La nostalgia può indicare quello che attualmente manca nelle nostre vite, aiutandoci a comprendere i nostri bisogni emotivi ed è la molla che può spingerci a ricercare nuove strade per ritrovare quello stato d’animo ed apprezzare il presente. C’è un’espressione che ricorre spesso nella nostra mente: «Eravamo felici e non lo sapevamo». Ciò accade perché a volte non si vivono appieno i momenti che stiamo vivendo, ma si riconoscono tali solo dopo averli persi ed è lì che acquisiscono un significato profondo. C’è una poesia di Franco Arminio che evoca la nostalgia di una società che non esiste più e ci mostra quanta verità sta nell’essere semplicemente più umani dedicandosi all’altro con amore.
Abbiamo bisogno di contadini,
di poeti, gente che sa fare il pane,
che ama gli alberi e riconosce il vento.
Più che l’anno della crescita,
ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.
Attenzione a chi cade, al sole che nasce
e che muore, ai ragazzi che crescono,
attenzione anche a un semplice lampione,
a un muro scrostato.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere
più che aggiungere, rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, alla luce,
alla fragilità, alla dolcezza.
Questo bisogno, urgente e vitale, di rallentare e di togliere più che aggiungere ci riporta inevitabilmente ai ricordi d’infanzia quando le cose semplici erano le gioie più belle; una passeggiata in montagna con i nonni, i fiori raccolti, il profumo dell’erba, le corse in bicicletta, il nascondino, lo zainetto nuovo per la scuola, le penne al profumo di lamponi. La nostalgia è un sentimento sottile: non è solo tristezza, è il ricordo dolce e pungente di ciò che è stato ma anche di ciò che immaginavamo sarebbe stato. Da mamme di bambini con disabilità, la nostalgia può avere un volto diverso. Non riguarda, infatti, soltanto i ricordi dell’infanzia, le risate, i giochi di un tempo che passa troppo in fretta. A volte si intreccia con il pensiero di un futuro “sognato” che non corrisponde a quello reale. È la nostalgia di possibilità non vissute, di scenari immaginati che hanno preso strade inattese. È guardare indietro con occhi dolci di speranza mentre l’avanti sembra solo mancanza. Una ripetizione senza senso per inseguire ricordi nebbiosi che consolano l’animo smemorato proiettandolo in un passato inesistente dove anche il dolore sa di zucchero. È aggrapparsi all’ultimo nodo della fune che conduce a possibilità future non più possibili per riprovare, risoffrire, riamare, rivivere. Eppure, dentro questa nostalgia, non c’è solo mancanza. C’è anche una forma di riconoscimento e riconoscenza: quello che abbiamo, le conquiste quotidiane, i sorrisi guadagnati passo dopo passo, brillano proprio perché li vediamo attraverso il contrasto con ciò che non è stato. La nostalgia ci ricorda quanto siamo cambiati, quanto abbiamo imparato ad amare senza condizioni, quanto siamo capaci di trasformare la mancanza in presenza e la fragilità in forza. Così la nostalgia non diventa un peso, ma una bussola interiore. Non ci riporta indietro, ci aiuta a guardare avanti con più consapevolezza: ci ricorda ciò che conta davvero e ci insegna che il presente, pur imperfetto, può custodire una bellezza inattesa.