di conoscenza che è il mito racconta che, in origine, Urano impediva a Gea di dare alla luce i figli generati dalla coppia: la ricopriva completamente, in un abbraccio che non lasciava spazio e non permetteva tempo. Sarà la stessa Gea a voler porre fine a quell’amore opprimente, chiedendo aiuto ai figli. Crono, il più piccolo, si offre di compiere l’impresa: evira il padre con un falcetto, ne provoca il doloroso allontanamento dal corpo di Gea e permette così a sé e ai fratelli di avere spazio e vivere nel tempo. Il nome di Crono resterà per sempre legato all’origine del tempo ed entrerà nella composizione di tante parole di origine greca, che usiamo quotidianamente e che hanno relazione con il tempo. Nel Gruppo di ricerca di Pedagogia del Cielo del Movimento di Cooperazione Educativa, del quale faccio parte, ricorriamo spesso alla narrazione del mito per accompagnare l’incontro diretto, la scoperta e conoscenza di fenomeni e oggetti del cielo che appartengono alla nostra esperienza quotidiana e dei quali ci occupiamo nelle attività che proponiamo a grandi e piccoli. “Lavorare” con il cielo è dare fondamento alle categorie di spazio e tempo, lette fin dall’antichità e delle quali abbiamo perduto le origini e forse smarrito il senso. Le ricerche sui modi del conoscere e su ciò che ostacola la costruzione di conoscenze, specie nei bambini, ci portano a risvegliare la percezione, ad affinare i sensi, a usare il corpo come misura, a unire discipline, pratiche, saperi e linguaggi diversi, in una dimensione laboratoriale. Una delle attività basilari di orientamento nello spazio e nel tempo che proponiamo nei nostri laboratori, è quella che consiste nell’individuazione di quel cerchio che abbiamo intorno a noi quando osserviamo lo spazio. Ruotando lentamente su se stessi, è possibile cogliere le curve delle colline, gli angoli delle case, le linee dritte e frastagliate degli alberi… Sono gli elementi del paesaggio che uniscono o separan terra e cielo e costituiscono il nostro orizzonte locale, che, disegnato e ritagliato in un lavoro cooperativo, diviene strumento per orientarsi e organizzare lo spazio,per facilitare l’accorgersi di tutto ciò che accade nel cielo, mettendolo in relazione alla terra. L’alternarsi del giorno e della notte, del tempo di luce e di quello del buio è alla base del ritmo di vita quotidiano; se viene sconvolto ce ne accorgiamo, per le pesanti conseguenze che ha sul nostro corpo. Osservare, seguire, disegnare il sole e la terra, nella loro reciproca relazione di luce e ombra, in orari e stagioni diverse, permettono di avvicinarsi alla consapevolezza di essere immersi in un flusso temporale continuo, dove tutto è dinamico: se disegno l’ombra di un corpo sul terreno, mentre sto ancora disegnando mi accorgo che l’ombra si è spostata, quindi posso percepire che la terra si muove e che questo avviene in un tempo. Come scrive Platone, il Sole, la Luna e i cinque pianeti visibili ad occhio nudo, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, permettono di guardare e distinguere i numeri del tempo; infatti, nel loro succedersi, hanno dato origine ad un’altra scansione temporale nella quale siamo immersi, la settimana. Cosa c’è alla base dell’ordine dei giorni della settimana, che non è un ordine di distanza, né legato al tempo, ma appare piuttosto un dis-ordine? Bisogna partire da lontano, quando il legame tra i ritmi del tempo e l’organizzazione geometrica dello spazio del cielo, nato dal rapporto di lettura di questo da dell’uomo, si specchiava nell’organizzazione geometrica dello spazio della terra. Ne avevano esperienza i Babilonesi e i seguaci di Pitagora; le loro conoscenze comprendevano il ciclo della luna, che aveva fornito una misura, il mese da mensura di 28 giorni, ossia 4 cicli di 7 giorni, un ciclo per ogni fase della luna, da cui deriva la settimana dal latino septem manes, sette mattine e la divisione del giorno in 24 ore. Da queste, da altre conoscenze e da “dedicazioni” agli dei è nato l’ordine dei giorni nella settimana, un ordine nascosto, quasi segreto, non immediatamente intuibile, ma non casuale. Comprendere l’ordine dei giorni può essere un ulteriore passo verso la consapevolezza di quanto natura e cultura e i loro intrecci siano determinanti nella nostra vita. In quanto educatori, nel favorire forme di consapevolezza, possiamo indurre atteggiamenti ecologici nel rapporto con la natura e la scienza, comportamenti di ascolto, attesa e meraviglia: pensiamo che così la conoscenza del cielo possa contribuire a rifondare il rapporto di ciascuno di noi con l’ambiente e con il pianeta Terra.

per citare questo articolo

Rita Montinaro:

Il tempo del cielo,

n. 4 - Il tempo,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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La questione dell’utilizzo delle nuove tecnologie nella didattica non è nuova. Domande come: quando mio figlio potrà iniziare ad usare il PC? È il tempo di usare la barra braille? Quando potrà usare la posta elettronica? Sono solo alcune delle domande che spesso genitori e insegnanti ci pongono quando i ragazzi con difficoltà visiva iniziano il loro percorso scolastico.