RAPPORTI TRA IL SOGNO E LA COSCIENZA
Il sogno può essere definito uno stato mentale che si manifesta durante il sonno con la comparsa di eventi fittizi, usualmente organizzati in modo simile a una narrazione, legati alla generazione interna di sensazioni, percezioni ed emozioni.1 Tale aspetto affascinante dell’esperienza umana è associato a significati di predizione, interpretazione del destino, del comportamento e della salute mentale dell’individuo. [2] Nel corso del XX secolo, il sogno è stato al centro dei principali approcci psicoanalitici ai disturbi mentali, nel tentativo di pervenire, attraverso l’accurata valutazione dei sogni riportati dal paziente, alla fondazione inconscia dei sintomi, la cui importanza per la psiche è paragonabile a quella dei processi mentali consci.3 L’evoluzione delle conoscenze e dei progressi delle neuroscienze ha permesso di considerare, anche alla luce dei rapporti tra mente e cervello,5 il significato del sogno che rappresenta uno stato di coscienza generato dall’attivazione di aree cerebrali specifiche.6 In condizioni di veglia e di sogno varia la consapevolezza del sé: nel sogno normale, il soggetto mantiene la convinzione che ciò che percepisce, vede e sente, sia la realtà; viceversa nei sogni lucidi, il soggetto presenta un grado variabile di consapevolezza di stare sognando, fino alla rara anoneirognosi, in cui c’è confusione tra sogno e realtà.7 Negli umani la coscienza varia, in qualità e quantità, durante il ciclo sonno-veglia, e queste variazioni sono correlate a tre stati di funzionamento del cervello identificabili in: veglia, sonno REM — Rapid Eye Movement — e sonno non-REM.
IL SOGNO NELLE DIFFERENTI FASI DEL SONNO
Nel corso della notte si susseguono varie fasi del sonno, che possono essere individuate sottoponendo il soggetto alla registrazione elettroencefalografica — EEG: lo stadio 1 rappresenta la transizione tra il sonno e la veglia; lo stadio 2, in cui l’attività elettrica cerebrale rallenta e compaiono elementi tipici nel tracciato, come i fusi del sonno e i complessi K; gli stadi 3 e 4 del sonno ad onde lente o delta, fase del sonno profondo maggiormente ristoratore. Complessivamente, queste fasi costituiscono il sonno non-REM. Circa 90 minuti dopo l’addormentamento (circa 45 minuti dopo l’inizio dello stadio 4), l’EEG mostra aspetti di desincronizzazione, con scariche di onde theta, molto simili a quelle dello stadio 1 e 2. In questo stadio è possibile evidenziare movimenti oculari rapidi, visibili anche seguendo i globi al di sotto delle palpebre chiuse. Di qui il nome di sonno REM o sonno paradosso. La sequenza non-REM/REM si ripete ciclicamente nel corso della notte di sonno, in media 5 volte. La quantità relativa di sonno REM aumenta nei cicli più prossimi al risveglio. Durante la fase REM, il soggetto presenta un completo rilasciamento muscolare, ma se risvegliato appare vigile ed attento e riferisce, nella maggioranza dei casi, sogni variamente complessi.8 Studi più recenti documentano report di sogni anche al risveglio dal sonno non-REM.9 In fase REM, tuttavia, i sogni hanno una maggiore ricchezza narrativa, una più intensa coloritura emozionale e una più vivida esperienza percettiva. Gli individui nel sogno REM permangono consapevoli del proprio mondo interno, percependo stimoli emozionali, percettivi e sensoriali, per cui, secondo alcuni autori, questa fase costituirebbe uno stato protoconscio, in grado di fornire un modello di realtà virtuale del mondo che è funzionale allo sviluppo ed al mantenimento della coscienza nella veglia.5
CORRELATI NEURALI DELL’ATTIVITÀ CEREBRALE DURANTE IL SOGNO
Le basi biologiche del ritmo sonno-veglia sono delineate dalla spinta di influenze omeostatiche (accumulo di stanchezza – “pressione” per il sonno) e di variazioni circadiane (influenza delle variazioni luce/buio su nuclei ipotalamici), mentre meno chiari sono i correlati neurobiologici del sogno.10 Studi di imaging e di neurofisiologia cerebrale hanno riguardato i pattern di attivazione delle diverse aree cerebrali nel corso delle varie fasi del sonno11. In particolare, i reperti EEG durante la fase REM mostrano larghe sovrapposizioni con quelli dello stato di veglia, così come sostanzialmente simile appare il metabolismo cerebrale globale rilevabile alla Tomografia ad Emissione di Positroni (PET). Alcune aree cerebrali tendono a essere metabolicamente iperattive durante la fase REM. Tra queste, le aree associative visive occipito-temporali potrebbero essere responsabili delle allucinazioni visive vivide del sogno REM, mentre le regioni motorie e premotorie della corteccia, il cervelletto e i gangli della base promuoverebbero movimenti esperiti durante il sogno.12 L’attivazione del tegmento pontino, del talamo e delle aree limbiche e paralimbiche determinerebbe il contenuto emozionale dei sogni. Altre aree della corteccia prefrontale mediale, corteccia temporale e del cingolo posteriore interverrebbero nei processi di memorizzazione e di auto-referenzialità.13 È stata postulata una stretta sovrapposizione tra le regioni cerebrali del cosiddétto “default mode network”, attive quando il soggetto è sveglio ma non ingaggiato in un compito cognitivo e quelle che vengono progressivamente reclutate nel corso del sogno REM, di cui rappresenterebbero di conseguenza il substrato neurale.14
Altre regioni cerebrali sembrano essere ipoattive durante la fase REM. Tra queste la corteccia parietale inferiore destra, che è coinvolta nei processi volitivi della veglia. Soprattutto, è stata dimostrata una disattivazione funzionale delle aree della corteccia prefrontale dorsolaterale e orbitofrontale, ma anche del giro del cingolo posteriore, del cuneo e della corteccia parietale inferiore. Queste regioni sono tipicamente coinvolte nei processi di controllo cognitivo e metacognitivo, oltre che in alcune funzioni fondamentali dell’Io, tra cui la capacità di orientamento e la valutazione di realtà. Questo pattern, che ricorda la disconnessione funzionale tra aree cerebrali postulata nelle psicosi, sarebbe alla base dei fenomeni di alterata coscienza e mancata consapevolezza nei processi onirici, così come potrebbe contribuire alle lacune mnesiche del sogno.15 Meno conosciute le basi neurobiologiche dei sogni in fase non REM. Le immagini visive all’inizio della fase di addormentamento, talvolta configuranti vere allucinazioni ipnoagogiche, sarebbero sottese da attività anomale nelle aree visive e della corteccia paraippocampale. Infine, studi EEG e di Risonanza Magnetica Funzionale cerebrale (fMRI) hanno dimostrato che l’emersione dell’auto-riflessività nei sogni lucidi è associata ad una riattivazione funzionale della corteccia frontale, abitualmente inattiva durante il sonno REM.16
NEUROCHIMICA DEL SOGNO
Secondo l’ipotesi della attivazione-input-modulazione proposta da Hobson e altri, il sogno REM è un processo attivato nelle aree anteriori del cervello da un input sul talamo, proveniente dai nuclei colinergici mesopontini. Questa ipotesi sembra corroborata da evidenze indirette, come l’induzione di sonno REM da farmaci pro-colinergici. D’altra parte, è noto che l’impiego di antidepressivi capaci di potenziare la trasmissione della serotonina può intensificare la frequenza dei sogni. Fluttuazioni dei livelli corticali di serotonina, così come l’impiego di droghe serotoninergiche allucinogene, può provocare allucinosi.17
PERCHÉ SI SOGNA?
