Tutto qua. Niente velo, niente abito bianco, nessuna pancera riduci taglia, nessuna ansia da prova vestito. Una tuta elegante, pregiata, ma pur sempre una tuta, con tanto di elastico in vita. Ma, a dispetto dei chili di troppo e di tutte le paranoie di una vita, mi sentivo e mi vedevo bellissima, come sono belle le spose, come sono belle le donne al settimo mese di gravidanza. Il 17 dicembre 2016 davanti all’amica di sempre, vestita con il tricolore, c’erano due donne innamorate e la piccola Vera che già da qualche settimana rallegrava le sue mamme con i primi Due mamme per Vera È l’amore che crea la famiglia «Lasciala andare Sabri». Penso che questa frase sia davvero l’icona dell’essere genitori, lasciare andare, non trattenere per sé, dare alla luce, mettere al mondo… Sabrina Benini Referente interno Famiglie Arcobaleno Lombardia calcetti e qualche capriola. Quando siamo entrate nella sala del castello dove abbiamo scelto di festeggiare, l’emozione degli invitati era così palpabile che sfiorava la pelle e per tutta la durata del rito ho sentito il loro affetto che mi stringeva le spalle, come un abbraccio. Il nostro arrivo nella sala è stato accompagnato dalla musica di Max Gazzè con la voce delle nostre testimoni: «sulla cima più alta del mondo a guardare i tuoi sogni arrivare leggeri… adesso vola, tra coriandoli di cielo…». Io e Laura ascoltavamo questa canzone pensandoci da lontano quando la nostra storia era appena cominciata, in due città diverse, vedendoci ogni due settimane e soprattutto di nascosto da tutti. Ho ripensato a quel primo anno, alla nostalgia e alla passione che solo gli amori a distanza sanno regalare, ma anche alla sofferenza del nascondimento, tenersi per mano in una spiaggia deserta, lontano da tutti, e fingere di essere amiche fra gli amici, davanti ai genitori, la paura di essere scoperte innamorate. L’assurdità di dover nascondere la felicità. Chi avrebbe creduto possibile sette anni dopo, io e lei davanti a tutti loro, pronte a promettere il nostro Sì per sempre e… con una bimba in arrivo! Arriva il momento della lettura delle promesse: «…avrò cura di te e di questa piccola vita che…», la voce mi si spezza e le lacrime cominciano a scendere tra gli applausi e la commozione generale. Riprendo: «…e di questa piccola vita che insieme abbiamo desiderato, cercato e accolto». Una manciata di parole cercano di riassumere il percorso lungo e intenso che ci ha portate alla gioia Photo credits: Laura Lerario 28 immensa che è Vera, ma solo noi due ne conosciamo la bellezza e la fatica. Passo il microfono vestito di nastrini arcobaleno a Laura che legge tutto d’un fiato fino alla fine: «Ci sarò per te e per Vera, col sorriso e per tutto il tempo di questa vita». Io non la smetto di piangere, complici gli ormoni della gravidanza! Tocca poi ad un’amica tutta commossa accompagnare lo scambio degli anelli cantando un brano di Daniele Silvestri:
Verranno giorni vergini e comunque giorni nuovi, ci inventeremo regole e ci sceglieremo i nomi e certo ci ritroveremo a fare vecchi errori, ma solo per scoprire di essere migliori.
La giornata scorre felice e leggera, come abbiamo sempre sognato per noi, come non avremmo mai osato sperare. Il pranzo, i canti, l’allegria, la nebbia che manda fuori strada la delegazione dei parenti siciliani, mia madre con 39 di febbre che non riconosce le persone e fa gaffe inenarrabili, la prima notte di nozze passata con le nausee gravidiche, insomma, il pacchetto di aneddoti da raccontare sfogliando l’album di nozze. Siamo state la terza coppia della nostra città a celebrare l’Unione Civile ma l’unica ad oggi ad aver «messo su famiglia». Vera è nata con molta calma, dieci giorni dopo il termine previsto e dopo dodici ore di travaglio: il primo aprile alle 23.12. Nel nostro soggiorno un trittico di fotografie ci osserva da sopra il divano: nel mezzo una bimba con qualche minuto di vita e gli occhi spalancati indossa una cuffietta buffa, a destra e a sinistra due donne sfatte tengono in braccio un fagottino di 4 chili, con gli occhi innamorati e incorniciati dalle occhiaie più brutte della storia. Di quelle dodici ore in sala parto ricordo perfettamente tutto e vorrei che il tempo non si portasse mai via tutti i dettagli, due in particolare mi piace rivivere ogni tanto nella memoria. Il primo. Durante le ultime spinte l’ostetrica mi diceva: «Lasciala andare Sabri». Penso che questa frase sia davvero l’icona dell’essere genitori, lasciare andare, non trattenere per sè, dare alla luce, mettere al mondo…, lasciar essere. Il dolore lacerante del distacco che esplode nella gioia immensa, vale per il parto come per la maternità. Allo stesso modo il nostro coming out è stata una seconda nascita, un uscire allo scoperto, alla luce del sole, e per i nostri genitori un secondo travaglio, lasciarci andare. Il secondo ricordo è un’immagine: Laura che singhiozza guardando Vera mentre viene preparata e lavata. E il loro primo abbraccio. Quel che si dice del parto, che il dolore scompare subito dopo, è reale: e io in quel misto di disfacimento ed estasi, mi godevo la meraviglia del loro incontro. Insomma, questa è la genesi della nostra famiglia, una storia d’amore un po’ travagliata che ha portato alla grandissima gioia che è la nostra bimba. Ho preferito partire da questi racconto per offrire la mia testimonianza di famiglia arcobaleno. Perché in fondo e ancor prima delle questioni giuridiche, ci sono le storie e le persone. Io, Laura e Vera siamo questo: un amore che ha creato una famiglia. E ogni famiglia è costruita su diritti e doveri che nascono da questo amore, che lo Stato deve garantire e tutelare. In Italia non è così, le Famiglie Arcobaleno esistono e sono sempre di più, ma per lo Stato siamo invisibili. Esistono solo genitori biologici e famiglie monoparentali. Per lo Stato nostra figlia ha una sola mamma. L’approvazione della Legge Cirinnà ci ha permesso di avere come coppie più o meno gli stessi diritti degli eterosessuali e io sono stata felice di poter raccontare in questo articolo, e in futuro a nostra figlia, la bellissima giornata della nostra Unione Civile. Ma questa legge ha lasciato fuori completamente i nostri figli! Lasciandoci nell’incertezza di un vuoto legislativo e di una quotidianità fatta di carte private e deleghe per i nostri partner. Dobbiamo ancora lottare per tutelare i figli delle Famiglie Arcobaleno che già esistono, avere per i futuri bambini il riconoscimento alla nascita, che siano nati all’estero tramite Procreazione Medicalmente Assistita o attraverso la Gestazione Per Altri e permettere a tutte le donne, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, di accedere alla PMA in Italia. Purtroppo temo ci aspettino tempi bui per i diritti civili, ma proprio per questo occorrerà lottare e manifestare quando sarà necessario, ma anche raccontare in semplicità, come ho cercato di fare io, le persone e le storie delle nostre famiglie.