Nei racconti dei bambini, nei disegni, nelle vignette colorate, quando si parla del loro fratello disabile spesso traspare una grande tenerezza in riferimento al loro mondo interno. Il gioco rappresenta un canale fondamentale per trovare quindi un punto d’incontro fra i vari mondi che così possono incontrarsi in maniera più semplice e profonda. Molto spesso in Fondazione ci capita di osservare delle condotte ludiche nella fratria, impoverite o rese scarne da quella difficoltà a trovare una via di accesso al divertimento condiviso ed alla complicità che tanto viene richiesta ed anelata implicitamente dai bambini. I bisogni delle bambine e dei bambini che crescono al fianco di un fratello o una sorella con disabilità visive sono ancora più centrati sul vedersi riconosciuti nelle proprie peculiarità e aspettative. La condivisione di una realtà familiare che pone inevitabilmente al centro delle risorse di tutti gli adulti coinvolti e la necessità di far fronte alle difficoltà che la disabilità porta, rende il gioco il momento più significativo per ristabilire la giusta cura ed il meritato soddisfacimento dei propri desideri di condivisione familiare. L’esplorazione delle emozioni provate da ciascun fratello nello scambio ludico e cioè nel passare un gioco al proprio fratellino con disabilità, nel fargli ascoltare l’ultima sigla del cartone animato preferito, nel trovare una soluzione all’incastro di Lego, nel pigiare un pulsante e azionare una macchinina telecomandata, spesso non sono così scontate e non avvengono in maniera così fluida. Un giusto sostegno psicologico serve a far in modo che il gioco all’interno della fratria sia libero da quelle ansie e quei timori che circolano nella mente dei fratelli e che il più delle volte i genitori non sono pronti ad allontanare perché loro stessi non riscoprono la dimensione del gioco. In particolare, nelle relazioni fraterne la condivisione del gioco si caratterizza soprattutto con la condivisione della fantasia. Nel caso di bambini con disabilità visiva la fantasia risulta una carta vincente per superare le diversità dei due mondi che si incontrano e permetterne la costruzione di uno, unico, che possa essere percorso da tutti e ricco di sintonia. Il ruolo dei genitori diviene fondamentale e i loro atteggiamenti non dovrebbero esser né pigri né troppo direttivi. Mamma e papà possono diventare dei buoni compagni di gioco partecipando ai momenti ludici dei propri figli cercando di conformarsi quindi a un’idea, a una proposta creativa che renda protagonisti i bambini e faccia venire a contatto loro con il mondo espressivo interiore dei piccoli. Anche la scelta dei giocattoli rappresenta un momento in cui si delineano i ruoli degli adulti e dei fratelli, la selezione dei giocattoli e soprattutto la creazione condivisa di questi ultimi porta i bambini a migliorare e sviluppare abilità particolari. Per esempio, i timbrini tattili, il domino sensoriale, i giochi da bendato, i suoni di maracas costruite con il riso e tanto altro ancora, stimolano e prolungano il gioco, creando una gara a chi diviene più creativo e riesce a inventare il gioco più accattivante. L’esperienza dei laboratori fratria in Fondazione si propone proprio l’obiettivo di creare nuovi modelli ludici, di facilitare il gioco condiviso e rendere così le relazioni intra-familiari più fluide e basate sulla complicità che rappresenta il mezzo per ritrovare il divertimento. Divertirsi nel suo significato semantico vuol dire proprio sollievo dell’animo dalle preoccupazioni, svago e soprattutto giocare ed è bene che tutti in famiglia ritrovino tale dimensione.