Noi conosciamo come, ma non perché si sogna. È possibile che questo fenomeno che, dal punto di vista biologico, costituisce un’attivazione del cervello, sia necessario per lo sviluppo ed il mantenimento di circuiti indispensabili per le funzioni cerebrali superiori, inclusa la coscienza.18 Questa ipotesi è sostenuta dal fatto che il sogno si sviluppa precocemente nei mammiferi ed in altre specie animali. Più recentemente, si è ritenuto che i sogni svolgano una funzione adattiva per la memoria in relazione a stimoli emozionali e per l’apprendimento.1 Jaak Pamksepp, un grande neuroscienziato statunitense, a proposito delle coscienza onirica, affermava che essa emergerebbe «forse da una forma primordiale di coscienza diurna, come se nella competizione per le risorse, i sentimenti contassero più dell’ingegno. Questa vecchia forma di coscienza diurna potrebbe essere stata soppiantata nel corso dell’evoluzione, così da consentire uno viluppo superiore del cervello».19 È possibile che i contenuti dei sogni possano rivelare le strutture che sostengono le forze motivazionali che dirigono le nostre strategie, le nostre scelte e gli stili di vita.
IL SIGNIFICATO SIMBOLICO DEL SOGNO E USO DELLE METAFORE PER L’INTERPRETAZIONE DELLE VISIONI ONIRICHE
Nella veglia come nel sonno, lo stile di vita ha diversi mezzi di espressione, tra i quali narrazione, ricordi, metafore e simboli. Lo Stile di Vita, ovvero l’impronta psichica inimitabile di ogni individuo, in cui confluiscono i tratti di comportamento, le idee e le opinioni elaborate dal pensiero, i sentimenti e le emozioni articolati al servizio di finalità prevalenti, dispone di ogni mezzo di espressione. Partendo dal presupposto che la vita umana è la vita di un essere che si muove, ogni movimento compiuto dall’individuo nel quotidiano è strettamente coerente con una specifica e individuale unità psichica di cui è espressione. L’adleriana concezione unitaria dell’uomo mette in luce nello stile di vita l’esistenza di un unico principio dinamico, che segue la naturale “legge del movimento” che spinge dal “basso” verso l’“alto”, dal “minus” verso il “plus”, da una posizione di “inferiorità” verso una di “superiorità”. In questa visione, lo stile di vita rispecchia tutti i processi psicologici, appartenenti allo stato di veglia o allo stato di sonno, formando un’organizzazione coerente con la meta, linea di orientamento il cui fine ultimo non differisce dal comportamento infantile fino all’adulto. La costanza del Sé-Stile di vita, così come l’unità e l’indivisibilità dell’individuo, permangono anche negli stati di sonno e di veglia, espressioni di movimento e di vita fra loro in armonia. Anche laddove emergessero incongruenze, si può addivenire, attraverso un’approfondita conoscenza dello stile di vita, ad una coerenza di significati. I sogni, in particolare, esprimono lo stile di vita del sognatore, in cui conscio e inconscio formano un’unità che, nel suo insieme, può essere conosciuta. Il sogno, nella psicologia adleriana, è un ponte che collega il passato e il presente con il futuro, in cui l’individuo collauda la sua posizione verso obiettivi attuali o ipotizzati, incoraggiando o scoraggiando determinate linee finalistiche. «Padrone dei sogni» è lo stile di vita che produce quelle emozioni e quei sentimenti di cui l’individuo ha bisogno per affrontare i propri compiti vitali, coerentemente con la propria legge del movimento individuale. Ci sono sogni che vengono ricordati ed altri che vengono dimenticati, in funzione di un sentimento sociale di autocoerenza; l’interpretazione analitica è funzionale al disvelamento delle finalità nascoste per cui il sogno è stato autocomunicato. A cosa serve dunque ricordare un sogno? Per il consolidamento dello stile di vita, i sogni sono sempre “utili”, sia che vengano ricordati sia che vengano dimenticati, poiché le emozioni direttamente rappresentate o simboleggiate, di cui i sogni sono densi, lasciano nello stato d’animo dell’individuo la loro traccia emotiva che permane e continua durante la vita diurna. Il sogno, quale strumento per stimolare sentimenti e sensazioni molteplici e funzionali, rivela quale aspetto dello stile di vita sente la necessità di essere rafforzato in quel momento di vita. Per questo motivo, l’attività onirica rappresenta una preziosa forma di comunicazione fra paziente e terapeuta, in qualsiasi fase del trattamento, la cui simbologia va colta attraverso una graduale e progressiva acquisizione dello specifico e privato codice linguistico di “quel” paziente. Per l’interpretazione di un sogno bisogna partire dalle parole raccolte all’interno del setting per giungere al pensiero che ha generato il sogno ed arrivare alla motivazione che l’ha mosso. Il linguaggio onirico è un linguaggio multimediale distante dalla comunicazione che caratterizza la vita relazionale di ogni giorno, la cui comprensione implica, il prendere le distanze dal linguaggio articolato scritto-parlato, espressione della “logica comune” dell’individuo. È possibile entrare nella logica privata soggettiva di quel sognatore attraverso la decodifica della comunicazione onirica che privilegia immagini simboliche, allegoriche, condensate, spostate, agglutinate, ritrovabili sia nel pensiero dei popoli primitivi, sia nel linguaggio egocentrico dei primi anni di vita del bambino, che nel dialogo interiore.
