le caratteristiche individuali e il contesto socio-ambientale contribuiscano in modo integrato alla percezione di disagio e di disabilità. In tal senso lo sport si può porre come un importante fattore di inclusione e facilitazione, svolgendo un ruolo fondamentale nel valorizzare la persona. Attraverso lo sport è possibile infatti il recupero e il mantenimento mirato delle potenzialità individuali esistenti e delle abilità e risorse. Tali abilità non sono solo “residue”, ma anche “latenti e inespresse” a causa del fatto che spesso l’individuo non sa di possederle e quindi non le utilizza. L’attività fisica è utile inoltre per sviluppare le capacità cognitive, ossia il modo di affrontare i problemi e la capacità di diventare consapevoli del proprio corpo e del modo di muoversi. Può aiutare ad affrontare situazioni nuove, a convivere con emozioni negative, a sfruttare l’energia di quelle positive, a scoprire il piacere procurato dal contatto con la natura e dalla relazione positiva con le altre persone. Può costituire un motivo di emancipazione e crescita, attraverso il confronto con gli altri, la verifica, la percezione immediata della propria efficienza e l’affinamento delle capacità auto-regolative. Lo sport è inoltre un mezzo per migliorare la qualità di vita attraverso un potenziamento dell’autostima, dell’autoefficacia e della resilienza. Migliorando la forma fisica, si ottengono inoltre cambiamenti a livello dell’immagine corporea, importante componente di benessere. L’attività sportiva, se di tipo agonistico, permette di sviluppare l’autodisciplina finalizzata ad un obiettivo, di accettare la sconfitta e tollerare gli insuccessi, di acquisire maggiore autonomia e socializzazione. La partecipazione simultanea delle molteplici esperienze motorie e sensoriali, ma anche cognitive ed emozionali, consente inoltre all’individuo la possibilità di scoprire o ritrovare valori, motivazioni, scopi, mete. Risulta quindi importante da una parte, il potenziamento delle strutture in grado di svolgere attività sportiva adattata, e dall’altra sostenere le famiglie nel difficile compito di integrazione, trovando le giuste strategie di informazione, coinvolgimento e avviamento alle attività. Ogni persona con disabilità può avvicinarsi allo sport, se correttamente supportata. Tale supporto deve essere personalizzato, al fine di rendere più efficace l’attività e prevenire e gestire eventuali difficoltà. È infatti importante una conoscenza, dal punto di vista psicologico degli effetti collaterali di un’attività sportiva mal proposta o non adattata: occorre un contesto adeguato, un ambiente favorevole e rassicurante, nel quale gli stimoli siano adeguati alla condizione fisica del partecipante. Solo così è possibile creare i presupposti per motivare, evitando fallimenti o disillusioni. Nella progettazione di tale attività è importante un’attenta valutazione di ogni singolo allievo per impostare programmi il più possibile personalizzati, per durata e tipologia, e obiettivi che tengano in considerazione l’età, il tipo e gravità della disabilità, precedenti esperienze sportive, caratteristiche psicologiche, ma soprattutto le motivazione e aspettative. Infatti risulta fondamentale aiutare l’allievo che si avvicina allo sport dopo un trauma a tarare di volta in volta gli obiettivi sportivi in funzione delle proprie possibilità, stimolando sempre verso nuove sfide. Quando possibile, risulta poi estremamente importante favorire contesti di inclusione dove possano essere coinvolti nell’attività sportiva non solo persone con disabilità, ma per esempio, anche i compagni di classe. Attività all’aria aperta, come per esempio gli sport invernali, favoriscono sicuramente tale integrazione oltre a creare stimoli forniti dal contesto ambientale variabile.
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L’inclusione è uno degli obiettivi della Fondazione Sinapsi, che non vuole confondersi con l’iperprotezione, ma che vuole significare discriminazione per nessuno, dignità per tutti, insieme alla possibilità di accedere ad esperienze di piacere e benessere.