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Giocare è fare esperienza della vita senza paura

6 Maggio 2019
Che cos’è il gioco? Il gioco è esplorazione di piccoli mondi sempre diversi perché diverse sono le regole che li governano, i protagonisti che le attuano, gli obiettivi da raggiungere.

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Giocare è fare esperienza della vita senza paura

6 Maggio 2019
Che cos’è il gioco? Il gioco è esplorazione di piccoli mondi sempre diversi perché diverse sono le regole che li governano, i protagonisti che le attuano, gli obiettivi da raggiungere.

Il gioco favorisce lo sviluppo cognitivo, relazionale, emotivo e creativo perché è vissuto proprio come una realtà concreta, e non di fantasia, all’interno della quale si impara a imparare. Nel percorso scolastico di un bambino, la dimensione ludica si riduce progressivamente. Tuttavia, anche nell’età adulta, il processo di apprendimento basato sulla combinazione gioco e imparo risulta essere più efficace e duraturo rispetto a quello tradizionale, in cui la costruzione del sapere è avvertita spesso più come un dovere che come un’opportunità o una necessità. Inoltre, le nuove generazioni di piccoli studenti vivono una dimensione del gioco sempre meno fisica e più virtuale, utilizzando principalmente il senso della vista per indagare e comprendere la realtà che li circonda, trascurando altri sensi di indagine come il tatto e l’udito. La vista è il senso di cui per eccellenza si servono per capire, orientarsi, sviluppare il senso di sé e dell’altro. Muovendo da questo contesto, CBM Italia Onlus ha dedicato ai bambini delle scuole primarie il progetto didattico Apriamo gli occhi!, soffermandosi sul valore prezioso e unico della vista che più di ogni altro viene utilizzato dalle nuove generazioni per fare esperienza del mondo che li circonda.1 Come raccontare la cecità e la disabilità ai bambini? Come far conoscere le difficoltà di accesso, dei bambini in particolar modo, alle cure oculistiche nei Paesi più poveri del mondo? Come diffondere le regole di base per la prevenzione e la cura dei propri occhi? Come applicare concretamente i valori dell’inclusione nella vita di tutti i giorni? Il gioco per fortuna arriva subito in soccorso con tante risposte e nuovi mondi si aprono. Il primo mondo è quello dei sensi e dell’esperienza. Per conoscere e riconoscersi si può fare a meno della vista? Quanto è importante vedere? In generale, lo diamo per scontato, eppure se non possiamo servirci della vista, tutto ci sembra più difficile. Per esempio, è possibile riconoscersi senza guardarsi? Proviamo a utilizzare il tatto, cercando di ricostruire mentalmente il volto di un compagno esplorandone con le dita i lineamenti. Oppure con l’udito proviamo a individuare non solo di chi è la voce che ci chiama, ma anche da dove arriva, se è vicina o lontana. In ogni caso, tutti i sensi hanno la stessa importanza, non c’è una gerarchia e ognuno ha bisogno degli altri: come facciamo a distinguere lo zucchero dal sale se non assaggiandolo? Come si distinguono i colori delle stoffe se non osservandole? Anche se i bambini fanno continuamente esperienze di questo tipo da soli, è attraverso il percorso didattico proposto che l’esperienza si trasforma in gioco per poi diventare memoria e infine capacità, la capacità di apprezzare e valorizzare tutti e cinque i sensi. Il secondo mondo che proponiamo è il mondo reale di un personaggio immaginario, un piccolo eroe-volontario. Il rinoceronte Cibì, ambasciatore di CBM Italia, è impegnato in tutti i Paesi più poveri del mondo perché la vita di migliaia di bambini con disabilità possa colorarsi di speranza, possa sorridere e diventare migliore. Cibì accompagna con il gioco i giovanissimi studenti tra illusioni ottiche, laboratori sensoriali, rebus, indovinelli ed esperimenti per rivelare quanto sia appagante lavorare insieme, quanta ricchezza portano con sé la diversità e il confronto, quanto sia affascinante aprirsi a nuove culture e tradizioni, quanto sia importante prendersi cura dei propri occhi. I piccoli alunni iniziano il loro viaggio affiancando Cibì. L’insegnante tiene il timone di questo percorso che si muove in una terra lontana dove i bambini incontrano altri bambini della loro età con una storia però ben diversa: sono nati con la cataratta bilaterale. Eccoli arrivare in Uganda dove vive Jessy, che per sei anni non ha potuto giocare con i suoi coetanei, non ha potuto frequentare la scuola, guardare il viso di sua madre o andare a zonzo per il suo villaggio. Tutto questo fino a quando i cristallini opachi che gli velavano gli occhi sono stati sostituiti e tutto un mondo ‘nuovo di zecca’ gli è comparso davanti. Che cosa succede se tentiamo di immaginarci la realtà di una persona che soffre di cataratta? Questo è il momento dell’esperienza: cercare attraverso il gioco di vivere, di capire, di sperimentare che cos’è la cataratta. I bambini cominciano a ritagliare delle sagome di occhiali di cartoncino colorato, poi incollano uno dopo l’altro degli strati garza in corrispondenza delle lenti. Strato dopo strato i visi dei compagni cominciano a confondersi, non è più così semplice attraversare gli spazi da un punto all’altro senza urtarsi o inciampare, leggere la lavagna è praticamente impossibile. Basta una manciata di minuti perché tutti diventino euforici e insofferenti allo stesso tempo perché nessuno sa bene come reagire a questa nuova condizione. Ci si sente smarriti per la perdita di orientamento ed eccitati per il batticuore improvviso. Le sensazioni sono tante, ma alla fine sai che si tratta di una situazione temporanea, reversibile: un gioco non dura per sempre, dura il tempo necessario perché si possa avere l’esperienza, seppur molto limitata, della vita di un altro bambino. Quando alla fine tutti insieme rimuovono gli strati di garza, l’atto stesso del vedere sembra nuovo, una scoperta vera e propria.

per citare questo articolo

Valentina Simioli:

Giocare è fare esperienza della vita senza paura,

n. 6 - Il gioco,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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La finalità del gioco è quella del puro divertimento: si gioca con l’obiettivo di trascorrere del tempo in modo piacevole. Le origini del gioco sono antichissime e coincidono con la comparsa dell’Uomo sulla Terra.