LE MOLTEPLICI FORME DI ESPRESSIONE DELLO STILE DI VITA
Ogni modalità psicologica di approccio all’essere umano si imbatte nello stile di vita della persona, bandolo della matassa da srotolare, il centro delle eventuali conflittualità nevrotiche. L’impegno dello psicologo, soprattutto se opera in processi di salutogenesi, consiste nella progressiva scoperta della profonda essenza dell’uomo considerato nella sua complessità, specificità ed universalità, attraverso la ricostruzione del suo stile di vita per attivare processi motivazionali. I mezzi di espressione per la conoscenza dell’individuo e dei suoi stili di vita sono molteplici. Un mezzo per poter entrare nelle linee dinamiche dello stile di vita dell’individuo, è la narrazione, il modo in cui egli si racconta, narra la propria storia o il proprio sogno: ciò che dice o non dice, le espressioni usate o mimate, gli eventi enfatizzati o quelli svalorizzati. Anche i ricordi che hanno un’importanza rivelatrice: non esistono ricordi casuali e nell’incalcolabile numero di impressioni provate da un individuo, egli sceglie di ricordare solo quelle che sente e che influiscono sullo stile di vita. I ricordi rappresentano la storia della propria vita, che egli ripete a se stesso per concentrarsi sul suo scopo e prepararsi, tramite le passate esperienze, ad affrontare il futuro con uno stile d’azione sperimentato. Le fonti del linguaggio simbolico, che sono il tessuto dei sogni, sono costituite sia dalla cultura contingente, all’interno della quale l’individuo interagisce, sia dal vissuto del singolo, le cui emozioni particolari sono in grado di travolgere con la loro soggettività gli schemi culturali di riferimento. La narrazione, i ricordi, i come se, i simboli e le metafore sono tutte espressioni psichiche finalisticamente orientate, elaborate dall’individuo come frutto del Sé creativo che si esprime nel mondo onirico. Solo dalla valutazione di tutti questi elementi si possono ricavare le necessarie impronte individuali da correlarsi al piano della simbologia. Bisogna dunque imparare a leggere tra le righe; la psicologia e l’interpretazione dei sogni ci aiutano ad apprendere l’arte di valutare i significati della vita e motivare al cambiamento degli stili di vita perniciosi.
L’IMPORTANZA DEL DORMIRE E DEL SOGNARE PER STARE IN SALUTE
Nel 1899, nell’austera Vienna di fin de siècle, l’allora giovane padre della psicoanalisi Sigmund Freud, concluse e consegnò alle stampe Die Traumdeutung, L’Interpretazione dei Sogni. Il libro, pubblicato per volontà dell’autore all’inizio del nuovo secolo, è uno degli scritti di Freud più conosciuto dagli psicoanalisti e tra quelli più letti dai non addetti ai lavori, anche a distanza di molti anni dalla sua prima edizione. Sul frontespizio del testo, Freud fece riportare l’esergo virgiliano Flectere si nequeo Superos, Acheronta movebo, come a voler richiamare l’attenzione del lettore sulla scelta di indirizzare la ricerca sul sogno e sul sonno verso la scoperta di un sapere rivoluzionario ancora sconosciuto. L’Interpretazione dei sogni fu accolto con freddezza dalla comunità scientifica che tendeva a considerare le teorie di Freud come se fossero “favole scientifiche” e solo quando, dieci anni dopo, Freud cominciò ad essere conosciuto, venne richiesta una seconda edizione. Finché l’autore visse ne furono stampate otto, l’ultima delle quali nel 1929. Freud, interpretando i propri sogni e quelli dei suoi pazienti nevrotici, è stato in grado di dare per la prima volta un significato a questi pensieri ed emozioni della notte, collegandoli a una parte della nostra personalità che è nascosta rispetto alla nostra percezione cosciente e che può emergere proprio nel sogno: l’inconscio. Il sogno è il rivelatore più fedele della dimensione dell’inconscio. Il concetto di inconscio, considerato il prodotto della rimozione di un desiderio, è anche il contenitore delle esperienze affettive e dei traumi grandi e piccoli, spesso ripetuti, che il bambino ha subito nelle sue prime relazioni con i genitori e con l’ambiente in cui è cresciuto. Esperienze che inconsapevolmente si possono riattualizzare nel corso dello sviluppo, fino a determinarne coazioni di infelicità e sofferenza. Per Freud il sogno rappresenta la via regia per raggiungere l’inconscio, il serbatoio libidico originario della nostra esistenza, il luogo in cui dimorano passioni ed emozioni remote: il sogno è la soddisfazione allucinatoria di un desiderio rimosso nell’infanzia. Il desiderio di cui parla Freud ha le sue radici nella sessualità infantile, che il bambino non può soddisfare nella realtà ed è costretto a rimuovere nell’inconscio dove tuttavia resta sempre attivo, perché l’inconscio freudiano non ha tempo né spazio. Ne deriva che l’inconscio è la forza motrice che spinge l’apparato psichico a lavorare nel sonno e che il sogno è determinato a sua volta dal desiderio che deve soddisfarsi allucinatoriamente, in maniera simbolicamente artefatta. Nell’inconscio si compie un lavoro per trasfigurare il desiderio e consentirne, attraverso nuove simbologie, il soddisfacimento; lavoro che consiste nella condensazione, spostamento, simbolizzazione e drammatizzazione. Ma che cosa sono questi processi? La condensazione permette al sogno di condensare lo spazio e il tempo. Lo spostamento permette al sognatore di focalizzare l’attenzione su un oggetto o una persona al posto di un’altra più significativa. Anche la simbolizzazione permette a un oggetto di essere rappresentato al posto di un altro e può assumere diversi significati in rapporto ai contesti in cui è sognato. La drammatizzazione fa sì che ogni sogno diventi la messa in scena di un dramma dove si muovono come attori molti personaggi dell’inconscio. La finalità del