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Cosa significa desiderare?

6 Maggio 2019
Il grande filosofo Levinas suggerisce il nodo centrale della seguente breve riflessione dedicata al tema “accessibilità ed educazione”.

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Cosa significa desiderare?

6 Maggio 2019
Il grande filosofo Levinas suggerisce il nodo centrale della seguente breve riflessione dedicata al tema “accessibilità ed educazione”.

Non parleremo di tecniche educative, di metodologie, di obiettivi e risultati: siamo tutti certi che l’ampliamento delle attenzioni sociali, politiche, educative per rendere il mondo più facile per tutti sia una realtà in divenire positivo, seppur con tempi lenti e molte criticità. Torneremo a guardare meglio la realtà educativa, grazie agli occhiali che Levinas ci suggerisce di utilizzare, occhiali che mettono a fuoco la dimensione della persona e dei suoi desideri. Il termine “desiderio” indica l’esigenza primaria per ogni essere umano di trovare un adattamento equilibrato tra potenzialità o necessità individuali ed opportunità ambientali. Tali necessità sono in parte riconducibili alla dimensione fisica dei bisogni primari, il cui soddisfacimento garantisce la sopravvivenza, in parte sono relative alla ricerca di un equilibrio più globale che si può definire piacere di stare al mondo e riguarda gli affetti, la conoscenza, la curiosità. Sappiamo che star bene al mondo per un bambino non significa solo mangiare, dormire, essere adeguatamente vestito: significa invece giocare, avere relazioni affettive significative con chi si occupa di lui, fare esperienze, essere confortato e incoraggiato, aiutato quando si trova in difficoltà. La pulsione desiderante ha quindi diversi contenuti possibili, in base all’età, allo sviluppo del bambino ed in base alle opportunità dell’ambiente circostante che possono aiutarlo a chiarire a se stesso i contenuti di questa pulsione ed a dirigerla verso obiettivi di crescita equilibrata, a 360 gradi. A questo proposito ricordo un bambino con tetraparesi che fin da piccolo aveva appreso a spostarsi gattonando nella stanza di riabilitazione: la possibilità di muoversi era certamente un obiettivo importante per potenziare al massimo le possibilità del suo sviluppo globale. Ma non aveva ancora cominciato a desiderare di raggiungere qualcuno, degli oggetti, uno spazio definito: si muoveva per muoversi. La possibilità di movimento non era ancora associata ad una passione per il muoversi, al piacere di raggiungere un obiettivo alla sua portata, al piacere di stare bene nel mondo. Ricordo bene quel bambino, mi serve ricordarlo per non perdere di vista l’accessibilità dei bambini ai loro desideri. La domanda che guida l’educazione può essere: «Quanto ciò che insegniamo, che il bambino impara guidato dal buon rapporto con l’adulto, lo rende soddisfatto di sé, risponde allo sviluppo di una sua personale possibilità di realizzare un reale incontro con il mondo attraverso dei suoi personalissimi ed unici desideri?» Cosa significa desiderare? Significa avere la possibilità di collocare me stesso, le opportunità che il mondo mi offre in una tensione realizzativa, che spesso è impegno e scommessa ma finalità irrinunciabile di ogni azione umana. Io e l’ambiente circostante, fatto di persone, relazioni, occasioni di esperienze, apprendimento, cultura siamo in un rapporto che va continuamente regolato, monitorato e reso nuovo, unico e personalissimo. L’ottimizzazione delle potenzialità individuali può significare che la sola disponibilità di risorse ambientali non rende sicuro il raggiungimento di un equilibrio interiore, di una certa serenità e felicità: siamo potenzialmente in grado di essere felici se ciò che abbiamo non è solo ciò di cui abbiamo bisogno strumentalmente per sopravvivere ma se è presente ciò che sentiamo parte “mancante” in noi per essere completi: può essere qualcuno, qualcosa, un sapere, un luogo… secondo l’individualità di ciascuno. Desiderare ci qualifica come essere umani: possiamo potenzialmente evolverci per andare oltre noi stessi, per migliorare noi stessi ed il mondo; sappiamo ideare sogni che si realizzeranno solo grazie a prove di realizzazione sul campo. Lucia, una ragazza affetta da gravi problemi visivi, bisognosa continuamente di riabilitazione ed aiuto viene a trovarci dopo diversi anni da quando l’avevamo conosciuta, quando, bambina, si era avviata faticosamente alla riabilitazione, preoccupata allora da una domanda insistente -perché non posso guarire? Oggi viene a trovarci: è felice perché sta frequentando l’università; dice «non posso guarire ma posso migliorarmi». Le centinaia di amici su Facebook, ci dicono i suoi genitori, testimoniano il suo essere nel mondo come parte attiva e non impaurita dallo sperimentare la possibilità di giocarsi sui desideri oltre che sui risultati. I suoi compagni ricorrono spesso a lei per avere il suo ascolto e i suoi consigli: sa molto della vita e del dolore ma anche del coraggio: viene molto ascoltata. Un successo importantissimo per lei: noi operatori siamo commossi: noi che non siamo riusciti allora, quando era bambina, ad immaginarla così, libera e consapevole: eravamo preoccupati, forse più di lei, che il suo dolore di non poter guarire avrebbe fatto svanire il desiderio di essere felicemente nel mondo. Ultima riflessione: la propone un grande pedagogista italiano Danilo Dolci che suggerisce «Ciascuno cresce solo se sognato». I ragazzi hanno bisogno di risorse accessibili ma anche di una felicità resa accessibile attraverso la realizzazione dei desideri condivisi con qualcuno, col mondo, senza averne paura. Il nostro ruolo di adulti che accompagnano questi ragazzi è anche di sognarli, immaginarli in un progetto di vita dove anche i loro desideri possano renderli felici di essere al mondo.

per citare questo articolo

Enrica Milani:

Cosa significa desiderare?,

n. 3 - Accessibilità,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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