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Molte vie d’accesso per i siti web

6 Maggio 2019
La rete Internet con il World Wide Web (più semplicemente Web o WWW) ormai fa parte della vita di tutti con i suoi servizi e contenuti multimediali, diffondendosi anche tra chi non ha grosse competenze informatiche.

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Molte vie d’accesso per i siti web

6 Maggio 2019
La rete Internet con il World Wide Web (più semplicemente Web o WWW) ormai fa parte della vita di tutti con i suoi servizi e contenuti multimediali, diffondendosi anche tra chi non ha grosse competenze informatiche.

Nel quotidiano, ad esempio, è il principale mezzo di ricerca di informazioni o di condivisione delle stesse, ed è anche il “compagno” di ore di svago e di socializzazione di massa. Da qui la crescente attenzione da parte di chi progetta e sviluppa per il web ad affinare le tecniche per attrarre quanti più visitatori possibili. Questo presupposto aiuta a diffondere meglio il concetto di accessibilità del web. Realizzare un sito accessibile corrisponde a prevenire e/o correggere percorsi che possono creare un vicolo cieco a chi vuole usufruire del sito stesso, ovvero evitare quelle situazioni spesso inconsapevoli che si tramutano in vere e proprie barriere, in questo caso non architettoniche come in un contesto urbano, ma digitali. Sfido chiunque a non essersi trovato durante una navigazione sul web di fronte ad una fatidica pagina 404 di errore (che significa «contenuto non trovato») opeggio a non riuscire ad utilizzare sezioni di un sitoper non aver letto una nota apparentemente innocua che consigliava di utilizzare un browser, Google Chrome, Mozilla Firefox piuttosto che un altro (Internet Explorer). O ancora a non poter terminare una registrazione per non riuscire a decifrare quel groviglio di lettere che rappresenta un codice di sicurezza (dal nome difficilissimo captcha) e, perché no, un esempio ancora più banale a navigare con la sola tastiera e non con il mouse! Tutti esempi evidenti di non accessibilità di un sito che possono disorientare anche un esperto del web. La prevenzione/correzione di situazioni del genere avviene soddisfacendo una serie di regole inglobate in un quadro normativo ben preciso a livello nazionale ed internazionale. Da anni esiste un consorzio di standardizzazione, il W3C (World Wide Web Consortium) che emana raccomandazioni, linee guida, principi e criteri conosciuti come WCAG 1.0, 2.0 e 3.0 in ordine crescente di aderenza sempre più stringente alle norme e consente la validazione delle pagine a standard prefissati. In Italia parlare di accessibilità di siti web a distanza di più di 10 anni da una legge nota come Legge Stanca (2004) dovrebbe essere ormai superato, soprattutto in ambito di Pubblica Amministrazione, dove è obbligatoria l’applicazione della legge ed i suoi successivi decreti. Ad oggi, invece, l’adeguamento è ancora discontinuo e disomogeneo sia da parte di enti che di scuole ed associazioni e spesso si limita ad un controllo formale che disattende in pieno lo spirito della legge, nata sulla scia delle iniziative poste in essere dopo l’Anno del Disabile, il 2003, con l’intento di riconoscere e tutelare il diritto di accesso ad Internet ed in particolare ai servizi informatici e telematici dei siti della PA anche da parte di utenti con disabilità. Se un sito è accessibile chi ne trae vantaggio ad utilizzarlo? Tutti ne possono trarre vantaggio. Infatti, alla base di un Web accessibile a tutti c’è la possibilità di rendere i contenuti fruibili, usabili e facilmente navigabili indipendentemente dal mezzo che si utilizza: • PC, Tablet, Smartphone • Tastiera, mouse • Sistema operativo e browser ed a prescindere dall’essere portatori di una disabilità sia essa congenita o acquisita, parziale o totale, di movimento o di comunicazione, come: • problemi visivi e dell’ascolto, • difficoltà motorie agli arti superiori • disturbi dell’apprendimento e problemi cognitivi. In caso di disabilità l’utilizzo del web avviene grazie a tecnologie assistive (lettori di schermo screen reader come Jaws o NDVA, ingranditori video, tastiere braille, puntatori ottici, e molti altri) che si frappongono tra la macchina e l’uomo in qualità di ausilio, ma che possono comunque non essere sufficienti quando i contenuti web non sono progettati e realizzati in maniera tale che queste interfacce possano riconoscerli. Inoltre non basta solo la tecnica: occorre consapevolezza delle conseguenze. Facciamo alcuni esempi per spiegare meglio. In una pagina web, i contenuti, per essere accattivanti, sono espressi sia sotto forma di testi che di immagini e di suoni. Non sottotitolare un video ad utenti non udenti significa privarli della fruizione dei contenuti stessi, così come non descrivere foto ed immagini ad utenti con problemi di vista. I lettori di schermo utilizzati dai non vedenti infatti interpretano tutto come testo, ignorando foto e immagini a meno che non si segnali che si tratta di un’immagine aggiungendo, usando un tecnicismo, un testo alternativo, non visibile ma esplicativo. Per essere utile questo testo alternativo, però, deve dare effettivamente l’idea di cosa rappresenta in quel contesto e non una laconica descrizione del tipo immagine, o peggio, nome del file ed estensione. E questo vale anche se le immagini sono inserite in un documento di testo e poi allegato ad una pagina web per consentirne il download. Inoltre, visto che la pagina ed i suoi eventuali allegati in formato pdf sono interpretati dai lettori, si deve pensare anche alla possibilità di leggerli agevolmente, così come può fare un vedente con un colpo d’occhio, e non sequenzialmente dall’inizio alla fine; il che significa non solo disporre, ma anche strutturare i contenuti secondo regole specifiche per evitare interpretazioni errate. Ad esempio, un semplice elenco di parole di un certa categoria presentato in forma sequenziale in una pagina web, del tipo: ALBERI – Pino, Abete, Cipresso potrebbe essere letto come “alberi=pino=abete=cipresso”, come se ogni linea fosse una descrizione di quella precedente, alterandone completamente il significato. Ciò rappresenta solo un’idea di cosa significa accessibilità del web: non una problematica, né un obbligo normativo o un extra lavoro per i progettisti e per chi pubblica contenuti, ma piuttosto una scelta consapevole del fatto che il mondo digitale può, con opportuni accorgimenti, essere espressione di inclusione ed integrazione per tutti.

per citare questo articolo

Enza Attanasio:

Molte vie d’accesso per i siti web,

n. 3 - Accessibilità,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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