Il museo è il custode della cultura, e ingenuamente si è convinti che sia destinato equamente a tutti e che soprattutto sia pensato per la fruizione di tutti. Ma purtroppo non è così. Numerose sono le categorie di fruitori che riscontrano una evidente difficoltà nel fruire degli spazi museali, nella comprensione delle opere, nella percezione dei luoghi e quindi nell’esperire delle realtà culturali.Come rendere i musei realmente accessibili? Diventare accessibili significa comprendere in quanti modi diversi le persone accedono ai contenuti. Sebbene le barriere architettoniche siano in alcuni casi state abbattute, tuttavia la fruizione dei contenuti degli allestimenti non è ancora stata pensata per raggiunge re realmente tutti i visitatori. I realizzatori di musei tattili per persone cieche sostengono che si possono far fruire ai non vedenti anche opere pittoriche, offrendo ad essi modelli tridimensionali delle stesse. È per tale consapevolezza che bisogna offrire come “nuova” un’immaginazione tattile da sostituire ad un’immaginazione visiva, una differente idea di bellezza e una nuova modalità di lettura del mondo. Calare il tatto nel contesto museale artistico significa quindi elaborare un nuovo modo di leggere l’arte, anche contemporanea e non solo un nuovo modo di fruirne. Il tatto da sempre significa entrare in connessione con l’esterno, con ciò che incontriamo, con tutto il nostro corpo; tatto significa toccare ed essere toccati, vivere in prossimità delle cose, in reciprocità. Nelle persone con disabilità visiva, non vedenti e ipovedenti, la conoscenza aptica, il dialogo tattile diventa l’unico strumento di percezione e comunicazione insieme all’udito. Sono quindi questi due strumenti sensoriali che possono diventare utili ed efficaci nella resa accessibile dei luoghi culturali, come i musei. Da tali presupposti è nato il mio lavoro e interesse nel declinare progettualmente una nuova fruizione dell’arte nel progetto di tesi triennale del corso di Laurea di Disegno Industriale della SUN di Napoli. Il progetto è nato principalmente da un obiettivo: creare una condizione autonoma nella fruizione degli spazi; e da una riflessione, ovvero in che modo fosse possibile fruire non solo dell’arte ma proprio dell’esperienze museale senza avere la possibilità di “vedere” e quindi di farne memoria. Se riflettiamo ogni nostra esperienza, ogni luogo lo riviviamo nel tempo grazie ai ricordi che elaboriamo, avendo così la possibilità di ripercorrere nella memoria luoghi ed emozioni vissute. Tutto ciò è impossibile per una persona non vedente, che non può affidarsi a ricordi visivi ma solo a ricordi tattili, che però tendono a indebolirsi nel tempo. Per garantire un duraturo ricordo tattile dell’esperienza museale vissuta, si è pensato di ipotizzare un percorso da applicare all’interno di strutture museali, che prevede l’elaborazione di un alfabeto tattile che guiderà nella lettura delle opere e l’applicazione a parete di mappe tattili per la fruizione degli spazi. L’alfabeto è stato categorizzato in due principali linee guida che sono il colore e le emozioni o stati d’animo, semplificate in geometrie e in texture, ottenendo un linguaggio comune a tutti nella descrizione e nella lettura delle opere. Ogni visitatore potrebbe essere fornito di una borsa che conterrà le mappe descrittive dell’alfabeto tattile presenti in ogni sala espositiva, numerate secondo la sequenza delle sale in modo da consentire al fruitore non vedente di ripercorrere, nel tempo, il ricordo di un’esperienza tattile vissuta e che mai potrà dimenticare. Nella fruizione delle sale, per rendere autonomo il visitatore non vedente è stata ipotizzata l’applicazione a parete di elementi modulari che, texturizzati, riprendono le geometrie delle mappe tattili utilizzate nell’arredo urbano. Questo lavoro iniziale sull’accessibilità attualmente si sta approfondendo in modalità più concrete nell’elaborato finale della mia tesi magistrale in Design Comunicazione visiva e multimediale della Sapienza di Roma. In questo lavoro finale verrà dato maggiore rilievo alla problematica del colore, alla segnaletica e quindi al wayfinding ed infine ad un’ipotesi di allestimento, realizzando una mostra pensata in particolare per non vedenti ma fruibile per tutti, garantendo un dialogo completo e condivisibile, abbattendo ogni tipo di barriera esperienziale.
|
Molte parole nascondono più significati, come una matrioska russa. Questi significati ascosi sembra quasi che siano in letargo, come certi mammiferi, che dormono tutto l’inverno.