sogno resta per Freud quella di soddisfare un desiderio. Anche i sogni di angoscia rientrano in questa categoria. Ne L’interpretazione dei sogni Freud, anticipando quelli che saranno gli studi delle neuroscienze e della psicologia sperimentale sul sonno, considera il sogno come il custode del sonno nel senso che, mentre sogniamo, noi proteggiamo il nostro sonno. Nella concezione psicoanalitica il sonno serve all’Io per interrompere temporaneamente il lavoro psichico e fisico della veglia e ricaricare così il serbatoio di energie di investimento. Durante la vita di veglia l’Io, per svolgere le funzioni a cui è deputato (mantenimento del sistema difensivo, esame di realtà, funzione integrativa, mantenimento dei confini interni ed esterni e molte altre), utilizza un grande quantitativo di energia proveniente da fonti fisiologiche. Queste energie di investimento sulla realtà e i suoi innumerevoli impegni non sono facilmente recuperabili dall’Io nello stato di veglia: esse si esauriscono e decrescono progressivamente. Recuperare energie è possibile per l’Io solo in una condizione di rinuncia e ritiro in modo pressoché completo dal mondo circostante e da tutti i suoi interessi oggettuali, ma anche da tutti gli stimoli che possono perturbare lo stato del sonno. Gli elementi suscettibili di turbare il sonno possono essere di natura endogena: innanzitutto gli ormai noti desideri inconsci che si sforzano continuamente di arrivare alla coscienza e poi i processi residuali della vita vigile come preoccupazioni, assilli, timori, desideri che continuano ad essere attivi a livello preconscio (residui diurni) e ancora desideri, bisogni, stimoli di natura somatica. Inoltre, gli elementi perturbatori del sonno possono essere impressioni sensoriali di origine esogena e cioè provocate da stimoli fisici attualmente agenti sul soggetto che dorme. Disinteressarsi completamente del mondo esterno ed interno permette all’Io del soggetto di addormentarsi e di riacquistare così le energie spese durante la veglia. Si tratta, secondo Freud, di una condizione di recupero che si realizza solo attraverso una regressione dell’Io ad un narcisismo assoluto. Per Freud il sonno è una regressione allo stadio prenatale:
ci ritiriamo temporaneamente nello stato anteriore alla nascita, nello stato endouterino. Cerchiamo per lo meno di crearci delle condizioni molto simili a quelle di quell’epoca:calore, oscurità, assenza di stimoli. Alcuni tra noi si raggomitolano strettamente in se stessi, assumendo nel sonno una posizione simile a quella che avevano nel grembo materno. (1915-17)
Freud concepisce il sonno come necessario tempo quotidiano di regressione ad una condizione narcisistica. L’Io, che non riesce a smaltire gli effetti degli stimoli (interni ed esterni) pervenutigli durante lo stato di veglia, non è in grado di riconquistare con i propri mezzi il senso di pienezza, completezza e (re)integrazione tipico della sana soddisfazione narcisistica. È a questo punto che possiamo comprendere la funzione che Freud attribuisce al sogno:
collegando gli eccitamenti psichici e gli eccitamenti somatici con un desiderio inconscio, ed elaborandoli in un desiderio onirico che viene appagato nel sogno in modo allucinatorio, il lavoro onirico fa in modo che il sonno continui. (Nagera,1969)
Così il sogno ha la possibilità di neutralizzare, attraverso il soddisfacimento allucinatorio, gli stimoli, gli eccitamenti e i bisogni che disturbano il sonno. Pertanto
in un certo senso, tutti i sogni sono sogni di comodità, ubbidiscono all’intento di continuare il sonno, anziché a quello di svegliarsi. Il sogno è il custode, non il perturbatore, del sonno. (Freud, 1899)
Lo spazio onirico dell’esperienza sognata è come il foglio di carta offerto al bambino per i suoi scarabocchi. Questo genere di esperienza è in grado di arricchire la vita della persona; così come la sua assenza, al contrario, la impoverisce. Il sogno non è solo la via regia verso l’inconscio ma anche la strada maestra per la nascita di una vita interiore. «I sogni,» scrive Borgogno, «non sono unicamente i desideri freudiani a insistere, ma la realtà e l’Io del soggetto che ricercano una via futura di vivibilità, affettivamente più piena e socialmente più coinvolta». Il sogno permette anche di conoscere i sentimenti, le ansie, le modalità difensive della nostra vita intrapsichica, organizzate come espressione di una storia affettiva e personale; una sua funzione indispensabile è quella di trasformatore emotivo e generatore di salute mentale. Recenti ricerche in ambito neurofisiologico hanno dimostrato che il sonno è molto importante per la salute del nostro organismo. Dormire è indispensabile per la salute psico-fisica e, come ha scritto di recente sul New Scientist Matt Walker dell’Università di Berkeley in California, «non esiste un tessuto dell’organismo o un processo cerebrale che non sia migliorato dal sonno o che non venga pregiudicato dalla carenza di sonno». Dormire è indispensabile per consolidare la memoria, ripulire il cervello dalle tossine e da memorie inutili, invecchiare meglio, aumentare le difese immunitarie, ridurre il rischio di infarto, equilibrare gli apporti glicemici nell’organismo e per molte altre funzioni. Non poter sognare significa non essere in grado di riconoscere l’armonia o il conflitto, l’amore o l’odio, la serenità o l’ambivalenza che unisce l’Io alla realtà propria e a quella dell’altro. I sogni non sognati rimangono come aspetti della personalità nei quali l’esperienza è preclusa dall’elaborazione psicologica. Tra i disturbi caratterizzati da tale forclusione [1] ci sono i disturbi psicosomatici, gravi perversioni, stati disaffettivizzati e anche l’incapsulamento autistico (Confronta McDougall, 1982).
