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La formazione della famiglia per la riscoperta della propria genitorialità

6 Maggio 2019
Oggi, nella società complessa essere genitore è diventato sempre più difficile. Quando poi nasce un bambino con disabilità anche visiva, essere genitore implica il conoscere tante cose e fare cose diverse per aiutare il proprio bambino a crescere ed apprendere nel miglior modo possibile.

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La formazione della famiglia per la riscoperta della propria genitorialità

6 Maggio 2019
Oggi, nella società complessa essere genitore è diventato sempre più difficile. Quando poi nasce un bambino con disabilità anche visiva, essere genitore implica il conoscere tante cose e fare cose diverse per aiutare il proprio bambino a crescere ed apprendere nel miglior modo possibile.

I genitori costituiscono la risorsa educativa più importante che possiedono i bambini, che, pur avendo difficoltà, possono (e devono) giocare ed imparare, prescindendo dal loro grado di minorazione. La sfida educativa per tutti i bambini non può che essere posta in una modalità di formazione che, a partire dalla famiglia, consenta al bambino di essere protagonista della propria storia. La famiglia è la prima risorsa, è il ponte che permette al bambino di incontrare il mondo, la prima che lo sorregge, lo stimola nel suo processo di acquisizione e di evoluzione, che interviene permettendo opportunità e situazioni particolari, perché si stabilisca il dialogo con il mondo esterno. Ricevendo segnali dalla realtà non strutturati o alterati, incompleti o confusi, per bambini con disabilità visiva, il genitore diventa un fondamentale mediatore. Questi fanciulli non dispongono di una sensibilità o una compensazione più accentuata negli altri sensi biologica innata, ma la loro capacità di decodificare i dati della realtà è ottenuta da un’azione educativa adeguata e sistematica da parte dell’adulto, che li aiuta a compensare il deficit visivo con i sensi residui (tatto, olfatto, gusto, cinetico).È l’adulto che aiuta il bambino ad organizzare ed unificare le sue esperienze che sono spesso casuali, troppo veloci e non gli permettono una corretta assimilazione. Il genitore coordina e promuove la scoperta dei dati percettivi del bambino, lo aiuta a collegarli logicamente e ne stimola il confronto. Risulta fondamentale la modalità di approccio dell’adulto alle esigenze del proprio bambino per lo sviluppo dei delicati processi che concorrono al suo sviluppo. La minorazione visiva del bambino impedisce al genitore di “guardarlo come un figlio vero e proprio” e di approcciarsi a lui con la naturalezza e la curiosità che generalmente caratterizzano il comportamento genitoriale; le sue particolari esigenze possono creare grandi difficoltà alla coppia genitoriale, soprattutto nei primissimi anni di vita del proprio figlio. Infatti la condizione di cecità o di ipovisione, talvolta associate ad altre disabilità, può determinare un’alterazione del legame mamma-figlio, padre-figlio, avendo conseguenze importanti sullo sviluppo del bambino. La vista, costituendo un canale primario di comunicazione, riveste notevole importanza nel rapporto madre-figlio. Per evitare il formarsi di atteggiamenti negativi che alterino la relazione madre-nascituro è fondamentale un supporto integrato: pedagogico, educativo, formativo e metodologico-operativo ai genitori in difficoltà. È necessaria la costruzione di reti di solidarietà qualificate intorno a questi genitori, a queste famiglie, poiché i problemi che le coinvolgono oltrepassano i confini del perimetro familiare e costituiscono una vera emergenza sociale. Una famiglia sola dinanzi al proprio figlio con disabilità è quasi certamente destinata a commettere una serie di errori educativi, pregiudicando lo sviluppo del proprio bambino. Risulta quindi di primaria importanza che qualsiasi programma d’intervento sul bambino includa il coinvolgimento dei genitori, attraverso la collaborazione ed il dialogo tra i vari operatori potrà realizzarsi un percorso formativo per i genitori che li attrezzi con strumenti idonei alla crescita del proprio bambino con difficoltà. Esaminando le varie situazioni di interazione con il proprio bambino, è fondamentale che gli operatori forniscano esempi su come promuovere, rispondere e comprendere le intenzioni del bambino, supportando così la coppia genitoriale nel percorso di accettazione della minorazione, attraverso la scoperta di modalità diverse ed adeguate di approccio e di relazione. Non si tratta di trasformare i genitori in operatori (come ad esempio insegnati o terapisti) ma di dar loro strumenti per la conoscenza del proprio figlio, del suo punto di vista, pensando a modi differenti di fare le cose, partendo dal presupposto che tutti i bambini possono imparare se opportunamente stimolati a farlo. Scopo precipuo di ogni intervento dovrebbe essere quello di “favorire nel bambino (con disabilità) lo sviluppo, fornirgli opportunità di crescita e potenziamento delle sue capacità e promuovere nei genitori un senso di adeguatezza e di sicurezza” (Perez-Pereira-Conti-Ramsden, 2002; Zabonati, 2003). Formare i genitori di bambini con problemi specifici è della massima importanza; se i genitori sanno cosa fare e come farlo molti problemi pratici si risolveranno e tanti altri che potrebbero sorgere saranno prevenuti. La valorizzazione della figura genitoriale in tal senso mira alla riscoperta della naturale vocazione educativa della coppia genitoriale in quanto tale. E ciò ben prima e ben oltre la sua interazione con altre istituzioni educative, secondo l’assunto per il quale i genitori sono pienamente in grado di dialogare con qualsiasi agenzia educativa, solo se sono pienamente consapevoli del proprio essenziale ruolo educativo nei confronti dei figli.

per citare questo articolo

Carmen Bruna Ibello:

La formazione della famiglia per la riscoperta della propria genitorialità,

n. 2 - Formazione,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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