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La sociologa Chiara Saraceno

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Trasformazioni in casa

18 Aprile 2019
Il modo di intendere la famiglia, chi ne fa parte, chi può farne una, con quali aspettative e obblighi in base al genere e alla generazione, varia da una società all’altra e anche dentro una stessa società, a livello culturale ma anche normativo.
La sociologa Chiara Saraceno

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Trasformazioni in casa

18 Aprile 2019
Il modo di intendere la famiglia, chi ne fa parte, chi può farne una, con quali aspettative e obblighi in base al genere e alla generazione, varia da una società all’altra e anche dentro una stessa società, a livello culturale ma anche normativo.

Sarebbe quindi sbagliato dare una definizione univoca. A livello minimo direi che c’è famiglia quando le persone assumono impegni reciproci di solidarietà e responsabilità in modo sistematico e continuativo. Ma i contenuti specifici di questi impegni e responsabilità — nei rapporti di coppia, tra genitori e figli, tra figli adulti e genitori anziani e così via — possono differire da una cultura all’altra e anche da una generazione all’altra. Ad esempio, non dappertutto, e anche nella nostra società fino a un secolo e mezzo fa, sono l’amore e l’affetto a regolare i rapporti di coppia e di generazione. Non vi è nulla di meno naturale della famiglia, nel senso che sono le norme — culturali, religiose, giuridiche — a definire quali rapporti di sangue, affinità, alleanza, scelta reciproca costituiscono una famiglia, quali diritti e doveri ne scaturiscono. Nel discorso pubblico e anche nelle politiche, invece, troppo spesso si dà per scontato che ci sia un unico modo di fare famiglia: quello incentrato sulla coppia coniugale e su una divisione del lavoro in base al sesso anche quando si proclama l’uguaglianza tra uomini e donne, regolata dalla affettività e dove ci sono sempre nonni disponibili ad aiutare i nipoti, genitori ad aiutare i figli adulti e figli disponibili ad aiutare i genitori diventati fragili. Non tutte le famiglie sono così, non per cattiveria umana, ma perché sia le risorse disponibili, sia i modelli culturali di famiglia, di rapporti di genere e generazione sono differenti, e cambiano nel tempo, tra gli individui, i gruppi sociali, le società. Per quanto riguarda le società occidentali, il primo grande cambiamento ha riguardato i rapporti uomo-donna in direzione di una maggiore parità e di una più ridotta divisione del lavoro e delle sfere di competenza, anche se in Italia meno che in altri paesi, e anche se il cambiamento ha riguardato più le donne che gli uomini. In secondo La sociologa Chiara Saraceno 6 luogo, vi è stata una progressiva disimplicazione della sessualità dalla procreazione e della sessualità dal matrimonio, anche per le donne. Vivere insieme senza essere sposati e prima di sposarsi è divenuto un fenomeno diffuso, anche se in tempi e con intensità diversa tra paesi. Ciò ha comportato che il matrimonio, quando c’è, è diventato sempre più un rito di conferma piuttosto che di passaggio sia per quanto riguarda la sessualità, sia per quanto riguarda la procreazione. Anche in Italia, dove il fenomeno è iniziato più tardi che in altri paesi, ormai un matrimonio su tre è preceduto da una convivenza e un bambino su tre nasce da una coppia non sposata. Un’altra trasformazione riguarda la demografia. La riduzione della fecondità, unita all’allungamento della vita, ha modificato la forma della parentela. Ci sono meno fratelli, sorelle, cugini, ma più nonni, e più a lungo, a fronte di molto meno nipoti. E per lunghi tratti della vita adulta si ricoprono più ruoli generazionali: figlio, genitore, nonno, oppure nipote, figlio, genitore. Per chi è oggi un bambino o un adolescente la famiglia, intesa non solo come chi vive sotto lo stesso tetto, ma la parentela più stretta, appare molto più una relazione verticale che orizzontale rispetto a quanto aveva sperimentato la generazione dei nonni alla loro età. Un altro cambiamento riguarda l’incidenza della instabilità coniugale. Separazioni, divorzi, nuovi matrimoni, scompigliano i confini e le appartenenze famigliari delle persone coinvolte. Infine, le tecniche di riproduzione assistita non consentono solo di avere figli a chi non potrebbe biologicamente. Soprattutto quando si ricorre a donatori o donatrici di gameti e ancor più alla gestazione per altri, pongono in discussione, ben più dell’adozione, l’ovvietà