Poi, improvvisamente, iniziano a crescere rigogliosamente e dal tronco principale si allungano rami frondosi di nuovi concetti, fiori inaspet tati di nuove parole collegate. Una di queste parole è “accessibilità”. Una parola che appena 30 anni fa (si pensi alla legge 384 del 78, la prima legge italiana normativa sulla materia) significava solo ”poter entrare dentro”: una persona che si muove in sedia a rotelle deve poter entrare in un edificio, una persona cieca deve poter avere accesso ad un percorso urbano, una persona sorda deve poter accedere alle informazioni di un altoparlante di una stazione ferroviaria. Allora si sono costruite delle regole che definiscono dei moduli fissi di soluzioni che permettessero di muoversi comodamente: rampe per superare dislivelli, misure standard che favorissero la mobilità, segnali acustici e visivi che informassero sulle attività e le mansioni di uno spazio e di un servizio. Per rendere riconoscibile uno spazio che fosse adattato sono nati i primi simboli di accessibilità per le persone cieche, sorde… Ad un certo punto ci si è resi conto che ogni persona è diversa e soluzioni rigide possono non essere buone per tutti: una rampa deve avere una pendenza adeguata alle capacità di una persona, l’accessibilità per un cieco è diversa dall’accessibilità per un sordo. Così è nata la percezione della personalizzazione delle soluzioni sulla base delle prestazioni della persona (legge 13/89 e DM 236/89 che introducono la “cogenza delle prescrizioni”). Allora dai bollini di accessibilità turistica che certificava l’accessibilità di un albergo si è passati alla descrizione degli spazi e delle dotazioni delle camere adattate, meglio ancora alla foto delle soluzioni presenti in quell’hotel, in modo che la persona potesse scegliere se quella soluzione rispondesse alle sue esigenze (ad esempio il sito: (www.casertaaccessibile.it) Nascono così i concetti di persone a ridotta mobilità per definire le persone anziane, e l’accesso ai documenti per le persone con disabilità intellettiva attraverso la creazione di testi a scrittura facilitata (easy reading). Intanto all’accessibilità agli spazi ed edifici pubblici e aperti al pubblico (un negozio, una fabbrica, un centro commerciale…) si era aggiunta la necessità che le nuove costruzioni private rispondessero a criteri di accessibilità, visitabilità e modificabilità degli ambienti e dei servizi, in modo da prevenire i costi di una modifica per nuove esigenze. La disabilità iniziava ad essere concepita come un tema che riguardava tutta la società. L’avvento delle tecnologie elettroniche ed informatiche, con la sua rapida evoluzione, ha fatto emergere il concetto di fruibilità: per esempio una persona cieca non deve solo avere accesso ad un sito web, ma anche poterci navigare (legge 4/2004); una persona che si muove con una sedia a rotelle non deve solo entrare in un ufficio pos- tale, ma utilizzare tutti i servizi. Accessibilità e fruibilità hanno un significato sociale che si traduce nel concetto di partecipazione: rimuovere barriere ed ostacoli permette alle persone di partecipare alla vita della comunità e poter decidere della propria vita (l’ICF è la tappa che corrisponde a questo nuovo significato dell’accessibilità). Del resto la percezione che nell’arco di una vita ogni essere umano vivrà esperienze di disabilità, trasforma gli interventi per garantire l’accessibilità da costi a convenienze. L’approvazione della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (CRPD) da parte dell’assemblea generale delle Nazioni Unite (ratificata da 151 paesi e tra cui l’Italia con la legge 18/2009) ha sancito che l’accessibilità (art. 9) e la mobilità (art. 20) sono diritti umani, e che gli stati devono garantire eguaglianza di opportunità e non discriminazione a tutti i cittadini, per permettere la loro piena inclusione sociale. Oggi si è iniziato a ragionare sul modo di uscire in sicurezza da un edificio accessibile (vedi l’art. 11 della CRPD ed il Piano d’azione su disabilità e cooperazione internazionale del Ministero degli affari esteri).La disabilità, che è «il risultato dell’interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali ed ambientali, che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri,» come la parola accessibilità è un «concetto in evoluzione», l’evoluzione determinata dalle lotte del movimento delle persone con disabilità e delle loro famiglie per veder riconosciuti i loro diritti umani, vivendo una cittadinanza piena e attiva.
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La scuola oggi non può che essere osservata come Sistema complesso in cui convivono e si esprimono le differenze plurali di ciascuno, siano esse di genere, lingua, cultura, condizione- o stile di apprendimento.