Insomma, il termine contiene in sé i riferimenti ad ambiti festivi ed estatici o ad eventi che prevedevano larga compartecipazione. È quanto mai vero che, nella produzione del Bardo inglese più comico di sempre, i motivi delle etimologie sopraccennate si fondono completamente. Anzi, Shakespeare arricchisce le sue commedie di una complessità di elementi ricavati da generi diversi per esaltare proprio quella molteplicità che la commedia, espandendosi, può arrivare a contenere. In Sogno di una notte di mezza estate, ad esempio, l’ambientazione classica e cortigiana si tiene insieme ai motivi avventurosi e folklorici, mescolati a presenze magiche: quattro intrecci si snodano per dar forma alla trama di quest’opera. Il primo riguarda le nozze del re di Atene Teseo con Ippolita, recuperato dalla tradizione classica, il secondo le vicende amorose di quattro giovani, d’ispirazione romantico-avventurosa, il terzo la recita degli artigiani, di matrice plautina e il quarto il mondo magico-folklorico di Oberon, Titania e Puck. Il collante di tanta varietà, in questa come nelle altre commedie shakespeariane, è l’esperienza erotica dei personaggi. L’eros, o libido in psicoanalisi, è la pulsione vitale attraverso cui passa la maturazione dell’individuo — nella visione freudiana — o addirittura la maturazione culturale di una comunità, secondo la visione junghiana. E allora, tenendo presente il carattere estatico e quello collettivo cui fanno riferimento le voci etimologiche sopracitate, si nota che, nella commedia del magnifico autore tardo-cinquecentesco, i personaggi — esempi del particolare e del generale insieme — sono sospinti dalle pulsioni dell’eros a rintracciare i percorsi della loro maturazione. Nel Sogno, in particolare, è proprio la dimensione onirica, accompagnata da un’ambientazione silvana e da qualche trucco magico, a offrire uno spazio per la libera circolazione del desiderio. Non si creda che l’esplorazione erotica avvenga secondo crismi o criteri logicamente delineabili: una coppia di giovani amanti fugge verso il bosco per sottrarsi alle imposizioni del sistema patriarcale ateniese; è raggiunta, poi, dall’altra coppia protagonista; un filtro d’amore erroneamente utilizzato da un diabolico ma divertente folletto fa innamorare i due ragazzi della stessa giovane, da sempre ignorata dall’uno e a lungo maltrattata dall’altro; i due giovani si profondono in lodi esageratamente encomiastiche per la donna; per volere del suo re, il folletto fa innamorare follemente anche la regina delle fate di un umano, uno spavaldo e obbrobrioso artigiano cui il folletto ha procurato una testa d’asino. Si noti che il filtro è applicato quando gli amanti, tutti riuniti nella selva, cadono addormentati. Il tempo “onirico” nel bosco si dilata per dar modo al desiderio di fluire, di scavare e indagare solchi mai aperti prima o, talvolta, come rileverà il lettore attento, di ripercorrerne alcuni già accennati nel contesto regolamentato delle mura cittadine. «Il piacere acerbo indugia nel godimento dell’esplorazione; si trattiene nei preliminari in cui il desiderio vaga libero e disorientato ma eccitante, indifferenziato e generalizzato e proprio perché tale comunicativo di un’atmosfera complessiva di surriscaldamento» (R. Ciocca, 1999, p.22). Dopo aver vagato senza meta, dopo aver proceduto per tentativi ed errori nelle profondità di una natura che è esteriore e interiore insieme, il personaggio/individuo ritorna in sé by some power — a voler citare uno dei giovani protagonisti — per ricongiungersi a nuovi elementi culturali: i quattro amanti si risvegliano nella limitante e perciò più rassicurante città, coi sentimenti correttamente riadeguati alla situazione sociale cui ritornano come al termine di un ciclo. Sono pronti finalmente a veder istituzionalizzati i loro desideri in una nuova forma, razionalmente e legalmente riconosciuta; persino la regina delle fate, al suo risveglio, conserva la sensazione di una insolita esperienza amorosa; infine l’artigiano, destandosi, diventa consapevole di una visione divina avuta, di un sogno che a volerlo spiegare si farebbe la figura del somaro. Il sogno, insomma, diventa tropo della possibilità per il libero flusso del desiderio; è uno spazio di passaggio necessario per l’individuo; è il locus, benché non normativo e perciò ricco di insidie e trucchi magici sorprendenti e spaventosi, che l’uomo deve attraversare per definire la propria identità.

PER APPROFONDIRE
Ciocca Rossella: La musica dei sensi, Amore e pulsione nello Shakespeare comico-romantico — Bulzoni Editore — 1999
Pagnini Marcello: Prefazione in Sogno di una notte di mezza estate — Garzanti Editore — 1999
Dizionario etimologico online: commedia
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