L’espressione hand in cap nasce intorno al Seicento in Inghilterra (in italiano mano nel cappello) e si riferiva ad un gioco d’azzardo, che si basava sul baratto o scambio tra due giocatori di due oggetti di diverso valore; il giocatore che offriva l’oggetto che valeva meno doveva aggiungere a questo la somma di denaro necessaria per arrivare al valore dell’altro oggetto, così che lo scambio potesse avvenire alla pari. Altre fonti inglesi, nello stesso periodo, fanno risalire il termine ad un altro gioco d’azzardo, ad una specie di lotteria in cui c’erano dei premi da sorteggiare: il fortunato che estraeva dal cappello il numero vincente era tenuto ad offrire un premio di consolazione agli altri scommettitori meno favoriti dalla sorte. Dal significato originale, alla fine dell’Ottocento, il termine è diventato sinonimo di impedimento imposto e infine semplicemente di impedimento. Agli inizi del Novecento veniva utilizzato in riferimento ai disabili e applicato ai bambini che avevano una menomazione fisica. Attualmente al termine handicap si preferisce la parola disabilità, che mette in evidenza come lo svantaggio non sia una caratteristica della persona, ma un problema che nasce dal rapporto tra lo stato di salute di quel determinato individuo e l’ambiente in cui vive. La disabilità è una condizione che non coinvolge soltanto le limitazioni nelle funzioni fisiche e mentali di un individuo, ma anche i fattori ambientali e culturali che lo circondano.“La disabilità in Italia”, Roma Istat 2009. La classificazione ICIDH (International Classification of Impairments Disabilities and Handicaps) del 1980 dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) distingueva tra:
• menomazione intesa come perdita o anormalità a carico di una struttura o una funzione psicologica, fisiologica o anatomica e rappresenta l’estensione di uno stato patologico. Se tale disfunzione è congenita si parla di minorazione;
• disabilità, ovvero qualsiasi limitazione della capacità di agire, naturale conseguenza ad uno stato di minorazione/menomazione;
• handicap, svantaggio vissuto da una persona a seguito di disabilità ominorazione/menomazione Ciò significa che mentre la disabilità viene intesa come lo svantaggio che la persona presenta a livello personale, l’handicap rappresenta lo svantaggio sociale della persona con disabilità. Negli anni 90, l’OMS ha commissionato a un gruppo di esperti di riformulare la classificazione tenendo conto di questi concetti. La nuova classificazione, detta ICF (International Classification of Functioning) o Classificazione dello stato di salute, definisce lo stato di salute delle persone piuttosto che le limitazioni, dichiarando che l’individuo sano si identifica come individuo in stato di benessere psicofisico ribaltando, di fatto, la concezione di stato di salute. Introduce inoltre una classificazione dei fattori ambientali. Il concetto di disabilità cambia e diventa un termine che identifica le difficoltà di funzionamento della persona a livello sia personale sia sociale. Successivamente la legge 328/00 cita: ”La Repubblica assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuove interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene, elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia, in coerenza con gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione. Nel corso degli anni la normativa nazionale ha affrontato questo delicato argomento. Personalmente credo che non possiamo solo delegare i legislatori ad affrontare questi temi che dovrebbero interessare tutti: non è la persona disabile a doversi adeguare agli ambienti che la circondano, ma gli ambienti alla persona. Concludendo, vorrei lasciarvi una riflessione che Sandro ha condiviso su un noto social network, molto vicina a quest’argomento: Personalmente preferisco chiamare i disabili “diversamente abili”, non perché voglia disconoscere le particolari necessità, i diritti che purtroppo vengono ancora calpestati, l’emarginazione a cui ahimè sottoposti ed è proprio questo il principale scopo del perché nulla è casuale, ma per sostenere i nostri diritti, perché probabilmente tutti noi abbiamo dei problemi, anche se non sempre si vedono e perché molto spesso è assolutamente vero che i non abili hanno davvero una marcia in più; basti pensare ad una persona cieca che diventa sensibilissima ai rumori al punto che riesce a fare cose impensabili rispetto ad un vedente, e ai privi di gambe o braccia che riescono acompiere con altri arti cose del tutto improponibili, o indossando delle protesi a diventare molto più attivi e sportivi. Basta pregiudizi!
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Secondo Aristotele il tempo si pone come qualcosa che è distinguibile in parti e quindi divisibile: presente, passato e futuro.