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La foto di apertura è di Sandro Montefusco, scattata a Napoli, fa parte del progetto “Uomini sul confine”.

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Nord e Sud, la barriera invisibile

22 Aprile 2019
Sarà forse per una imprevedibile eterogenesi dei fini, ma accade sempre di più che nel presunto spazio liscio della globalizzazione risorgano barriere, confini, differenziazioni.
La foto di apertura è di Sandro Montefusco, scattata a Napoli, fa parte del progetto “Uomini sul confine”.

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Nord e Sud, la barriera invisibile

22 Aprile 2019
Sarà forse per una imprevedibile eterogenesi dei fini, ma accade sempre di più che nel presunto spazio liscio della globalizzazione risorgano barriere, confini, differenziazioni.

Il risorgere dell’aspirazione a piccole patrie che originano dalla paura del presente, dalla scomparsa delle aspettative ne è la testimonianza più chiara. Entrano in scena sempre più frequentemente comunità immaginate[1] che aspirano a trasmutarsi in nuove patrie sulla base di criteri linguistici e storico-culturali, spesso artatamente costruiti: la Padania leghista ne è un caso da manuale. Riecco allora il limes, i confini, che i romani erigevano anche con poderose opere per delimitare, sbarrare. È operazione di verità dire che taluni limes preesistenti si vanno rafforzando, quello ad esempio tra il Mezzogiorno e il resto d’Italia. Dopo decenni in cui il Sud si identificava con la questione meridionale, intendendo come tale un problema politico da riportare dentro la normalità nazionale, in anni più recenti il Mezzogiorno è ridiventato una zavorra per il paese. È tornata attuale l’idea di una alterità meridionale che è innanzitutto antropologica e dunque irredimibile.[2] Non è mancato, a dire il vero, un processo di culturalizzazione della subalternità del Sud. Negli anni cinquanta il sociologo americano Edward C. Banfield ricollegò l’atavica arretratezza del meridione all’incapacità dei suoi abitanti di elaborare strategie per reagire alla povertà, perché ogni loro energia veniva finalizzata alla conservazione della ristretta comunità familiare. [3] Una rappresentazione che generalizzava però lo studio del modo di vivere di poche famiglie contadine, senza tenere conto di altre esperienze collettive ricche di legami considerati a torto inesistenti tra gli italiani del Sud.[4] Eppure il familismo amorale, categoria che dobbiamo a Banfield, è una rappresentazione diventata una categoria analitica utile a incapsulare ogni discorso pubblico sul Mezzogiorno. Non va taciuto nemmeno che la rappresentazione del Sud in termini di alterità antropologica è stata interiorizzata dalle sue élite. L’effetto è stato il prodursi del dispositivo dell’orientalismo che si dà quando popoli colonizzati fanno propri gli stereotipi dei dominanti,[5] fino al punto che quando si attivano processi che si vogliono di liberazione a finire silenziati sono i veri subalterni, l’informante nativo.[6] L’altra faccia della medaglia è una corrente di pensiero che fa leva su presunti caratteri antropologici della gente del Sud – la lentezza, la predisposizione all’ozio e alla contemplazione – per fondarvi una riappropriazione dell’identità degli italiani del Sud, anche allo scopo di temperare le disparità del capitalismo globalizzato e i guasti di una industrializzazione forzata ritenuta estranea alla natura dei meridionali. È il pensiero meridiano di cui si è fatto portavoce il sociologo Franco Cassano. Certo è possibile qui intravedere il rischio di un processo di orientalizzazione interna: la costruzione di una identità fittizia, che esaspera caratteri che si vogliono antropologici, ricadendo nell’errore di immaginare una comunità inesistente. [7] Tuttavia, se assunte con cautela, non appaiono del tutto infondate le ragioni di chi crede che con un’adesione consapevole alla propria storia – non certo intesa come recupero acritico del passato – potrà darsi la possibilità di un nuovo protagonismo del Mezzogiorno e magari di un rilancio capace di arrestare i processi di distruzione dei legami sociali che segnano i tempi.[8] È il caso di dire allora che barriere persino più pericolose di quelle fisiche sono quelle immaginarie alimentate da stereotipi e da differenze assunte come dati di natura antropologica. Sono scorciatoie da evitare perché narcotizzano i destinatari immobilizzandoli in un’eterna subalternità. Per abbattere queste barriere occorre immaginarsi nel mondo più grande, in uno spazio attraversato non solo da merci e dati immateriali, ma da uomini e donne, dallo scambio tra le culture, l’unico modo in cui l’umanità è da sempre progredita. Il Mezzogiorno rimane un ponte privilegiato collocato com’è nel Mediterraneo, dunque per vocazione terra di passaggio e non di confine, terra di mescolanza e non di esclusione. Un ruolo disegnato non solo dalla natura ma dalla geografia umana e da una storia millenaria fatta di costruzione di relazioni tra i popoli, di scambi e di reti condivise. Gli orrori della guerra, della miseria e dello sfruttamento hanno attivato un gigantesco spostamento di esseri umani, molti dei quali finiscono decimati nel deserto libico o nelle acque del Mediterraneo, provocando in Europa l’innalzamento di altre barriere. Invece serve un movimento collettivo capace di romperle le barriere, quelle erette contro “gli altri” dal mondo di sopra, ma anche quelle che stanno sorgendo tra di noi, è il caso della marginalità economica. Dunque i processi di esclusione che sembrano riguardare gli altri riguardano anche noi. Per questo la consapevolezza che ogni tipo di barriera contro chiunque eretta ci interpella può essere l’inizio di una nuova storia per il Sud e per una società nel complesso sempre più nemica di sé stessa. Una nuova cultura della convivenza va costruita, individualmente, a partire da sé. Le pratiche di solidarietà, accoglienza e condivisione che contrassegnano tante realtà indicano che è possibile farlo. Che infine è possibile farcela tutti insieme è la lezione da tenere sempre presente.

[1] Benedict Anderson: Comunità immaginate – Manifestolibri – 1996

[2] Vito Teti: Maledetto Sud – Einaudi – 2013

[3] Edward Banfield: Le basi morali di una società arretrata – Il Mulino – 2010

[4] Isaia Sales: Storia dell’Italia mafiosa – Rubbettino – 2016

[5] Edward Said: Orientalismo – Feltrinelli – 2004

[6] Gayatri Spivak: Critica della ragione postcoloniale – Meltemi – 2004

[7] Francescomaria Tedesco: Mediterraneismo – Meltemi – 2017

[8] Franco Cassano: Il pensiero meridiano – Laterza – 2005

La foto di apertura è di Sandro Montefusco, scattata a Napoli, fa parte del progetto “Uomini sul confine”. Maggiori info qui.

per citare questo articolo

Raffaele Cimmino:

Nord e Sud, la barriera invisibile,

n. 12 - La linea di confine,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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