OPPORTUNITÀ E RISCHI DELLA ASTRAZIONE DIGITALE: LA FUGA E IL SOGNO WEB
La società moderna è profondamente influenzata dalla diffusione di dispositivi mobili strumenti e piattaforme digitali. È ormai all’ordine del giorno l’utilizzo di social media e dispositivi indossabili, fino ai sistemi di intelligenza artificiale e di realtà virtuale. Siamo di fronte a una rivoluzione digitale che porta con sé profondi cambiamenti al modo di vivere, lavorare e relazionarsi delle persone, alla trasformazione di interi settori produttivi e sociali e dei modelli di organizzazione ed erogazione dei servizi. Una “rivoluzione digitale” che sta ridefinendo le dinamiche sociali e produttive, sospinta anche dalla diffusione di strumenti tecnologici che hanno semplificato l’accessibilità alla rete e la fruibilità dei servizi in ogni momento e in ogni luogo, consentendo di essere connessi 24 ore su 24.25 Basti pensare come, in pochi anni, si sia passati dall’utilizzo del personal computer e delle prime consolle di videogiochi all’attuale diffusione dei social network, delle app presenti sugli smartphone e dei software che utilizzano l’intelligenza artificiale e la realtà aumentata. Questa evoluzione ha modificato il rapporto tra l’individuo e la tecnologia, tra gli individui stessi e tra questi e le organizzazioni. Infatti, se con i media tradizionali il rapporto era legato ai sensi (occhi, orecchie, mani), con i nuovi strumenti la relazione diventa immediata e diretta alla mente degli individui, creando connessioni dirette tra il nostro cervello e la rete e i servizi che essa offre. Questa astrazione digitale ha comportato sempre più la compressione dello spazio e del tempo, spingendo al limite la velocità di esecuzione e di pensiero e portando a vivere una vita in diretta oppure, rovesciando i punti di vista, portando a vivere un sogno virtuale che assume sembianze reali ma allo stesso tempo si allontana dalla vita quotidiana. L’innovazione digitale porta con sé un nuovo modus di pensare e di relazionarsi che comporta profondi cambiamenti nella vita quotidiana, introducendo sia nuove opportunità che nuovi rischi. La prima astrazione è rappresentata dal passaggio dall’analogico al digitale, trasformando in linguaggio binario (il linguaggio digitale dei dispositivi e della rete) ampie porzioni della realtà quotidiana del mondo reale e fisico. Altro elemento di astrazione è la creazione di ecosistemi digitali24 all’interno dei quali l’individuo si muove virtualmente. Questi ambienti favoriscono la circolazione immediata di contenuti e informazioni, mettendo in relazione istantanea parti lontane del mondo, abbattendo le distanze fisiche e temporali e rendendo possibile la condivisione di contenuti potenzialmente aperti e fruibili a tutti, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo.25 Quindi, uno dei principali cambiamenti imposti dalla astrazione digitale è rappresentata dall’assenza di confini predefiniti e di percorsi strutturati, controllati e formalizzati. Spesso questa libertà di interazione con l’esterno è soltanto illusoria e i confini sono determinati in un ecosistema virtuale — una sorta di comfort zone — in cui si muove l’utente. D’altra parte, la percezione dell’individuo di mancanza di limiti e di confini crea anche un aumento dell’incertezza e una sensazione di perdita di controllo.
Le certezze e i limiti del mondo analogico vengono sostitute dalle potenzialità dei nuovi strumenti digitali determinando un’ansia da esplorazioni di contenuti ed esperienze, a volte ignote, caratterizzate da elevati livelli di indeterminazione che non tutti gli utenti sono in grado di gestire in maniera corretta e razionale. Questo fa capire che la trasformazione digitale è stata introdotta nella società e accettata dalle persone che si sono dotate di meravigliosi strumenti tecnologici senza, però, avere un’adeguata consapevolezza e formazione sulle criticità introdotte da un improprio utilizzo degli stessi. Infatti, diversi studi hanno identificato ripercussioni sulla salute, associate all’aumento dell’uso della tecnologia negli adolescenti in età universitaria, tra cui una riduzione della qualità del sonno, una maggiore disattenzione e un aumento dell’indice di massa corporea (BMI). La mancanza di sonno negli adolescenti è stata associata a mancanza di produttività, depressione, mancanza di energia e scarso rendimento scolastico. Uno studio condotto da Olson e colleghi nel 2014 ha esaminato se l’uso del cellulare durante la notte avesse un impatto sulla qualità del sonno negli adolescenti dai 12 ai 20 anni. Lo studio ha scoperto che il 62% dei pazienti porta con sé il telefono a letto, il 37% continua a usarlo anche a luci spente e 1 adolescente su 12 viene svegliato da un messaggio nel cuore della notte 2 o più volte a settimana. Tutti questi fattori, a cui si aggiungono le ore spese a guardare programmi televisivi, hanno determinato un declino della qualità e della quantità del sonno negli adolescenti. Negli ultimi 2 decenni l’introduzione della tecnologia portatile e personalizzata (telefoni cellulari e computer) nella nostra società, ha aumentato la dipendenza da questi prodotti per le attività quotidiane. Al momento è difficile prevedere se questo cambiamento nell’uso della tecnologia avrà influenze benefiche o dannose sulla salute umana. Anche i bambini sono grandi consumatori di tecnologia, studi recenti del Massachusetts Aggression Reduction Center hanno rilevato che, in quinta elementare, il 40% dei bambini ha un cellulare. Generalmente i genitori riferiscono di aver comprato un telefono al proprio figlio per motivi di sicurezza e per poter garantire il contatto con la famiglia o con i compagni di scuola. Sondaggi realizzati nel 2011 e nel 2013 negli USA hanno dimostrato che è aumentato di 5 volte il tempo di fruizione dei bambini dei dispositivi mobili. La diffusione in commercio di giochi elettronici su tablet, se offre nuove opportunità di apprendimento, mostra anche di avere conseguenze su sviluppo motorio, livelli di attenzione e qualità del sonno. È stato rilevato da uno studio condotto su bambini di età compresa tra 4 e 11 anni che l’aumento del tempo di schermatura provoca un aumento dell’ansia, disturba il sonno e aumenta il numero di episodi di risveglio notturno. Studi su popolazioni pediatriche hanno anche dimostrato che guardare la televisione la sera ha ridotto significativamente le ore di sonno. Alcune di queste implicazioni per la salute potrebbero non manifestarsi fino alla tarda adolescenza o all’età adulta.
