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Il tramonto più bello

6 Maggio 2019
Secondo Aristotele il tempo si pone come qualcosa che è distinguibile in parti e quindi divisibile: presente, passato e futuro.

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Il tramonto più bello

6 Maggio 2019
Secondo Aristotele il tempo si pone come qualcosa che è distinguibile in parti e quindi divisibile: presente, passato e futuro.

Ma queste parti del tempo, che costituiscono la nostra vita, quando vengono analizzate, diventano prima inafferrabili per poi quasi dissolversi: passato e futuro infatti sembrano appartenere piuttosto al nulla che all’essere. Sono varianti per così dire del nulla: giacché l’uno non è più, l’altro non è ancora. Ma lo stesso presente mostra di non poter avere nessun carattere di permanenza e di stabilità, come invece noi rappresentiamo la concezione del presente: una concezione oggettiva del tempo fondata sulla meccanica. Il tempo, quindi, è intuizione pura, è la forma immutabile e universale della sensibilità che ordina la varietà e la molteplicità dei dati — le intuizioni, appunto — sensibili collocandoli in una successione basata su un prima e un dopo. L’uomo può costruire l’ordine causale del mondo solo sulla base di questa forma e ha contrapposto al tempo scientifico — astratto e schematico — il tempo vissuto dall’uomo nella sua concreta esperienza quotidiana, cioè come durata della coscienza. In questo caso il tempo si presenta essenzialmente come esperienza dello scorrere incessante della nostra vita, come un fluire di stati di coscienza in cui non ha alcun senso distinguere un prima e un dopo o affermare il concetto di irreversibilità. Questo tempo, inteso come durata vissuta nella sua immediatezza, come momento fuggevole e individuale della realtà, varia da uomo a uomo, arricchito e modificato dal carattere di ciascuno. Il tempo della coscienza è un’unità viva, composta di momenti indistinguibili che trapassano uno nell’altro: essi si mescolano e formano un flusso che continuamente si arricchisce e che viene costituendo la «valanga» della memoria. Il tempo, dunque, in virtù dei risultati conseguiti soprattutto in campo filosofico e scientifico non sarebbe per nulla scontato, né banale: pensare al tempo come al principio essenziale che riesce a conferire un senso ed un valore alla nostra esistenza, individuale e collettiva, storica, sociale, di soggettività e di singole persone, ma altresì di specie o di genere umano. Il tempo è stato e può essere concepito quanto durata, successione, in maniera lineare o circolare, come finito o infinito, assoluto oppure relativo, oggettivo e soggettivo, unico o molteplice, e via discorrendo, ma una cosa è certa: senza il tempo, non esisterebbe nulla. Difatti, se noi non tenessimo più conto del flusso del tempo, dell’esperienza vissuta, dei giorni e delle notti, dei cicli stagionali, degli anni, della nascita e del tramonto solari, dell’età che avanza inesorabilmente, della vita e della morte, insomma se noi vivessimo a prescindere dal tempo, se noi fossimo ad esempio immortali non sapremmo che fare, ci annoieremmo a morte, non potremmo e non sapremmo affatto apprezzare i veri ed essenziali valori della vita e del mondo, dunque saremmo persi, condannati ad un triste destino senza fine.

per citare questo articolo

Attilio Sofia:

Il tramonto più bello,

n. 4 - Il tempo,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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