Il campo visivo periferico ingloba tutto ciò che circonda l’area centrale fino a 180°. Più semplicemente, il campo visivo periferico è ciò che riesci a vedere non muovendo l’occhio dall’oggetto che stai fissando. Prova a guardare la bottiglia sul tuo tavolo: ti accorgerai che, pur fissandola, non vedrai solo quella. Ecco, quella è la percezione della periferia. Di conseguenza ne deriva l’importanza di questa parte della nostra visione. Guardando quella bottiglia, puoi notare l’entrata di qualcuno dalla porta che hai sul lato anche senza girare gli occhi. Ma ancora meglio, facendo riferimento alla vita di tutti giorni, la visione periferica è quella che ti fa percepire l’ostacolo mentre cammini per strada o che magari qualcuno si sta avvicinando. Se però c’è l’alterazione anche solo di una parte di questa periferia, non riuscirai a percepire la persona di fianco che ti saluta o il cagnolino che sta attraversando la strada. L’alterazione del campo visivo periferico può essere graduale o improvvisa. Un’alterazione progressiva può essere la conseguenza di una patologia che lentamente compromette il normale percorso delle informazioni nervose. Può essere una patologia retinica, una patologia a carico del nervo ottico oppure una lesione cerebrale. Quando parliamo invece di lesione improvvisa si fa riferimento a un trauma, oppure una lesione ischemica. Grandi, piccoli, giovani, alterazioni genetiche o bruschi incidenti, monoculare o binoculare. Sono tutte caratteristiche che appartengono a una compromissione del campo visivo. La persona con un campo visivo periferico alterato si ritrova a doversi adattare a una situazione che non gli appartiene. Dovrà quindi trovare metodi di compenso per far si che quell’alterazione non comprometta il proprio tenore di vita. C’è chi ci riesce. C’è chi invece non lo accetta e si lascia consolare dal velo di speranza che quel danno irreversibile dovuto a un’ischemia improvvisa possa regredire. Si perde la possibilità di guidare e con questa molto spesso si perde l’autonomia. È questa la fase che coinvolge l’ortottista. L’ortottista lavora affinché il paziente possa essere consapevole del proprio residuo visivo e possa utilizzarlo nel migliore dei modi in maniera spontanea.
Ho lavorato un bel po’ col signor V. Era determinato, voleva imparare a utilizzare il suo residuo visivo, si impegnava. Io leggevo nei suoi occhi quella speranza, ma non era sempre semplice dovergli dire che quella speranza non era fondata. Però si impegnava ancora. Lui ama leggere. Allora abbiamo costruito un righello col bordo nero: in questo modo poteva isolare il rigo da leggere così da non confondersi. Abbiamo provato a muovere la testa e non gli occhi nella lettura. Abbiamo anche provato a spostare il libro tenendo la testa ferma. Bravo il signor V., anche se non è riuscito a rendere spontanei questi adattamenti.
In queste situazioni molto dipende anche dall’età del paziente, dalle capacità di adattamento e dalla condizione psicologica della persona. Si può anche considerare l’uso di una lente prismatica il cui principio in questo caso è quello di spostare nella zona sana la parte di campo visivo che non si potrebbe vedere, perché deputata alla parte compromessa. Anche qui è necessario un lavoro con l’ortottista, perché il prisma sposta il campo visivo alterato in quello sano ma nello stesso momento crea uno scotoma nell’apice dello stesso. Crea cioè una piccola area cieca in una parte del prisma. Si deve quindi istruire il paziente all’uso di questo ausilio. Ci sono anche i telescopi, che permettono l’ampliamento del campo visivo percepito per mezzo di effetti ottici. L’utilizzo di ausili, insieme alla riabilitazione visiva, permettono di utilizzare al meglio il residuo visivo. Nelle condizioni di ipovisione che siano alterazioni di tipo qualitativo o quantitativo, il principio è sempre quello di utilizzare e sfruttare il più possibile il residuo visivo, laddove sia possibile.
La funzione visiva periferica è molto importante nella vita di una persona anche in attività come nello sport. Permette infatti di avere la percezione dell’area del campo, della posizione dei compagni di squadra e degli avversari e permette quindi di poter rapidamente individuare il compagno a cui mirare l’azione. Per lo sport agonistico ci sono anche sedute di sport vision mirate allo sviluppo e potenziamento della visione periferica, dell’attenzione visiva e della fluidità dei movimenti oculari che consentono al giocatore di migliorare le risposte di gioco. Si è visto infatti che è proprio l’attenzione visiva che ha un ruolo molto importante nella visione periferica. Si basa sull’attenzione spaziale — capacità di orientare l’attenzione; attenzione selettiva — eliminazione di fattori di disturbo; attenzione distribuita — capacità di svolgere due compiti in contemporanea; la concentrazione che è la capacità di mantenere l’attenzione per un lungo periodo su uno stimolo specifico. Il campo visivo periferico è tutto ciò che c’è oltre la serratura.