Una revisione sistematica di 36 studi di ricerca che studiano l’uso della tecnologia nei bambini ha proposto meccanismi mediante i quali l’uso di un dispositivo elettronico prima di andare a letto potrebbe causare disturbi del sonno. Gli autori hanno suggerito che l’uso di tablet e telefoni cellulare potrebbe spostare il sonno, poiché non vi sono orari di inizio o fine fissi per l’uso dei dispositivi mobile. In secondo luogo, è stato dimostrato che l’uso dei media prima di coricarsi aumenta l’eccitazione fisiologica, emotiva o mentale. Ciò è stato stabilito negli studi sui videogiochi e sui telefoni cellulari. In terzo luogo, secondo uno studio pubblicato da Cajochen e altri, le emissioni luminose degli schermi dei media elettronici potrebbero influire sul sonno. L’impatto della qualità/durata del sonno sulla crescita e sul benessere del bambino è stato ampiamente studiato. Il sonno è fondamentale per un funzionamento ottimale durante l’infanzia, inclusi salute, sviluppo, cognizione e comportamento. Numerosi studi hanno stabilito che il sonno scarso è associato a problemi comportamentali ed emotivi durante l’infanzia e l’adolescenza. La scarsa qualità del sonno può compromettere il funzionamento mentale e fisico ed è molto diffusa nei bambini con problemi comportamentali o emotivi come ansia, depressione o disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). La solidificazione di un legame tra l’uso della tecnologia al momento di coricarsi e la scarsa qualità del sonno può servire come punto di intervento per correggere i modelli di sonno e incoraggiare lo sviluppo infantile efficace. I ricercatori hanno iniziato a studiare la potenziale relazione tra un maggiore utilizzo della tecnologia e l’ADHD. Uno studio condotto da Christakis e colleghi ha scoperto che l’esposizione televisiva precoce nei bambini era associata a problemi attenzionali all’età di 7 anni. Uno studio che esamina l’associazione tra uso del telefono cellulare e disattenzione nei bambini delle scuole medie cinesi ha trovato un collegamento tra disattenzione e tempo trascorso a giocare al cellulare per più di 60 minuti al giorno. Numerosi studi hanno esplorato la relazione tra un maggiore uso della tecnologia e l’IMC. Gli utenti di telefoni cellulari ad alta frequenza ammettono di trascurare l’attività fisica al fine di utilizzare i loro telefoni cellulari e questo comportamento è associato a una ridotta idoneità cardiorespiratoria.
Il Dipartimento della Salute degli Stati Uniti raccomanda che i bambini e gli adolescenti (di età compresa tra 6 e 17 anni) partecipino ad almeno 60 minuti di attività fisica al giorno. La sostituzione del tempo dedicato all’attività motoria con l’uso della tecnologia sedentaria è il motivo per cui l’obesità infantile sta diventando sempre più diffusa in tutto il mondo. Uno studio di Goldfield e colleghi ha esaminato l’associazione tra la durata di queste abitudini sedentarie e i fattori di rischio del diabete negli adolescenti. Il tempo dedicato alla visione della TV viene, invece, associato a livelli elevati di emoglobina A1C, all’insulina a digiuno e al carico post-glucosio di 2 ore. Un altro studio di Hancox e Poulton ha confermato che l’IMC e la prevalenza di bambini in sovrappeso sono associati a un aumento delle ore di televisione guardate in tutte le fasce d’età. Questo dimostra che le conseguenze sulla salute dovute all’aumento dei tempi di visione televisiva si possono estendere non solo ai disturbi del sonno e dell’attenzione ma anche all’aumento dell’IMC e alle comorbilità metaboliche associate. Si comprende, dunque, quanto sia necessario che si sviluppi nei genitori una capacità di educare i propri figli ad un uso responsabile delle tecnologie e che le istituzioni deputate alla salute pubblica pianifichino interventi mirati a una maggiore consapevolezza e conoscenza dei potenziali rischi di un utilizzo scorretto di questi dispositivi, per consentire uno stile di vita che rispetti anche il giusto ritmo veglia-sonno.
CORRISPONDENZA TRA SOGNO E LINGUAGGIO
Sognare è un processo continuo che avviene sia durante il sonno, che, inconsapevolmente, durante la veglia. Se una persona è incapace di trasformare le impressioni che riceve dalle sue esperienze emotive in ricordi, emozioni, immagini, non sarà in grado di sognare, né quando dorme né quando è sveglia.
Fino a quando è incapace di sognare la sua esperienza emotiva, l’individuo non può cambiare, non può crescere, non può diventare qualcosa di diverso da ciò che è stato. (Ogden,2008)
In alcuni periodi della vita succede che i sogni diventano più concreti, pur rimanendo impregnati di una certa dose di fantasia e fatalità. Alcuni personaggi hanno influenzato e sono stati espressione del pensiero e della cultura di quel popolo e ci sono giorni che hanno segnato, e segneranno le pagine dei libri della storia. Punti di svolta, inizio di percorsi di crescita e sviluppo, passaggi di progresso, ritrovamenti di vita e di umanità, tappe di quella umanizzazione progressiva, nei quali dobbiamo riporre la speranza.
