Da quel momento vivono sereni come una famiglia. «Siamo sempre stati una coppia come altre, con la nostra quotidianità: casa, lavoro, amici, impegni, abitudini e ritmi. Un giorno abbiamo conosciuto Jessica, un incontro inaspettato e inatteso. Abbiamo provato entrambi inizialmente una tenerezza infinita nei confronti di una bambina indifesa, incapace di gestire se stessa e di interagire in modo sintonico. Quindi ci siamo proposti di accogliere e aiutare una bambina speciale, come genitori affidatari. Per amore e per sfida abbiamo iniziato a prenderci cura di lei e siamo diventati un noi, un noi in continuo divenire,» raccontano Luciano Sola e Marzia Mauri, genitori affidatari di Jessica.
A PICCOLI PASSI
La sindrome di Down, associata a gravi difficoltà relazionali, sociali, di gestione di sé, deficit visivo e intellettivo importante, la caratterizza da sempre. All’inizio ci sono state innanzitutto cure sanitarie e mediche; poi tanta pazienza, strategie, il tener conto dei suoi ritmi e non dei tempi degli adulti, la necessità di una guida continua e costante. «E tanta paura di non saper fare la cosa giusta al momento giusto!», continuano i genitori sorridendo tra loro: «lei aveva tante ansie e paure: del buio, di essere lasciata sola, di non poter tornare più nella nostra casa. Paura di essere in un posto che non capiva cosa fosse: non aveva idea di cosa potesse essere una famiglia, una casa, dei propri spazi, dei tempi condivisi, dell’affetto fedele e costante. La parola mamma non aveva significato per lei. Inizialmente da parte sua ci sono state grandi difficoltà di comprensione, testardaggine e tendenza a non ascoltare ma a imporsi con capricci. Le abbiamo fornito stimoli ed esperienze: ippoterapia, crociere, vacanze al mare e sulla neve. Esperienze graduali al suo passo, per aiutarla a conoscere, scoprire, apprendere. Tanto amore e rassicurazione: abbiamo voluto essere persone affidabili, amorevoli e responsabili per aiutarla a crescere maturando certezze e sicurezze soprattutto emotive. Grande fatica nel dover ricominciare da capo ogni volta, nel sapere che non si è mai arrivati! Grande fatica nel confronto con gli altri, con le altre famiglie considerate normali, nel far accettare la bambina.» Gradualmente ma spontaneamente è maturato un senso di identità e appartenenza: «I miei genitori sono Marzia e Luciano: io sono la loro figlia,» afferma Jessica soddisfatta. La fragilità è una sua caratteristica: difficile nascondere le emozioni e preoccupazioni; Jessica coglie aspetti e sfumature nell’immediatezza, anche se non sa dare un nome alle situazione. «Se percepisce qualcosa che non va, ci chiede: — tutto bene? — e noi siamo lì pronti a rassicurarla». Jessica è una bambina di una semplicità disarmante, empatica e solare. Guarda alla vita con speranza e gioia, ama stare con altri, va incontro alle persone con fiducia. «Forse è questo il suo più grande insegnamento», sorride Marzia.
LA SCELTA E LA SFIDA
Jessica oggi si sente al sicuro: è difficile raccontare in poche righe anni di vissuto, emozioni, esperienze… «La nostra esperienza è iniziata per scelta e per sfida: scelta da parte nostra di accogliere una bambina disabile e in difficoltà; scelta da parte sua di aggrapparsi a noi con tutte le sue forze. Sfida nei confronti degli sguardi della gente e delle domande non sempre espresse in modo esplicito ma ben evidenti, dal Chi ve lo fa fare? al Perché proprio una bambina così? La sfida c’è stata invece nei confronti di chi, esperto, ha detto “Non illuderti, non può farcela, le sue difficoltà sono grandi e le sue capacità minime.” Sfida infine nei confronti delle leggi che dovrebbero aiutarti e che invece spesso si frappongono e fanno muro costringendoti a usare energie e tempi per ottenere ciò che già di diritto ti appartiene.» Un percorso di affido iniziato con tanti dubbi e difficoltà: da parte della bambina un vissuto negativo di abbandono, numerose paure, ansie, inesperienze e inadeguatezze in vari ambiti, dalla casa alle relazioni; gravi difficoltà lessicali e di comprensione, deficit visivo, assenza di regole, carenze affettive, relazionali e di presa in carico e gli interrogativi impliciti ma psicologicamente ed emotivamente sempre presenti in lei: chi sono, cosa faccio, la mia identità, la mia persona. «Da parte nostra il forte desiderio di aiutare e la grande paura di saper fare la cosa giusta al momento giusto. C’è voluto tempo per conoscere e conoscerci, per capire e capirci, per non essere due dei tanti ma diventare la sicurezza. Le risposte sono arrivate con il tempo, dopo tanta pazienza, attenzioni e cure, dopo esperienze e al termine di un percorso che ha coinvolto tutti noi stessi».
DOPO LA SALITA
«Ora ci sentiamo genitori sereni e accoglienti, amorevoli e affidabili e ora anche lei si fida degli adulti e si appoggia a loro per affrontare le sue difficoltà. Un percorso in salita dove nulla è scontato ma…il risultato è il regalo più bello: una bambina serena, allegra, fiduciosa che guarda ogni giorno con speranza: sempre pronta a darti un abbraccio, inconsapevole del futuro, ma smaniosa di gustare ogni attimo del presente.» Tutto questo è famiglia, un insieme intrecciato e complicato di vissuto, emozioni, sfide, dialoghi, relazioni. Dove ciascuno ha il proprio posto e ruolo e sente di appartenere, dove ciascuno trova certezze, sicurezze, senso e soprattutto tanto amore. Se le chiedeste Come stai? vi risponderebbe Tutto bene e poi aggiungerebbe E tu?, con semplicità e naturalezza e, a quel punto, toccherebbe a voi andare avanti a raccontarle chi siete!