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In copertina, illustrazione di Bruna Pallante: omaggio a Martin Luther King. Dettaglio

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Penso dunque sogno

10 Aprile 2020
Il sogno ci mette in contatto con la nostra dimensione più profonda. Nei sogni esprimiamo i nostri desideri, le nostre preoccupazioni o paure e lo facciamo attraverso immagini, suoni, sensazioni, colori ed emozioni. Ma il sogno di una persona non vedente?
In copertina, illustrazione di Bruna Pallante: omaggio a Martin Luther King. Dettaglio

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Penso dunque sogno

10 Aprile 2020
Il sogno ci mette in contatto con la nostra dimensione più profonda. Nei sogni esprimiamo i nostri desideri, le nostre preoccupazioni o paure e lo facciamo attraverso immagini, suoni, sensazioni, colori ed emozioni. Ma il sogno di una persona non vedente?

In che modo può essere descritto o raccontato? È fatto di immagini? Mi hanno aiutato in questa ricerca da tre amici non vedenti, loro sono Luca, Paola e Salvatore. Li distingue il fatto che Luca ha vissuto un’infanzia da ipovedente, Paola ha visto fino all’età di 22 anni e Salvatore è cieco dalla nascita. Insieme abbiamo pensato di poter dare un contributo articolato e completo alla descrizione del sogno nella dimensione della cecità ed è stato un momento di ricerca interiore e di introspezione, con una attenzione particolare rivolta alle proprie sensazioni ed emozioni. Per favorire questo processo, abbiamo pensato di darci un tempo di ascolto durante il quale poter raccogliere e accogliere le proprie riflessioni, i propri pensieri, le proprie emozioni per poi condividerle, prendendo atto anche della difficoltà di descrivere i propri sogni. Sono state effettuate ricerche scientifiche rispetto alle modalità attraverso cui sognano i non vedenti in cui si afferma che, così come accade per i vedenti, anche per i non vedenti nella fase REM del sonno si attivi la corteccia visuale occipitale ossia quella parte del cervello a cui arrivano le immagini. La corteccia visuale genera immagini integrando le informazioni dei sensi vicarianti ma, secondo questi studi, è addirittura possibile l’esistenza di una banca dati di immagini innate utilizzate dall’uomo per preservare la propria specie. Sulla rivista scientifica Focus è stato pubblicato un articolo in cui si afferma che se la cecità è congenita, o è sopraggiunta prima dei 5 anni, i sogni hanno forti componenti olfattive, gustatorie e tattili. Non ci sono però immagini definite, semmai lampi di luce, dialoghi, viaggi, sensazioni di calore, rumori, emozioni provate nel corso della giornata, sono questi i temi più ricorrenti. Chi invece ha perso la vista dopo i 7-8 anni sogna come le persone vedenti, utilizzando però immagini che fanno riferimento ai ricordi.[1] Altri studi hanno evidenziato che sono molto frequenti gli incubi nei non vedenti, tra questi, quello di perdersi o di cadere e ipotizzano che ciò sia dovuto alle ansie incontrate nella vita di tutti i giorni.

LUCA

Luca racconta, infatti, che i suoi sogni non sono proprio sereni: «Prima i miei sogni erano più belli rispetto a oggi, anzi posso dire che sia cambiato proprio il mio modo di dormire. Quando sei piccolo sei più spensierato e questo incide anche sui sogni. Non faccio sogni lunghi, posso descriverli come dei flash. Da piccolo non vedevo tutto e oggi vedo solo le luci e le ombre e quindi dovrei sognare diversamente da prima ma non è così… Nel mio ultimo sogno, ad esempio, giocavo a calcio e quel momento per me era reale. Nel sogno riuscivo a vedere il pallone, anche se nella realtà non lo vedo, il pallone era bianco e, anche se non riuscivo a distinguerne le peculiarità, so per certo che era un pallone di quelli di cuoio con intorno delle strisce, tipo stelline, e questa è un’immagine che devo aver registrato nella memoria quando ero piccolo, quando avevo un visus maggiore e riuscivo a percepire la forma degli oggetti intorno a me. Ma sono convinto di non sognare soltanto le immagini che ricordo. Un giorno ho sognato dei bambini di cui riuscivo a vedere il volto e alcuni particolari: i capelli a caschetto, un nasino regolare, la forma degli occhi che non saprei dire di che colore fossero, così come posso dire che indossassero una maglietta scura ma non se fosse nera o blu perché sin da bambino ho avuto difficoltà nel discriminare i colori. Io non ho mai incontrato o conosciuto questi bambini per cui probabilmente nel sogno posso ricordare delle immagini ma posso anche crearle. Ho dei sogni ricorrenti… quello in cui vorrei correre e mi sforzo di farlo ma senza riuscirci, sento una forza che mi blocca, tanto che al risveglio sento le gambe stanche. Oppure sogno di un cane nero, che sembra un dobermann, che mi attacca fino a farmi svegliare. Vivo la presenza di un cane come un pericolo per me perché è molto veloce, mi sfugge e ho la sensazione di non riuscire a gestirlo. Se posso affermare di vedere nei sogni? A volte è buio e altre volte vedo ma non le caratteristiche degli oggetti o delle persone. Mi sono considerato sempre un ibrido ed è come se fossi su una linea di confine, è come non riuscire a prendere una decisione tra nero o bianco e io a volte mi sono sentito così…Vedo? Non vedo?… Vedo e non vedo… Resto al centro tra le due dimensioni».

