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Orione n. 20 - Periferie - Fondazione Sinapsi - Omaggio a Nelson Mandela, illustrazione di Bruna Pallante.

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Co-Costruire ecosistemi educativi

3 Agosto 2020
Richard Sennet ci introduce con il suo Costruire e Abitare in un viaggio antropologico che offre nuovi significati ai luoghi nei quali abitiamo e dimoriamo. La prospettiva facilita lo sguardo sull’abitante — del luogo — e quell’originaria tensione a significare l’edificazione che partiva dal bisogno di costruire luoghi di umanità e di prossimità.
Orione n. 20 - Periferie - Fondazione Sinapsi - Omaggio a Nelson Mandela, illustrazione di Bruna Pallante.

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Co-Costruire ecosistemi educativi

3 Agosto 2020
Richard Sennet ci introduce con il suo Costruire e Abitare in un viaggio antropologico che offre nuovi significati ai luoghi nei quali abitiamo e dimoriamo. La prospettiva facilita lo sguardo sull’abitante — del luogo — e quell’originaria tensione a significare l’edificazione che partiva dal bisogno di costruire luoghi di umanità e di prossimità.

LA RINOMINAZIONE

La tessitura delle relazioni sociali al centro differenzia il senso del luogo dagli spazi o non-luoghi. Il viaggio è antinomico: cité versus ville. Da una parte lo stile di vita in un quartiere, i sentimenti della gente nei confronti dei vicini e degli stranieri — le radici, attaccamento al luogo in cui vive. La vicinanza, in una parola. Dall’altra l’urbanizzazione, che organizza città e territori, l’edificato, la modernità, la verticalità contrapposta all’orizzontalità. La distanza, in altri modi espressa. È facile rintracciare in Sennet il vorticoso gioco tra centro e periferia, tra emarginazione e inclusione, tra sviluppato e in-via-di-sviluppo. Altri modi di esprimere metafore, anche educative. Le favelas o le borgate di Pasolini si estendono orizzontalmente, in un processo accumulativo di affiancamento continuo. I centri sono contingentati, locali nel verticale, estesi verso l’alto. Chi viveva nella citè, oggi si trova nella ville la cui urbe ha creato le periferie per eleggere un nuovo centro. Un nuovo modello di sviluppo, con un’idea di implicito pedagogico nel luogo. Appare nitida l’attualità del pensiero e della prassi di Paulo Freire. L’emergenza del processo di nuove alfabetizzazioni che l’epoca di transizione attuale richiede — quella ecologica è dirompente — restituisce all’educazione la prospettiva della “liberazione”, fornendo all’uomo e alla donna la capacità di cogliere i temi rilevanti del loro tempo, e agendo contestualmente e conseguentemente sulla realtà. Questa capacità “educata” permette di poter decidere tra umanizzazione e disumanizzazione, tra l’essere soggetto oppure oggetto, di esprimere l’adattamento o l’autonomia nella costruzione dei luoghi e contesti di vita, di adeguarsi allo stato di marginalità oppure se intraprendere la strada della trasformazione. I luoghi abitati divengono luoghi dell’inattuale, se interpretati come realtà che disumanizzano, nei quali prevale l’idea di uomo e donna oggetti, adattati alle marginalità. I luoghi sono dunque da trasformare attraverso un’educazione concepita come creazione del nuovo, non come riproduzione dell’esistente. Luoghi di vita e di apprendimento, dunque, che si nutrono di interrelazioni, scambi, reciprocità e che si compiono in quella dimensione intersoggettivo-comunitaria del soggetto storico della “coscientizzazione” che nello stesso tempo diviene processo di denuncia e di annuncio. La “coscientizzazione” come esito del processo dialogico delle inter-soggettività attraverso la quale il soggetto si ri-educa, ri-forma, ri-apprende, ri-alfabetizza, partecipando alla trasformazione reale delle strutture e dei modelli organizzativi escludenti o costruttori di marginalità.