della coincidenza tra generazione biologica e generazione sociale. Allo stesso tempo pongono la questione di come riconoscere la pluralità dei soggetti che concorrono alla messa al mondo di un nuovo essere umano. Le famiglie composte da una coppia dello stesso sesso, specie quando hanno figli, esplicitano al massimo alcuni di questi cambiamenti, anche se non riguardano solo loro. La diversificazione del modo di fare famiglia oggi è resa esplicita anche dai fenomeni migratori. Questi, da un lato, rendono visibili in modo talvolta drammatico sia a chi migra sia a chi accoglie modalità diverse di concepire la famiglia, i rapporti generazionali e di coppia, i modelli di genere che li informano. Dall’altro lato scompigliano i confini famigliari. Famiglie cosiddette transnazionali — in cui gli appartenenti a una rete famigliare vivono in paesi diversi — sono sempre esistite, nella misura in cui i fenomeni migratori non sono un fatto nuovo. Ciò che è nuovo è, da un lato la dimensione di massa del fenomeno e la sua diversificazione interna. Si migra per necessità, ma anche per scelta, spinti dal bisogno o dal pericolo, ma anche per studio, per migliorare la propria condizione lavorativa, per seguire un amore. Sono famiglie transnazionali tanto quelle delle badanti polacche o ucraine che fanno le mamme a distanza, utilizzando le nuove tecnologie, quanto quelle di chi ha figli che hanno studiato all’estero e lì hanno trovato un lavoro e/o una/un compagno. Dall’altro lato, sono nuove le possibilità offerte per mantenere le relazioni transnazionali da in nuovi sistemi sia di comunicazione sia di trasporto. Whatsapp, Skype e simili consentono di mantenere un contatto, anche visivo, quotidiano, impensabile anche solo a metà del secolo scorso, quando la comunicazione era affidata alle lettere — e ai tempi delle poste — e alle complesse telefonate internazionali. I viaggi low cost consentono, se non ci sono impedimenti politici e legali a vincolare la mobilità delle persone, ritorni periodici e scambi di visite frequenti. Le diverse legislazioni nazionali, ma anche le decisioni della Corte europea e della Corte dei diritti dell’uomo, accompagnano queste trasformazioni con tempi e modalità diverse. Per quanto riguarda i rapporti e i modelli di genere, ad esempio, le legislazioni sociali dei singoli paesi membri dell’Unione europea devono ormai prevedere il diritto dei padri e non solo delle madri a prendere un congedo per occuparsi di un figlio piccolo, ridefinendo così il ruolo paterno. Alcuni paesi hanno introdotto incentivi e/o quote riservate a questo scopo. Un numero crescente di paesi ha riconosciuto uno statuto giuridico alle coppie dello stesso sesso, sempre più nella forma del matrimonio e non di un istituto separato. Quasi tutti i paesi riconoscono anche il diritto alla filiazione di queste coppie, anche se talvolta con limiti — ad esempio, in Francia, solo tramite l’adozione. Anche la riproduzione assistita è regolamentata in molti paesi, tuttavia in forme diverse che aprono a un turismo riproduttivo, che a sua volta genera problemi che possono rendere molto vulnerabili i bambini, nella misura in cui il loro statuto legale e l’identificazione dei loro genitori legali rimane nell’incertezza e può essere contestato, coì come avveniva nell’adozione internazionale prima degli accordi dell’Aja. Direi che oggi le questioni normative, di diritto nazionale e internazionale, riguardano proprio questo settore, ovvero i diritti e lo status giuridico dei bambini che nascono con le tecniche di riproduzione assistita con donatore o donatrice e ancor più tramite gestazione per altri in un paese diverso da quello di chi li ha voluti come figli, quando questo che invece non riconosce la legittimità di queste pratiche. Riguardano anche il diverso statuto riconosciuto alle famiglie transnazionali, in termini di diritti al ricongiungimento famigliare ma anche alla mobilità tra paesi di componenti della stessa famiglia, a seconda del paese di provenienza, dello status di residenza legale e così via.

per citare questo articolo

Chiara Saraceno:

Trasformazioni in casa,

n. 14 - Le famiglie,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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La popolazione italiana residente al 31 dicembre 2016, secondo quanto riportato dal rapporto ISTAT 2017 sulla popolazione e le famiglie, è pari a 60.589.445 unità (29.445.741 maschi e 31.143.704 femmine), con un decremento rispetto al 31 dicembre 2015, di 76.000 unità.