PAOLA

Paola, la fidanzata di Luca, racconta che nei suoi sogni può dire di vedere le immagini poiché ha iniziato ad avere un peggioramento della vista quando aveva circa 22 anni, fino a perderla del tutto. Anche lei afferma come Luca che i suoi sogni non sono più così spensierati come quando aveva 15 anni: «Sarà perché si cresce, sarà per la perdita della vista, o può essere dovuto al periodo che una persona sta attraversando, se è un momento di studio intenso oppure di stress o di incertezza. I miei sogni sono comunque abbastanza lineari, vedo colori, forme, persone e volti. Ho dei sogni ricorrenti, alcuni, sono rimasti gli stessi sin da quando ero bambina e mi accomunano a tante altre persone, come quello di cadere nel vuoto svegliandomi di soprassalto. Spesso sogno di scendere delle scale e ce ne sono di tante tipologie… larghe ricoperte da un tappeto, scale antincendio o vicine agli ascensori. Sicuramente negli ultimi anni, da quando la vista è peggiorata, percepisco meno le cose intorno a me e la sensazione di questo limite persiste anche nel sogno. Mi capita sempre di avere uno sdoppiamento nei miei sogni, in essi riesco a percepire le immagini intorno a me abbastanza nitide, anche se non dettagliate: le strade, le persone, gli oggetti ma la “Me” protagonista dei miei sogni non vede. In uno dei miei ultimi sogni ero sotto braccio di un’amica e camminavamo per andare a una festa, io vedevo il gradino davanti a me ma la “Me” del sogno non lo vedeva. A un certo punto avevo bisogno di fare una telefonata e, pur discriminando bene la tastiera del cellulare, non riuscivo a digitare il numero e chiedevo alla mia amica di farlo per me. Anche nei sogni, come nella realtà, sento forte il desiderio di voler fare delle cose ma non riesco a farle appieno perché riconosco, anche in quella dimensione, la mia disabilità visiva, come quando ho sognato di avere davanti al viso un’ape e seppure la vedessi bene, in tutti i suoi dettagli, non riuscivo a muovermi per cacciarla via».

SALVATORE

Salvatore è un ragazzo molto socievole, sta studiando per diventare avvocato e si occupa di ricerca in ambito giuridico. È molto entusiasta di condurmi con lui in questo viaggio nella dimensione dei suoi sogni, racconta: «Siccome amo suonare il pianoforte, che studio da dieci anni, sogno spesso la musica  o sogno di suonare a un concerto o di affiancare il mio cantautore preferito che è Fabrizio De André. Per descrivere i miei sogni non posso dire di vedere, posso affermare di trovarmi in dei luoghi e racconto ciò che immagino di aver fatto. Posso descrivere i miei sogni come situazioni o avvenimenti, come trovarsi su una spiaggia, in un bosco, seduto davanti a un pianoforte a suonare. Poiché non vedo dalla nascita, sono fondamentali le sensazioni che vivo e che trasporto nei miei sogni. Quando sono all’interno di un luogo come un teatro, sento la presenza della platea e ne percepisco la sensazione di attesa, di suspense, mi chiedo cosa stia per accadere di bello, di scenografico intorno a me. Se sono su una spiaggia in riva al mare e sento il suono delle onde che si infrangono sugli scogli o sento in un bosco l’odore della natura e il fruscio delle foglie che si muovono sugli alberi provo una sensazione di tranquillità. In una piazza percepisco la sensazione di confusione perché intorno a me c’è tanta gente e, quando sono a casa,  provo una sensazione di calore, che è anche di affetto, perché sono circondato dai miei familiari. Io posso dire di vedere nei miei sogni ma il mio vedere è legato a ciò che ho toccato, ho sentito, ho gustato, ho annusato. Vedo… ma attraverso gli altri quattro sensi».

Paola, Luca e Salvatore si dicono contenti di aver potuto condividere le proprie riflessioni rispetto ai sogni, ci confrontiamo sul fatto che molte persone pensano che chi non vede non abbia la possibilità di sognare e in proposito Luca esclama sorridendo: «Io sono un non vedente e non un non pensante e in quanto pensante sono anche sognante».

PER APPROFONDIRE

per citare questo articolo

Maria Mazzaro:

Penso dunque sogno,

n. 19 - Il sogno,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Ho più volte provato a scrivere e riscrivere questo editoriale per il numero sul sogno e ogni volta ho ricominciato daccapo: quando abbiamo progettato questo numero di Orione eravamo ben lontani dalla pandemia da Covid-19 e la vita scorreva — anzi correva — come al solito.