IL SOGNATORE DI LE NOTTI BIANCHE DI FËDOR DOSTOEVSKIJ
Il sognatore, protagonista del romanzo Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij, è un emarginato senza un nome, escluso e completamente estraniato dal mondo. Nella sua vita, per quattro notti, si inserisce una giovane donna di diciassette anni, Nasten’ka, che, con il suo irresistibile amore per la vita, riesce a destare il sognatore e a fargli assaporare, anche se solo per un istante, la vita vera. I desideri del sognatore, per quanto forti e totalizzanti, sono insomma destinati al più cocente dei fallimenti: la sua relazione idealizzata con Nasten’ka dura il breve spazio di quattro notti, in cui i due non fanno che confidarsi le reciproche infelicità. Momento di particolare rilievo è la seconda notte, durante la quale, il sognatore si descrive alla ragazza dicendo:
Impallidirà il tuo fantastico mondo, appassiranno e moriranno i sogni tuoi e cadranno come le foglie gialle dagli alberi… Oh, Nàstenka! Sarà triste restar solo, completamente solo, e non avere neppur nulla da rimpiangere, nulla, proprio nulla… perché tutto quanto perderò, non è stato che nulla, uno stupido, tondo zero, nient’altro che sogno!
È così che il sognatore descrive l’esistenza dell’uomo comune: ordinaria, arida, sterile, penosa e priva di quel briciolo di follia che in ogni momento ci permetterebbe di trovare riparo nei posti più misteriosi. Lo stesso sognatore vorrebbe seguire questa logica, abbandonarsi alle sue fantasticherie e credere che in fondo, questo sia l’unico modo per vivere a pieno. Ma, per quanto realistico e tangibile, il sogno rimane sempre impreciso e in ogni modo finisce per svelare, al risveglio, tutti i suoi punti deboli, le sue incongruenze e, infine, la sua follia. Per questo, anche il sognatore, sa che prima o poi l’ora funesta arriverà per tutti e che, in un modo o nell’altro, ognuno di noi, in cambio di un solo istante di vita vera, sarà disposto a sacrificare anni di sogni e di fantasticherie. Il momento della verità però non è prevedibile e il sognatore, pur sapendo che le sue fantasie sono labili ed effimere, non può fare a meno di continuare a sognare, alla ricerca di immagini e sensazioni che soddisfino il suo bisogno di amore e di felicità. Dunque, perché non essere artefici della propria esistenza, obbedire al nostro bisogno anche di sognare e dire “sì” alla nostra immaginazione sia essa colma di speranza?
IL SOGNO DI MARTIN LUTHER KING
Il 28 agosto 1963 — era un mercoledì — iniziò il sogno. In quel giorno a Washington il tempo era radioso. Condizione perfetta per la grande marcia che Martin Luther King [2] e diverse organizzazioni religiose avevano organizzato per il sostegno dei diritti civili, il lavoro e la libertà. Duecentocinquantamila persone, in gran maggioranza neri, venuti da ogni parte degli USA. Sul palco si succedevano cantanti e attori da Bob Dylan a Joan Baez, da Marlon Brando a Harry Belafonte, Sidney Poitier, Paul Newman. Ragazzi che cantavano, bambini che giocavano. Musica e festa dappertutto davanti al Lincoln Memorial. E alla fine il discorso del sogno. Clarence Jones, consigliere di M. L. King e coautore della prima stesura del discorso che King avrebbe dovuto leggere, racconta quello che avvenne:
Martin stava leggendo il testo che avevamo preparato quando Mahalia Jakson, la sua cantante gospel preferita, che lo stava ascoltando, gridò: «Raccontagli del sogno, Martin! Raccontagli del sogno!»
Riascoltandolo o rileggendolo dopo più di cinquant’anni, ti rendi conto che il suo fascino e la sua forza comunicativa non sono frutto di una fredda tecnica oratoria, ma scaturivano dalla capacità di comunicare, di ascoltare, di rispondere a un appello, di svelarsi e donarsi, di dare voce all’anima, di essere l’anima di un popolo che, nella speranza e nel segno di una parola profetica, si fa comunità e fa diventare realtà l’utopia. È nella parte finale di quel discorso che si intravede l’anima di quel sogno:
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza. Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia. Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi. Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. È questa la nostra speranza.
Martin Luther King sosteneva:
Se sogni da solo, il tuo sogno resta un semplice sogno, se sogniamo insieme il nostro sogno diventa realtà.
IL SOGNO SOSPESO DI GRETA THUNBERG
Domenica 23 settembre 2019, Greta Thunberg, [3] al Summit Onu sul clima, apre il suo discorso dicendo:
Vi ringrazio per essere qui con voi, negli Stati Uniti, una nazione che per molta gente è il paese dei sogni. Anch’io ho un sogno: che i governi, i partiti politici e le grandi aziende colgano l’urgenza della crisi climatica ed ecologica, si uniscano nonostante le loro differenze, come dovrebbe accadere in un’emergenza, e attuino le misure necessarie per salvaguardare le condizioni di una vita dignitosa per tutti sulla terra.
Greta sogna che le persone al potere, così come i media, comincino a trattare questa crisi come l’emergenza esistenziale. Questo è il momento della storia in cui abbiamo bisogno della forza dei sogni ma anche di essere del tutto svegli, per guardare in faccia la realtà, i fatti, la scienza. E la scienza non parla, afferma Greta, di «grandi opportunità di creare la società che abbiamo sempre voluto. Ci parla di indicibili sofferenze umane, che diventeranno sempre peggiori quanto più a lungo tarderemo ad agire». Greta ci esorta dicendo «non dovete giocare a testa o croce con il futuro dei vostri figli. Invece, dovete unirvi al seguito della scienza. Dovete agire. Dovete fare l’impossibile. Perché rinunciare non è mai una scelta».
