Sì, mi piacerebbe tanto che una volta tu partecipassi e ascoltassi insieme a tutti le mie riflessioni. Devo confessarti, mamma cara, che ho un po’ paura. Anch’io mi avvicino alla vecchiaia e non è per niente facile accostarsi alle uguali da pari. La fragilità si regge meglio se le siamo superiori, ma, alla pari diventa uno specchio in cui si vede da vicino il proprio buco nero. Così vorrei che tu mi accompagnassi in questa discesa agli Inferi. Per mano a te, lo so, avrò meno paura di guardare negli occhi, attraverso quelle donne anziane, la mia vecchiaia. E poi vorrei che tu, per una volta, mi ascoltassi senza giudicare come ci si ascolta tra amiche. È più facile, sai mamma, scambiare parole vere tra amiche piuttosto che come figlia con la propria madre! Subito mi viene spontaneo farti una domanda: perché mamma tu non hai mai condiviso che io facessi relazioni in pubblico come questa? «Rubi tempo alla tua famiglia», dicevi. Ebbene ecco qui emerge una prima differenza tra le donne della tua generazione e la mia. Io invece penso, mamma carissima, che la libertà di una donna inizia proprio quando incomincia a fare pensieri. Oltre la sua famiglia. La tua generazione era troppo oblativa: una madre doveva sempre e solo sacrificarsi per la famiglia! Però, mamma, ho visto tante donne prigioniere in quello che diventa nell’adolescenza un braccio di ferro tra madre e figlia — figli, in cui la madre, come ultima carta, tenta anche il ricatto affettivo: «Dopo tutto quello che ho fatto per te!» Certo, io lo capisco: chi dà troppo poi pretende tutto! Mamma cara, io ho fatto tanto per mio figlio — lo sai, l’ho cresciuto da sola — ma ti ho disobbedito perché mi sono sempre tenuta un Respiro anche per me. Non ho mai posto dentro di me l’out-out: o mio figlio o io, ma ho provato a vivere io e mio figlio. Anche reggendo i sensi di colpa. Per questo, grazie a Dio, non ho dovuto mai dire a mio figlio: «Dopo tutto quello che ho fatto per te!»
Mamma cara , conosco molte donne — e anche molti uomini in verità— che perdono il marito, i figli sono andati via e per questo vivono una solitudine disperata in attesa solo di una telefonata o di un prossimo incontro. Così accade a tutte le donne che hanno vissuto la loro vita in funzione del marito e dei figli e non si sono lasciate nemmeno un Respiro per se! Ecco, mamma, invece io ho scoperto che la solitudine, certo non è bella, ma può essere anche una opportunità di maggiore libertà. Soprattutto per una donna! Noi donneinfatti siamo tucentriche. Prima rispondiamo ai bisogni degli altri e dopo veniamo noi. Dopo, sempre dopo! Eppure mamma, ho studiato che la Natura è sana. La donna incinta infatti Respira per sé e per la creatura che ha nel grembo. Appena però la creatura nasce, la madre si dimentica di sé.
Ecco, mamma, una differenza fondamentale con la tua generazione: oggi una donna riconosce il suo desiderio a partire da sé. Da molti anni, io, in una Comunità di donne in Ricerca, faccio una cosa che, immagino, ti sarebbe piaciuta moltissimo: studiamo i testi di una donna del 1700. Si chiama Madre Celeste Crostarosa. Era una mistica, dunque aveva un rapporto speciale con Dio. Veramente lei amava soprattutto Gesù, a cui parla nei suoi scritti come un’innamorata parla al suo Amore. Eppure, pensa mamma, Celeste Crostarosa è diventata Beata solo nel 2016.
