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Orpello grafico (dettaglio di copertina)

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Il senso del tempo e della vita

19 Gennaio 2026
A marzo di quest’anno ho visitato per la prima volta il Museo Eidos.
Orpello grafico (dettaglio di copertina)

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Il senso del tempo e della vita

19 Gennaio 2026
A marzo di quest’anno ho visitato per la prima volta il Museo Eidos.

Ad accogliermi, Maria e Sara, le guide, che con estrema premura e gentilezza, mi hanno introdotto nel piccolo museo, non a caso da loro definito “scrigno”. Su invito di Sara, mi sono avvicinato all’opera di Tiziano Vecellio, Allegoria della Prudenza, qui riprodotta in bassorilievo prospettico. Inizio il mio viaggio esplorando per prima le dimensioni della traduzione per poi procedere con i tre volti umani e con le teste dei tre animali sottostanti. Vivo l’esperienza come se fosse un’avventura, un rito. Sfioro di continuo le figure che, con il supporto di Sara, si arricchiscono di volta in volta di nuovi dettagli, fino a riprodursi nella mente con l’immagine sempre più definita. Una in particolare attira con insistenza crescente la mia attenzione; è l’autoritratto dell’autore. A questo punto avverto uno strano turbamento; gli stimoli tattili sembrano deviare dal fine descrittivo e prendere una direzione diversa, irrompendo nella sfera emotiva e facendomi sentire in sintonia con l’opera. Il tempo si contrae, passato e presente si fondono. Ora sono i pensieri di Tiziano che attirano la mia attenzione e, una serie di domande, interrogativi e misteri, premono nella mente alla ricerca di risposte. È come se la distanza temporale fosse diminuita tra me e Tiziano creando un’intimità; il dipinto è di fronte a me, sempre più vivo; resto a meditare, preso da un senso di commozione. A questo punto credo di aver smarrito la cognizione del tempo. Chiedo a Sara l’ora: le 11,45. Sono trascorse oltre due ore, e nel rispetto anche delle esigenze altrui, ci accomiatiamo con la promessa da parte mia di ritornare. È giugno: eccomi di nuovo al Museo Eidos, da solo con il mio accompagnatore, che “libero”, dopo l’accoglienza amorevole di Maria e Sara.

In quest’immagine Angelo, l’autore, al Museo Eidos durante l’esplorazione dell’Allegoria della Prudenza guidato da Sara
Angelo durante l’esplorazione tattile dell’Allegoria della Prudenza
al Museo Eidos, guidato da Sara

Inizia la fase due del viaggio; scelgo di esplorare nuovamente l’opera di Tiziano, assistito dalla mia guida, sfioro il bassorilievo con leggerezza e rapidità e l’Allegoria si trasferisce nella mente nella sua chiarezza e pienezza. Immediatamente il volto di Tiziano cattura la mia attenzione, di nuovo una serie di pensieri si affollano disordinatamente esigendo risposte e ponendo nuovi interrogativi. Sforzandomi, cerco di dare un certo ordine mentale ai pensieri, avvalendomi di ulteriori informazioni acquisite durante la pausa tra le due visite. Il primo elemento, a cui l’Allegoria di Tiziano mi rimanda, è il tempo: nella sua dimensione infinita, eterna e sfuggente alla mente umana. È il tempo che assume una spazialità cosmica, dando origine al suo divenire storico. Trattengo con le dita le immagini dei volti umani e dei musi dei tre animali, ponendo in primo piano il dipinto, immaginando sullo sfondo il pianeta nel suo moto di rotazione da ovest verso est. Ecco Marco con in corrispondenza il muso del cane, suo amico fedele, che rivolto a est, inondato da luce piena, guarda l’alba, la sua alba, impaziente di vivere l’avventura della vita: il Futuro. È giorno: Orazio guarda avanti calmo e deciso, nel pieno del suo agire. Sotto, parimenti il muso del leone, con tratti antropomorfi, esprime calma e fierezza. Le due figure sono illuminate da una luce diurna, nell’attimo in cui immagino il mattino che consegna al pomeriggio la seconda parte della giornata, con una tonalità leggermente meno intensa: il Presente.

Continuo scivolando con le dita sull’autoritratto dell’autore, il punto da cui ha origine questa mia intensa esperienza. Con l’aiuto di Sara, anche i dettagli cromatici e pittorici mi sono più chiari, in particolare il rosso del copricapo, colore che sembra dare una risposta a una mia domanda. Tiziano, ripreso di profilo, rivolto verso ovest, sembra essere rapito dal tramonto che conclude il giorno. Qualcosa di interrogativo è nell’espressione di Tiziano, quasi sfuggente, come se girasse le spalle al presente. Il colore monocromatico tendente allo scuro e la tecnica della pittura sfibrata, quasi abbandonata sulla tela, caratterizzano sia il volto dell’autore che il muso del lupo e una dentatura bianca e consumata ne connota l’aspetto famelico. Penso al timore, alla paura che nelle notti buie l’animale poteva suscitare nell’immaginario collettivo; considerazioni che è opportuno rimandare. Quali pensieri affollano la mente del pittore? Preso in questo attimo da nostalgia ripassa il percorso della sua esistenza che lo scorrere del tempo porta via?

Il tempo ha qualcosa di nostalgico, in particolare il passato, questo ciclo che ci riporta al senso della vita diventa sempre più intenso a una certa età. La memoria ripercorre i ricordi positivi da conservare e i negativi da non ripetere. La saggezza, i progetti per il futuro, fanno del presente la sintesi dei tre momenti temporali ed esistenziali. È l’esperienza di Tiziano a guidare l’agire prudente di Orazio e a offrire a Marco le condizioni per un futuro migliore. Sono trascorsi quattro mesi dalla visita al museo Eidos e ricordo che, osservando le singole figure del dipinto, pensavo a una mancanza importante: l’elemento femminile. Maschi i tre volti umani, maschi i musi dei tre animali. Di nuovo rifletto sul rosso del copricapo, al suo contrasto con le tinte crepuscolari e a come il colore, così marcatamente evidenziato, mi rimanda a un’idea di bellezza, sensualità e femminilità. Rosso come il sangue che è vita, la vita che solo la donna può generare. Ecco per me, una probabile risposta. A questo punto credo che l’opera non sia un’affermazione definitiva ma un invito a una riflessione: non vi è un Monito ma un Rebus con più domande. Mentre ripenso a questa esperienza, mi viene in mente un verso di una canzone di De André, Il Pescatore, che evoca il senso del tempo e della vita «S’era assopito un pescatore e aveva un solco lungo il viso…». Conserverò con cura nella memoria questa ricca esperienza, che ha reso visibile anche a me la Bellezza, il valore e l’importanza dell’Arte. Preciso che tutte le sensazioni, le emozioni e le riflessioni vissute in questa visita, esplorando il bassorilievo dell’Allegoria della Prudenza, sono del tutto personali.

Angelo in visita al museo Nazionale di Oslo, nel giugno 2016, che contempla
una copia del Il Pensatore di Auguste Rodin. Per lui questa immagine rappresenta la nostalgia.
Angelo in visita al museo Nazionale di Oslo, nel giugno 2016, che contempla una copia del Il Pensatore di Auguste Rodin. Per lui questa immagine rappresenta la nostalgia.

per citare questo articolo

Angelo Di Palma:

Il senso del tempo e della vita,

n. 36 - Nostalgia,

gennaio-aprile 2026

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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