CONCLUSIONI
Un tempo in Israele, quando si incontrava qualcuno, non gli si chiedeva Come stai?, ma Che cosa hai sognato questa notte? Domanda, questa, che potrebbe essere tradotta in: L’Eterno si è affacciato nel Regno della Notte? I sogni secondo C. G. Jung,3 fondatore della psicologia analitica, sono l’espressione di quell’inconscio collettivo, ovvero di quella profondità, patrimonio di simboli e di immagini archetipiche — cioè primordiali e appartenenti alla specie che tutti gli uomini condividono. I sogni sono anche immagini terapeutiche che possono curare, trasformare e realizzare la nostra vera natura. Molte persone domandano: Cosa devo fare quando non ricordo i sogni? Niente. Semplicemente aspettarli… prima o poi arrivano. (Raffaele Morelli). Ognuno di noi ha un sogno che gli cambia la vita, anche se magari compare dopo molti anni: si tratta di saperlo aspettare. Le immagini oniriche vengono per aprire la porta a quel sapere eterno, quel senza tempo che abita ciascuno di noi e che spesso non riconosciamo. Dunque, se l’individuo dialoga con spazi transpersonali e si cura attraverso il sonno e i sogni, così l’umanità, nel suo insieme, fabbrica sogni che si condensano in utopie che governano gli orientamenti del pensiero cosciente e i processi di sviluppo. La fantascienza ha anticipato, ad esempio, alcuni scenari attuali, incluse purtroppo anche le catastrofi. La speranza di un mondo sempre migliore è legata però alla nostra capacità di sognare e immaginare mondi possibili e se noi producessimo sogni positivi daremmo all’umanità una possibilità di vederli e realizzarli affinché il sogno divenga realtà. Ecco perché il sogno, come l’utopia e la fantasia connessi alla speranza, divengono possibilità di evoluzione, ed è anche questo il motivo per cui dobbiamo fare attenzione a cosa pensiamo e/o a cosa produciamo anche in forma di filmati o di scritti. In tale ottica, pensare a un giusto equilibrio fra pause di riposo che consentano lo sviluppo del pensiero creativo, la velocità della trasmissione delle informazioni e la razionale produttività senza sprechi, può divenire il nuovo sogno dell’umanità nel rispetto e nella salvaguardia dell’ambiente. Il digitale come innovazione, in questa epoca di pandemie e catastrofi naturali, potrebbe essere una preziosa risorsa poiché riesce a connettere gli individui a distanza, consente lo sviluppo di relazioni trasversali, aiuta a superare l’isolamento degli individui fragili e bisognosi allocati in zone non facilmente raggiungibili, velocizza le comunicazioni, ma può essere anche un boomerang. Pertanto tale processo di sviluppo deve essere operato responsabilmente, forse anche dando il compito a chi produce di prevedere le giuste azioni di smaltimento o riconversione degli elementi di scarto. Sognare insieme sviluppo e sostenibilità nel rispetto dell’ambiente, all’insegna della moderazione dei consumi, potrebbe essere il nuovo sogno per la sopravvivenza e il benessere della nostra Umanità.
NOTE
[1] Meccanismo di difesa di diniego, caratterizzato dalla preclusione del desiderio e da pratiche pulsionali sregolate, in cui vi è la completa scotomizzazione del dato di fatto conflittuale, che per J. Lacan è all’origine della psicosi.
[2] Martin Luther King – pastore protestante, politico e attivista statunitense, leader dei diritti civili – nato ad Atlanta il 15.1.1929 fu assassinato a Memphis il 4.4.1968. Alle 18.01 King uscì sul balcone del secondo piano del motel dove alloggiava in quei giorni: fu subito colpito da un colpo di fucile di precisione alla testa; trasportato in ospedale i medici constatarono gli irreparabili danni cerebrali. La sua morte fu annunciata alle 19.05. 1948.
[3] Greta Thunberg, attivista svedese di 16 anni – il 20 agosto del 2018 ha deciso di smettere di andare a scuola fino alle elezioni legislative in programma il 9 settembre..Greta la sua decisione l’ha presa come protesta per le eccezionali ondate di calore e gli incendi boschivi. Che a suo dire non trovavano un argine nella politica del suo Paese. Durante l’orario scolastico rimaneva seduta di fronte al Parlamento di Stoccolma, stringendo tra le mani un cartello che recitava Skolstrejk för klimatet (Sciopero della scuola per il clima). Dopo il 9 settembre è tornata a scuola. Ma ha continuato ad appostarsi di fronte al Parlamento del suo Paese: un appuntamento fisso, ogni venerdì. Adesso è candidata al premio Nobel per la Pace.
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- A.Rotolo: Rivoluzione digitale: un cambio di paradigmi senza precedenti. L’innovazione digitale nei servizi di welfare — White Paper — 1/2019 OCAP
QUOTIDIANI
La Stampa del 24 settembre 2019
Il Corriere della Sera del 24 settembre 2019
AUTORI
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U.O.D. Promozione e Potenziamento, programmi di “Health’s Innovation, Regione Campania
Pietrina Bianco
ASL Napoli 2 Nord
Keoma Colapietro
Dipartimento delle fragilità, ASL Caserta
Vincenzo De Luca
U.O.S. Ricerca e Sviluppo, UOC Affari generali, AOU Federico II
Sara Diamare
U.O.D. Promozione e Potenziamento Programmi di “Health’s Innovation”, Regione Campania
Teresa Gianni
ASL Salerno
Giovanni Improta
Dipartimento di Sanità Pubblica/Comitato Scientifico SISPeD (Società Italiana di sanità pubblica e Digitale)
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ASL Benevento
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ASL Salerno
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U.O.S. Ricerca e Sviluppo, UOC Affari generali, AOU Federico II
Gruppo Pro.MIS-Campania*
Cozzolino Santolo, Belli Antonello, Guarino Erni, Francesca Fiadone
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Della Vecchia Antonio
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ASL Napoli 2 Nord
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Vittorioso Luigi
Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale Ospedali dei Colli
NOTA BENE
Si ringraziano per l’assistenza tecnica Maria Ferrario e Bonaventura Vitale.
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