Come mai, mamma, mi chiedi. Lei è la fondatrice dell’Ordine dei Redentoristi e il suo direttore spirituale pretendeva di scrivere al posto suo le Regole dell’Ordine. Lei si è rifiutata e così è stata cacciata da Napoli ed è approdata a Foggia, dove ha fondato il Monastero e ha scritto tutte le sue opere. Studiare i pensieri, le convinzioni di Madre Celeste Crostarosa, la sua spiritualità carnale, mamma cara, soprattutto studiare con le mie compagne di Ricerca, è per me un grande nutrimento simbolico, perché apre strade ancora impensate e si esprime con una libertà e un’Auctoritas femminile che noi donne di oggi — ti giuro — ci sogniamo! Cara mamma, come sai, oggi è la festa della Donna, ma, secondo me, non c’è proprio niente da festeggiare. Stamane ho sentito al radiogiornale che, nonostante le quote rosa obbligatorie del 50%, le donne elette il 4 Marzo scorso nel Parlamento italiano sono diminuite invece che aumentate. Ma, soprattutto, quasi ogni giorno, sentiamo notizie di violenze terrificanti. Sono sempre di più le donne che vengono uccise. E l’85% di loro viene uccisa da un familiare, che in genere è il marito. Capisci, mamma? Questo orrore avviene soprattutto all’interno della famiglia ossia nel luogo in cui dovrebbe circolare l’Amore e dovrebbe garantire la protezione di piccoli e adulti! So già cosa stai pensando: come mai aumentano i femminicidi invece di diminuire? Che si studia a fare, a che servono le vostre lauree se non avete imparato a salvarvi? Quale progresso avete realizzato? Ebbene si, è vero, mamma, è proprio così! E vuoi sapere mamma perché — secondo me — accade ancora ciò? Perché sono cambiate le leggi: molti sono oggi i diritti delle donne ma gli uomini, mamma cara, non sono cambiati. I sentimenti, le reazioni affettive — lo sai anche tu — non vanno di pari passo al progresso materiale, ma sono più lenti. Anzi lentissimi. Dunque, anche se viviamo nel ventunesimo secolo, siamo preistorici emotivamente. Insomma mamma cara, la possibilità di studiare per tutti, il maggiore benessere, hanno cambiato velocemente la società tutta, ma risulta molto lungo e faticoso e difficile cambiare le persone. L’amore, mamma, non è ancora sufficientemente sano! Non si basa sulla valorizzazione delle differenze, sulla fiducia e la libertà reciproca, ma si fonda ancora sul possesso. Sul possesso dell’Uomo sulla donna. Sai? È tutto sbagliato dall’inizio! Le mie alunne mi dicevano: «Il mio ragazzo non mi manda in gita.» Capisci? Inizia così, poi, si sa, la vita ci usura ed è difficile vivere insieme. Soprattutto vivere insieme uomini e donne! Si inizia a litigare, lui vuole avere l’ultima Parola e, se lei non tace o vuole andarsene, lui ricorre alla violenza. Com’è difficile, mamma, vivere l’amore! Come siamo lontani dalla possibilità reale di stare bene insieme, vivere in sintonia senza litigare, condividendo le gioie e i dolori e proteggendosi l’un l’altra, come è scritto nel romanzo che sto leggendo. Voi avete conosciuto delle relazioni tra uomo e donna meno libere delle nostre, che pure si sono dimostrate durature nel tempo. Ma il tempo della sottomissione è finito, mamma cara! Se può ogni donna dice un doppio sì: sì all’amore e alla maternità e sì alla possibilità di realizzarsi professionalmente e avere l’indipendenza economica.
Mamma cara, intendiamoci, non idealizzo il passato! Non credo che si stava meglio prima! Quante sofferenze hanno causato i genitori come voi, anaffettivi, sempre rigidi e ligi al dovere! Mamma cara, delle donne della tua generazione, invidio una cosa sola: che la vostra realtà era più semplice. Ora è tutto molto più complicato. Ma non si può chiamare Vita una vita non spesa! Cosa fare allora? Come preparare un futuro diverso e più ricco di umanità per donne e uomini? Soprattutto, quale mondo prepariamo noi adulti per i più piccoli? Come possiamo aiutare le bambine e le ragazze a diventare Donne? Io, mamma cara, non ho formule magiche, ho sì l’esperienza di quarant’anni di Ricerca con le donne, ma so che siamo ancora all’inizio, nell’elaborazione di un simbolico femminile che nel mondo non c’è. Vedo solo un punto fermo: nella coppia divina madre- figlia sta la possibilità di diventare donna! Dobbiamo recuperare da voi madri il sacro femminile e coltivare la libertà del desiderio della figlia. Che, per una donna, non è mai libertà assoluta, ma libertà in relazione. Il sacro femminile della madre che genera maschi e femmine è indispensabile per attingere alla dimensione sacra della Persona che può rigenerare la nostra Civiltà violenta. La madre deve rivolgere lo sguardo anche sulla figlia, non solo sul figlio maschio. Eh si, mamma, spesso qui le donne rinunciano alla guida delle figlie — e anche dei figli veramente — che vengono sì accontentate, forse anche troppo, con oggetti e vestiti, ma non vengono seguite, guidate, accompagnate nella crescita dalle madri. C’è una espressione qui che le mamme ripetono spesso alle figlie: il letto come te lo fai così te lo trovi. E, questo atteggiamento che dovrebbe forse, nelle buone intenzioni, dare autonomia, in realtà dà solitudine. Come insegnante ho visto spesso la solitudine delle ragazze, ma anche dei ragazzi.
Certo la Realtà è diventata molto complessa ed è difficile governarla. I figli, maschi e femmine, hanno bisogno di con/fronto — e anche di scontro, dicono gli esperti —, di guida da parte di figure adulte, figure adulte autorevoli — non certo di relazioni amicali o indifferenti.
L’autorità però, mamma, tu lo sai, la si può solo testimoniare. È autorevole colui/colei che sa vedere e ri-conoscere la Realtà con sufficiente libertà. Ma qui spesso le madri non parlano all’essere ma al dover essere delle figlie e anche dei figli. Allora, se la madre non è sufficientemente libera come farà a riconoscere il bisogno di Libertà della figlia? Se la madre è basata sul dover essere come farà a diventare specchio del Desiderio Di Essere della figlia? Così, mamma cara, può capitare ancora e ancora che le madri inchiodino le figlie a una vita fatta solo di doveri. E così, mamma cara, madre e figlia saranno sì legate per sempre — a volte qui sembra scandaloso persino che la figlia, quando si sposa, cambi quartiere — ma saranno legate da una catena che le tiene entrambe dentro una relazione senza Respiro.