La realtà mediatica e dell’immagine, nella quale siamo immersi, contribuisce a enfatizzare tale fenomeno fino a rendere il corpo un’icona prevalente che si impone, in maniera assolutamente preponderante, su tutte le altre caratteristiche psicologiche e di personalità del soggetto a cui tale immagine viene fatta riferire. La relazione identitaria, che si costruisce per il tramite del corpo, risulta uno snodo evidentemente assai significativo. Tuttavia, tale rapporto diviene ancora più incerto e complesso se includiamo nella relazione Io-mondo non solo la corporeità, ma anche le tecnologie. Il rapporto con la realtà, infatti, non è più solo mediato dalla corporeità, ma anche dalla pervasiva relazione che intercorre tra corpo-macchina-mondo. In un’epoca come la nostra, la conoscenza della realtà viene profondamente influenzata dal computer, da Internet nella profonda consapevolezza che non sono più io da solo a conoscere il mondo attraverso il mio corpo, toccando, vedendo, sentendo, percependo, ma la conoscenza è frutto di molteplici interazioni e rappresentazioni, anche di matrice tecnologica, che rendono il reale virtuale e soprattutto, pericolosamente, trasformano il virtuale in reale. Da molto tempo, ormai, il rapporto uomo-macchina costituisce un versante di riflessione e di ricerca interessante che cerca di evidenziare e analizzare il valore delle macchine e delle tecnologie nella nostra vita. Tali studi viaggiano, soprattutto, nella direzione di valutare progressi e limiti dell’intelligenza artificiale e della realtà virtuale, aprendo il varco a ricerche avanzate nell’ambito della cibernetica [1] e della robotica.[2] La cibernetica, in particolare, che nasce intorno alla metà del secolo scorso, quando biologi e ingegneri provano a sviluppare modelli teorici comuni per macchine e sistemi biologici in grado di esibire semplici forme di comportamento adattivo, ha puntato, negli anni successivi, a realizzare sempre più macchine intelligenti [3] ovvero sistemi artificiali [4] che proprio in quanto costruiti secondo modelli di funzionamento di organismi naturali, provano a riprodurne comportamenti compatibili. In ambito robotico la spinta prevalente appare, dunque, quella di creare macchine capaci di interagire e funzionare in maniera sempre più sinergica con i bisogni e le funzioni dell’essere umano e pertanto, le ricerche in questo ambito, si stanno sempre più orientando verso la progettazione di sistemi bio-robotici contenenti all’interno modelli e strutture biologiche tali da essere sempre più affini e compatibili con la vita dell’uomo. Sviluppi applicativi ulteriori di tale approccio consentirebbero, in altre parole, di realizzare sistemi bionici per collegare il sistema nervoso dell’essere umano a sistemi robotici per mezzo di interfacce neurali, al fine di ripristinare, per esempio, funzionalità motorie e sensoriali in persone disabili o vittime di traumi. La protesi di mano cibernetica rappresenta, così, il paradigma di un sistema bionico, in cui l’interfaccia e parte dell’intelligenza del robot sono impiantati nell’organismo umano con l’obiettivo di ottenere un controllo naturale e diretto del robot. L’esempio appena riportato riguarda studi e ricerche intorno a una nuova emergente disciplina, definita neuro-robotica, [5] impegnata nella progettazione, fabbricazione e impianto di mani artificiali e di altri sistemi robotici che interagiscono profondamente con il soggetto che li indossa a livello motorio e cognitivo. Tali studi evidenziano, quindi, il rapporto sempre più stretto esistente tra corpo e macchina; rapporto che prefigura scenari futuribili in cui l’uomo potrà contare su ricambi tecnologici di parti del suo corpo, perfettamente integrate e biocompatibili, trasformandosi così in una sorta di cyborg. Il termine cyborg, [6] anche definito organismo cibernetico o bionico, indica un essere di forma umanoide costituito da un insieme di organi artificiali e organi biologici. Il confine tra essere umano e cyborg è sempre più sfumato, basti pensare ai progressi delle tecnologie applicate alle protesi, agli impianti estetici e agli organi artificiali. Tale termine, seppur nato in ambito medico e scientifico, ha tuttavia avuto maggiore fortuna in ambito fantascientifico.[7] Oggi ha acquisito due significati prevalenti: cyborg come essere umano potenziato, in virtù di consistenti modificazioni artificiali e innesti, e cyborg come androide, ovvero un robot umanoide, provvisto di apparati biologici, allo scopo di aumentare la somiglianza con l’essere umano. Da quanto fin qui affermato risulta evidente che siamo ormai lontani da quell’immagine di uomo prodotta dall’umanesimo che si configura nella descrizione data da Rosi Braidotti.