L’ESPERIENZA

Macas, Provincia di Santiago Morona, limitare dell’Amazzonia orientale, in Ecuador. Il progetto di ecosistema educativo si immerge e respira nell’ecosistema ambientale. In un’aiuola custodita e curata tutti i giorni dai bambini della scuola dell’infanzia un cartello ricorda un postulato interessante: la natura non ha bisogno di maestri. Il tentativo è di disegnare un continuum pedagogico tra quell’ecosistema naturale — citè mai trasformata in ville — e le azioni formative che nei contesti formali prendono forma attraverso il curricolo. Con alcune idee guida che alimentano il continuum. L’idea di luogo generativo, dove la conoscenza di dove si è immersi — per “natura”— ha bisogno di trasformarsi in consapevole appartenenza, ri-conoscendo continuamente quegli impliciti che, se rimanessero tali, rischierebbero di divenire luoghi comuni. L’idea di cultura del luogo – per sua natura interculturale – che esprime il valore cosciente e identitario verso quel patrimonio naturalistico culla di miti, riti, credenze, ma anche di saperi, conoscenze, relazioni con le energie vitali della terra, dell’aria, dell’acqua sempre più – per il cosiddetto mondo evoluto o sviluppato – ricercate per una qualità di vita. L’idea di sviluppo, che riconduce al sistema di relazioni che privilegiano il bene comune, implicato nel quale vi è la sostenibilità dell’ecosistema, esso stesso bene comune per le comunità che lo abitano, lo vivono, lo rispettano. Ne conseguono alcune scelte: il luogo è relazione di scoperta, è contesto didattico diffuso, è sapere da svelare, è cultura da riconoscere. È libro aperto che va letto e interpretato. Il luogo è rete di relazioni intergenerazionali, poste a servizio dei buoni funzionamenti di ognuna e ognuno, indipendentemente dall’età: ovvero le differenti età vivificano con aiuto reciproco, solidarietà, tutoraggio, accompagnamento l’apprendimento degli altri. Il luogo è dunque inter-ordinale: pur in spazi originariamente differenti, la vita all’interno dell’ecosistema di apprendimento non è scandita da classi e ore standardizzate, bensì organizzata sulle grandi questioni della Vita — l’ecologia e l’ambiente è una di queste — laddove studente universitario può essere maestro in una classe, oppure gli “anziani” delle comunità Achuar e Shuar sono docenti per gli studenti universitari, oppure ancora gli esperti della Fondazione Chankuap, che trasformano i saperi ancestrali delle erbe della foresta Amazzonica in prodotti per la salute e la Vita insieme con gli studenti nei laboratori controllati e sanificati. Inter-ordinarietà da noi conosciuta come sistema formativo integrato oppure alternanza scuola-lavoro. Il luogo è interdisciplinare, poiché lo sono anche le grandi questioni della Vita, per loro natura. È il curricolo co-costruito dall’inter-ordinarietà che si forma attorno a questi temi, che traggono linfa epistemica nell’ecosistema, dunque aula-laboratorio diffuso e trasformativo delle capacità e dei saperi. Sono i problemi e i servizi alla comunità e con la comunità che direzionano l’essenzialità delle conoscenze disciplinari, la valutazione e la progettazione didattica. Il luogo è un sistema di relazioni umane delle quali prendersi cura, coltivarle, educarle, in grado — in ultima istanza — di esprimere un’esistenza ecologica, in una continua didattica cooperativa. É l’organizzazione del luogo che estende l’ecosistema naturale.

LA SINTESI

L’Agenda2030 delinea la sostenibilità come idea guida per il raggiungimento delle 5P — people, planet, prosperity, peace, partnership — e attribuisce all’educazione la funzione di motore per una nuova cultura ecologica che non lasci indietro nessuno: il tentativo di Macas di estendere l’ecosistema naturale connettendolo con quello educativo è una delle possibili concrete attualizzazioni. Per altro — al di là che il progetto abbia gambe e cuore Salesiano — il preambolo dell’ONU di Agenda2030 è quantomai esplicito: si riconosce che sradicare la povertà in tutte le sue forme e dimensioni, inclusa la povertà estrema, è la più  grande sfida globale e un requisito indispensabile per lo sviluppo sostenibile. I modelli attuali — come descrive Papa Francesco in Laudato sì — hanno portato al deterioramento dell’ambiente e quello della società, colpendo in modo speciale i più deboli del pianeta, spesso considerati un mero danno collaterale. Quando parliamo di “ambiente” facciamo riferimento anche a una particolare relazione: quella tra la natura e la società che la abita. Questo ci impedisce di considerare la natura come qualcosa di separato da noi. E questo è opera educativo-trasformativa, aggiungiamo. Da questa prospettiva, la consueta relazione centro-periferia viene a invertirsi: la presunta periferia assume un sapore particolare e viene a rappresentarsi come centro di un’esperienza innovativa che potrebbe irraggiare altri luoghi, nel mainstream definiti centro-innovativi.

per citare questo articolo

Piergiuseppe Ellerani:

Co-Costruire ecosistemi educativi,

n. 20 - Periferie,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Sin dagli anni del dopoguerra, le narrazioni di Rossellini, Visconti, De Sica, Germi e altri autori del neorealismo, non ultimi Fellini e Pasolini, documentando la realtà, hanno contribuito a costruire l’immaginario delle periferie che ha assunto un aspetto peculiare.

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