Un modello sistematizzato di riconoscibilità – di Identità – grazie al quale tutti gli altri possono essere valutati, normati e assegnati a una definita posizione sociale. L’umano è una convenzione normativa […] con un elevato potere regolamentare e dunque strumentale alle pratiche di esclusione e discriminazione. Lo standard umano rappresenta la normalità, la normazione, la normatività. Esso funziona trasponendo un particolare modo di essere umano in un modello generalizzato.[8]
Ci troviamo piuttosto di fronte a una nuova concezione di uomo che non può più essere considerato come una entità universale quanto piuttosto un soggetto mutevole, che si forma in base alle istanze sociali, politiche e storico culturali del contesto in cui è immerso nonché alle relazioni che instaura nei diversi ambiti in cui si trova ad agire. In linea con i princìpi delle correnti di pensiero che fanno capo al post-umanesimo possiamo affermare che è necessario ridefinire non solo l’identità umana e il suo rapporto con le alterità non umane ma anche le relazioni concettuali tra natura e cultura, biologico e tecnologico, naturale e artificiale.[
NOTE
[1] La cibernetica è la scienza che studia i fenomeni di autoregolazione e comunicazione, sia negli organismi naturali quanto nei sistemi artificiali. Si pone dunque come un campo di studi interdisciplinare tra le scienze e l’ingegneria.
[2] La robotica è una scienza che studia i comportamenti degli esseri intelligenti, cercando di sviluppare delle metodologie che permettano a una macchina (robot), dotata di opportuni dispositivi atti a percepire l’ambiente circostante e a interagire con esso, quali sensori e attuatori, di eseguire dei compiti specifici. Anche se la robotica è una branca dell’ingegneria, vi confluiscono gli studi di molte discipline sia di natura umanistica, come biologia, fisiologia, linguistica e psicologia, sia scientifica quali automazione, elettronica, fisica, informatica, matematica e meccanica.
[3] Guglielmo Tamburrini: I matematici e le macchine intelligenti — Bruno Mondadori — 2002
[4] Roberto Cordeschi: The Discovery of the Artificial — Kluwer, Dordrecht — 2002
[5] Le ricerche di neuro-robotica fanno prevalentemente capo al gruppo di ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, coordinato dalla professoressa Maria Chiara Carrozza. Il gruppo ha già sviluppato alcune mani artificiali per applicazioni robotiche o protesiche mediante il NEUROExos, un sistema robotico indossabile per il supporto funzionale di azioni quali il raggiungere, afferrare, manipolare gli oggetti nell’ambito dei progetti CYBERHAND e NEUROBOTICS. Tali progetti hanno contribuito in maniera fondamentale all’accrescimento delle conoscenze sui sensori tattili, la meccanica della mano, le interfacce neurali, e sui mezzi tecnologici necessari a sviluppare una nuova protesi cibernetica controllata direttamente attraverso interfacce neurali periferiche bidirezionali.
[6] Il termine cyborg nasce dalla contrazione dell’inglese cybernetic organism, ovvero organismo cibernetico, reso popolare da Manfred E. Clynes e Nathan S. Kline che nel 1960 utilizzarono tale espressione per riferirsi all’idea di un essere umano potenziato per sopravvivere in ambienti extraterrestri inospitali. I due scienziati ritenevano che un’intima relazione tra essere umano e macchina fosse la chiave per varcare la nuova frontiera dell’esplorazione spaziale in un prossimo futuro.
[7] La fusione tra uomo e macchina è un leitmotiv degli scrittori di fantascienza e del cosiddetto filone del cyberpunk nato nei primi anni Ottanta; ne costituiscono delle icone esemplari della cinematografia fantascientifica il protagonista di Terminator (1984), un androide assassino e il protagonista di RoboCop (1987), un poliziotto che, ucciso in servizio, viene fatto resuscitare trasformato in cyborg.
[8] Rosi Braidotti (Traduzione italiana di Angela Balzano): Il Postumano. La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte — DeriveApprodi — 2014
[9] Alessandro Ferrante: Pedagogia e orizzonte post-umanista — Led Edizioni — 2014